Per ANAV le autostazioni restano un nodo decisivo della mobilità collettiva: servono nuove infrastrutture, riqualificazione degli hub esistenti e maggior integrazione tra i diversi sistemi di trasporto.
Le autostazioni tornano al centro del confronto sulla mobilità collettiva, con ANAV che sollecita un intervento rapido per realizzare nuovi hub e ammodernare quelli già esistenti. Il tema è stato rilanciato a Roma dal presidente dell’associazione, Nicola Biscotti, al termine di una tavola rotonda organizzata da FlixBus e dedicata ai fattori ritenuti decisivi per l’evoluzione del trasporto passeggeri. Secondo ANAV, l’adeguamento delle infrastrutture è necessario per rispondere in modo più efficace alle esigenze dei viaggiatori, migliorare l’accessibilità dei servizi e favorire l’integrazione tra trasporto locale, regionale e collegamenti di media e lunga percorrenza. Nel quadro delineato dall’associazione, le autostazioni sono considerate un passaggio essenziale per rendere più efficiente la mobilità collettiva e per rafforzare l’intermodalità, ancora poco sviluppata in molte aree del Paese. Biscotti ha sottolineato che «Le autostazioni rappresentano un asset fondamentale per lo sviluppo del sistema di mobilità collettiva del Paese».

Il ritardo infrastrutturale rispetto all’Europa
ANAV richiama i risultati di una propria indagine presentata nei giorni scorsi a Milano, nell’ambito di NME, la fiera internazionale della mobilità, da cui emerge un ritardo significativo dell’Italia sul fronte delle infrastrutture e dell’intermodalità rispetto ad altri Paesi europei. L’associazione osserva che la crescita del trasporto di linea su medie e lunghe distanze nell’ultimo decennio non è stata accompagnata da investimenti adeguati in strutture dedicate. In diverse zone del Paese le autostazioni risultano assenti; dove invece sono presenti, i servizi disponibili vengono spesso ritenuti non adeguati alla domanda. Per ANAV, il divario con altre modalità di trasporto, in particolare treno e aereo, resta ampio. Nelle parole di Biscotti, «La crescita esponenziale registrata negli ultimi dieci anni dal trasporto di linea su medie e lunghe distanze non è stata accompagnata da un adeguato piano di investimenti in infrastrutture dedicate». È su questo punto che l’associazione concentra la richiesta di un piano capace di sostenere la mobilità collettiva con strutture più moderne, funzionali e integrate.
La richiesta al Governo e il modello Tibus
A sostegno di questa impostazione, ANAV indica l’autostazione Tibus di Roma come esempio di organizzazione efficace, sia sul piano intramodale sia su quello intermodale. La struttura, visitata in occasione dell’incontro nella capitale, viene descritta come un modello in grado di offrire qualità ed efficienza a circa 9 milioni di passeggeri l’anno. Biscotti l’ha definita «un esempio virtuoso di organizzazione intramodale e intermodale della modalità collettiva», aggiungendo che si tratta di «Un esempio da replicare su più ampia scala». Da qui la richiesta rivolta al Governo: secondo la stima dell’associazione, in Italia mancano almeno 30 autostazioni e sarebbero necessari investimenti per 300 milioni di euro per costruire nuovi hub, dotati di servizi adeguati, accessibili a ogni tipologia di utenza, meglio inseriti nel territorio e sicuri per i passeggeri in transito. Per ANAV, il rafforzamento delle autostazioni resta dunque una leva centrale per consolidare la mobilità collettiva e migliorarne la qualità complessiva.


