Amati, Drive Line Service: cinquant’anni di crescita e lo sguardo sempre avanti

25 Settembre 2026
5 mins read
La famiglia Amati

Intervista ad Alessia Amati, CFO Drive Line Service

Ci sono dettagli che raccontano Carlo Amati più di qualsiasi bilancio: se in officina c’è una vite fuori posto, lui la vede; se il pavimento non è perfetto, se ne accorge. A 72 anni continua ad arrivare ogni mattina nella sua azienda con lo stesso spirito di quando, appena quattordicenne, decise che nella vita avrebbe fatto il meccanico. A distanza di qualche decennio quella passione è diventata la Drive Line Service S.p.A., una delle più importanti realtà italiane nell’assistenza manutenzione e revisione dei complessivi meccanici dei veicoli: 120 dipendenti distribuiti sul territorio laziale e una cultura del lavoro che oggi la figlia Alessia, classe 1978, custodisce e porta avanti accanto al padre. “Sono cresciuta a pane e gasolio”, chiarisce l’imprenditrice, schiudendo la porta dei ricordi su una vita trascorsa dentro all’officina, a fianco di un uomo che ha trasformato un’inclinazione in un’impresa, e che oggi la vede entusiasta nel raccoglierne l’eredità, condividendone carattere, valori e visione. “Mio padre – chiarisce Alessia Amati – non si è formato sui libri: ha imparato il mestiere osservando, provando, sbagliando e ricominciando. E arrivando a maturare, da solo, giorno dopo giorno, bullone dopo bullone, una conoscenza completa di ogni componente, ogni ingranaggio, ogni lavorazione”. 

IL RICONOSCIMENTO DELL’IMPEGNO DI UNA VITA

“Se mio padre iniziava la sua attività a Nettuno, in un piccolo locale, oggi lavoriamo all’interno di una struttura di oltre 40 mila metri quadrati – spiega Alessia -, con circa 120 dipendenti distribuiti tra la sede principale e numerosi presìdi operativi dislocati in tutto il Lazio, soprattutto nei depositi Cotral e Atac. Siamo stati protagonisti di una crescita costante, accompagnata dall’evoluzione delle tecnologie e delle competenze, ma che non ci ha mai visto perdere quella dimensione umana che continua a rappresentare il nostro tratto distintivo”. Ed è proprio il radicamento alla città di quasi 50.000 abitanti adagiata sul litorale tra Roma e Latina ad essere stato celebrato a giugno, in occasione della festa per i cinquant’anni di attività. Durante l’evento, che ha riunito nella sede dell’azienda oltre duecentocinquanta persone, il Comune di Nettuno, nella persona del Sindaco Nicola Burrini, ha conferito a Carlo un riconoscimento come imprenditore simbolo del territorio. “È un gesto che trascende la targa consegnata e che valorizza una scelta di cui andiamo fieri: in mezzo secolo avremmo potuto trasferirci in sedi logisticamente più vantaggiose, magari vicino al Grande Raccordo Anulare o alle principali arterie autostradali, beneficiando – perché no – anche di importanti agevolazioni fiscali. E invece siamo rimasti esattamente dove Carlo aveva messo la prima volta le mani su un motore”. Oggi decine di famiglie della comunità vivono grazie a questa realtà imprenditoriale e il riconoscimento ricevuto dal Comune assume proprio questo significato: non celebra soltanto un anniversario, ma il valore sociale di un’impresa che ha deciso di crescere insieme alla cittadinanza.

UNA MISSIONE: ANTICIPARE IL CAMBIAMENTO

La storia dell’azienda, però, non parla soltanto di fedeltà alle proprie radici, essendo stata anche scandita da una tensione continua verso l’anticipazione del cambiamento. “Carlo è una persona che vede le opportunità prima degli altri – chiarisce Alessia Amati -: è successo oltre vent’anni fa, quando il concetto di full service era ancora poco diffuso e lui intuì che il futuro della manutenzione sarebbe passato dalla gestione completa delle flotte. La stessa lungimiranza si è manifestata recentemente con Solaris. “È stata una scommessa: nessuno poteva immaginare come sarebbe andata”. Se il costruttore polacco non avesse ottenuto gli appalti, l’azienda avrebbe corso rischi enormi, e invece quella decisione si rivela vincente. Arrivano i fondi europei destinati al rinnovo delle flotte del trasporto pubblico e Solaris si aggiudica nel Lazio alcune gare significative: viene affidata la gestione full service di oltre 700 autobus Cotral – l’azienda di trasporto pubblico regionale – distribuiti in 37 depositi e, successivamente, di altri 400 autobus con le insegne Atac, il gestore del trasporto pubblico di Roma, primo operatore italiano della mobilità urbana. Un salto dimensionale che cambia definitivamente il profilo dell’azienda, trasformandola in un punto di riferimento nazionale per la manutenzione dei mezzi destinati al trasporto pubblico. Ma che non completa definitivamente il portafoglio di DLS. “L’ultimo tassello – precisa infatti l’imprenditrice – si è aggiunto nel maggio 2025, quando siamo diventati officina autorizzata MAN Truck & Bus: avvertivamo l’esigenza di ampliare ulteriormente il nostro raggio d’azione e di affiancare al mondo degli autobus un brand che avesse una gamma completa di veicoli industriali pesanti e leggeri, e con un marchio solido e in espansione come MAN siamo certi di avere fatto la scelta corretta”. Un approccio chiaro e coerente quello dell’azienda: diversificare, investire e prepararsi costantemente allo scenario successivo. “Oggi la nostra struttura assomiglia quasi a quella di un grande concessionario, pur conservando l’identità di un’officina indipendente: carrozzeria, impiantistica, revisione di cambi , motori e differenziali, lavorazioni sulla catena cinematica, attività nel settore ferroviario e nei mezzi d’opera: ogni reparto è specializzato e guidato da responsabili dedicati. Da noi facciamo tutto” sintetizza Alessia con un pizzico di orgoglio. 

RISORSE UMANE AL CENTRO

Eppure, se c’è una sfida che oggi preoccupa la famiglia Amati più di ogni altra, questa non riguarda né il mercato né la concorrenza. Riguarda le persone: l’introduzione di nuove tecnologie, l’elettrificazione e l’intelligenza artificiale rappresentano opportunità da cogliere, ma aprono anche interrogativi sul futuro delle professionalità tecniche. Alessia non si schiera contro l’innovazione, al contrario, l’azienda ha costruito il proprio successo grazie anche ad un costante aggiornamento tecnologico. Tuttavia Alessia Amati invita a riflettere su un aspetto che spesso rimane sullo sfondo del dibattito. “Parliamo di sostenibilità, di veicoli elettrici e di nuove tecnologie, ma chi pensa ai meccanici? Chi pensa a tutte quelle persone che hanno costruito la propria professionalità sulla manutenzione dei motori tradizionali? Dietro ogni trasformazione c’è un indotto enorme che rischia di essere dimenticato”. “Ma non esiste un problema di carenza di figure professionali?”, chiediamo. “Sì, esiste – risponde Alessia – ma la soluzione non è quella di azzerare la componente umana, di perdere quell’esperienza e quella preparazione che sole possono fare la differenza nel nostro lavoro. È vero, le scuole professionali faticano a preparare figure realmente spendibili nel mondo del lavoro e, allo stesso tempo, troppo spesso si continua a considerare i mestieri tecnici come una scelta di secondo piano rispetto ai percorsi universitari. Il risultato è che oggi mancano meccanici, carrozzieri, elettrauti, che per contro sono ruoli sempre più richiesti. È assurdo, anche perché l’inquadramento economico di queste professionalità, proprio in conseguenza della loro scarsità, sarà sempre più interessante”. Sul tema la Drive Line Service fa quel che può, e anche di più, investendo ogni anno in formazione, costruendo percorsi personalizzati per ciascun dipendente e organizzando esperienze all’estero. Un impegno significativo che non sempre viene ripagato, perché capita spesso che chi è stato formato scelga poi altre strade. È uno dei paradossi con cui oggi convivono molte imprese italiane: spendere tempo e risorse per creare competenze senza avere la certezza di poterle trattenere. 

SEMPRE CON GLI OCCHI ALLO STEP SUCCESSIVO

Un nodo da sciogliere dunque, come molti ne sono stati dipanati negli ultimi cinquant’anni, con quello sguardo sempre puntato verso la sfida successiva che Carlo e Alessia non hanno nessuna intenzione di abbassare. “Tranne i giorni segnati in rosso sul calendario, noi siamo sempre aperti. Per mio padre l’azienda è sempre stata il primo figlio e il suo esempio ci ha portato a dare la priorità ai clienti che contano su di noi”. Ci confida: “Abbiamo lo stesso carattere: litighiamo, discutiamo, poi chiudiamo la porta dell’ufficio, ognuno nel proprio, e la soluzione arriva”. È il modo in cui da sempre funziona un’impresa familiare, quando il lavoro non è soltanto un mestiere, ma un valore che costituisce una parte irrinunciabile della propria identità.

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