BCG e ACI Europe segnalano per gli aeroporti europei ricavi unitari più deboli, costi in aumento e maggiori investimenti.
BCG e ACI Europe segnalano per gli aeroporti europei ricavi unitari più deboli, costi in aumento e maggiori investimenti.

Aeroporti europei, BCG: fino a 75 miliardi di EBITDA a rischio nei prossimi 20 anni

15 Aprile 2026
2 mins read

Per BCG, gli aeroporti europei entrano in una fase di margini più deboli, costi in aumento e investimenti più onerosi, con un passaggio dalla crescita dei volumi alla creazione di valore per passeggero

Gli aeroporti europei tornano a riempirsi dopo la crisi pandemica, ma la ripresa del traffico non coincide più automaticamente con una maggiore redditività. È questo il quadro delineato dallo studio realizzato da BCG con ACI Europe su oltre 50 scali del continente, secondo cui il settore è entrato in una fase diversa da quella che aveva preceduto il 2020. Allora il traffico passeggeri cresceva in media di circa il 5% l’anno, sostenuto soprattutto dall’espansione dei vettori low cost, e i gestori riuscivano a mantenere margini EBITDA intorno al 45%. Ora, invece, la crescita attesa rallenta al 2%-2,5% fino al 2043, mentre aumentano le pressioni strutturali che comprimono ricavi e profittabilità. In questo scenario, osserva Gabriele Ferri, Managing Director e Partner di BCG, “Il sistema aeroportuale europeo resta un pilastro fondamentale per la crescita economica e la connettività del continente. Tuttavia, l’aumento del traffico non si traduce più automaticamente in creazione di valore”.

Ricavi in calo e costi in aumento

Il report individua quattro fattori di pressione. Il primo riguarda la dinamica del traffico, destinata a rallentare anche per effetto di politiche di sostenibilità più stringenti, maggiori costi per le compagnie aeree e competizione più intensa. Il secondo è la riduzione dei ricavi per passeggero: i proventi aeronautici sono scesi, in termini reali, da 18 euro nel 2015 a 14 euro nel 2023 e potrebbero scendere a circa 11 euro entro il 2043. Anche i ricavi non aeronautici, come retail, ristorazione, parcheggi e pubblicità, risultano sotto pressione, in parte per modelli commerciali non sempre aggiornati rispetto ai cambiamenti della domanda. A questo si aggiunge l’aumento dei costi operativi, che cresce a un ritmo superiore all’inflazione per effetto soprattutto del lavoro, dell’energia e dei materiali. La carenza di personale specializzato, inoltre, potrebbe portare il costo del lavoro a circa 15 euro per passeggero entro il 2043.

Capacità, investimenti e nuove leve di valore

Il quarto elemento riguarda la capacità infrastrutturale. Entro il 2030 il traffico passeggeri è previsto in aumento di circa 940 milioni rispetto al 2015, mentre la capacità crescerà di circa 350 milioni, ampliando il divario tra domanda e offerta. In parallelo, il CapEx per passeggero incrementale dovrebbe salire da circa 160 euro nel 2025 a circa 220 euro entro il 2043. Secondo BCG, l’effetto combinato di queste dinamiche può mettere a rischio tra 45 e 75 miliardi di euro di EBITDA cumulato nei prossimi due decenni, con un possibile calo dei margini fino a 10 punti percentuali. Gli operatori stanno reagendo puntando su digitalizzazione e intelligenza artificiale, riequilibrio del mix di traffico e crescita dei ricavi non aeronautici. Ferri sottolinea che “gli aeroporti stanno già reagendo, ponendo crescente attenzione al valore per il passeggero e accelerando sulla trasformazione digitale”. Ma, secondo lo studio, per rafforzare la creazione di valore servirà anche una maggiore cooperazione tra aeroporti, compagnie aeree, investitori, regolatori e istituzioni pubbliche.

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