A Transpotec Paolo Uggè, presidente di UNATRAS e FAI, richiama il peso dell’autotrasporto per l’economia e denuncia l’assenza di risposte del Governo.
L’autotrasporto torna al centro del dibattito economico e istituzionale con l’intervento di Paolo Uggè, presidente di UNATRAS e FAI, all’apertura di Transpotec Logitec a Milano. Nel suo intervento, Uggè ha descritto un comparto che continua a chiedere ascolto su temi ritenuti decisivi per la tenuta della filiera produttiva, a partire dal costo del carburante e dal quadro fiscale applicato alle imprese. Il presidente di UNATRAS ha insistito sul fatto che trasporti e logistica restano una funzione essenziale per la competitività del Paese sui mercati internazionali, ma ha lamentato una distanza crescente tra il settore e le istituzioni. «Il tema vero è la difficoltà di far comprendere alcuni aspetti fondamentali: l’importanza della funzione dei trasporti e della logistica per un sistema produttivo che voglia essere competitivo a livello internazionale», ha detto. Poi il richiamo, netto, al mancato ascolto del comparto: «Continuiamo a confrontarci e a cercare soluzioni, ma troppo spesso non veniamo ascoltati». In questo quadro, l’autotrasporto viene indicato come un nodo strutturale dell’economia nazionale, non come una questione circoscritta agli operatori della categoria.
Il nodo del gasolio e delle compensazioni
Nel merito, Uggè ha contestato la scelta del Governo di eliminare per le imprese del trasporto merci la compensazione sull’accisa del gasolio, ricordando che si tratta di un meccanismo applicato dal 2004 in attuazione di una direttiva europea. Secondo il presidente di UNATRAS, quella misura consentiva alle imprese di compensare inizialmente circa 20 centesimi al litro, arrivati oggi quasi a 27, attenuando il peso del costo del carburante sull’attività di trasporto e, di riflesso, sull’intero sistema economico. «Non si trattava di un favore, ma dell’attuazione di una norma comunitaria», ha osservato, sostenendo che oggi quelle risorse verrebbero di fatto utilizzate per finanziare una riduzione generalizzata del prezzo alla pompa. Da qui l’accusa di un intervento poco trasparente e, soprattutto, di un silenzio politico che il settore considera ingiustificato. Uggè ha aggiunto che non si tratta di accogliere integralmente tutte le richieste degli autotrasportatori, ma di aprire un confronto serio sulle condizioni necessarie a sostenere non solo l’autotrasporto, bensì l’intera economia italiana.
Il rischio fermo e l’impatto sul sistema produttivo
La parte più dura dell’intervento ha riguardato le possibili conseguenze di una mancata risposta. Uggè ha ricordato che la logistica, citando Lorenzo Necci, è «economia liquida» e ha ribadito il principio che sintetizza l’allarme del comparto: «Se si ferma il trasporto, si ferma il Paese». Secondo il presidente di UNATRAS, molte imprese non riescono più a sostenere l’attuale situazione e potrebbero scegliere di lasciare fermi i mezzi, con ricadute economiche e sociali estese ben oltre il perimetro dell’autotrasporto. Il rischio blocco, ha spiegato, resta quindi concreto se non arriveranno segnali chiari da parte dell’esecutivo. Uggè ha riferito di aver scritto anche al ministro Piantedosi per segnalare le possibili conseguenze di un fermo e per indicare alcune soluzioni. La conclusione è una richiesta politica esplicita: «Noi ci siamo. Chi finora non c’è stato, al di là delle parole, è il Governo». Per Uggè, solo un’assunzione di responsabilità può garantire al Paese un sistema logistico e dei trasporti capace di mantenere e rafforzare la competitività dell’economia nazionale.



