ANITA rilancia il progetto “Welfare on the Road” di Confindustria, che propone dieci misure volontarie per rafforzare il rapporto tra industria, logistica e autotrasporto e migliorare le condizioni operative degli autisti.

ANITA e Confindustria, Welfare on the Road per logistica e autotrasporto

11 Giugno 2026
2 mins read

La logistica e autotrasporto entrano al centro di Welfare on the Road, il progetto sostenuto da Confindustria con la collaborazione di ANITA per rafforzare la filiera e il ruolo degli autisti.

La logistica e autotrasporto sono il perno di Welfare on the Road, il progetto promosso da Confindustria e rilanciato da ANITA con una circolare indirizzata alle sezioni territoriali aderenti e alle imprese direttamente aderenti. L’iniziativa si propone uno strumento per favorire una più stretta integrazione tra industria, logistica e trasporto merci, indicando dieci misure di welfare e organizzazione che le imprese manifatturiere possono adottare su base volontaria. L’obiettivo è duplice: da una parte valorizzare il ruolo degli autisti, dall’altra migliorare l’efficienza delle operazioni di trasporto e la competitività dell’intera filiera produttiva. Nella ricostruzione fornita da ANITA, il progetto nasce all’interno del Gruppo Tecnico Logistica e Trasporti presieduto da Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria, con la collaborazione dell’associazione, definita parte attiva del gruppo anche attraverso la presenza costante del presidente Riccardo Morelli. È un passaggio centrale, perché colloca ANITA non come soggetto esterno, ma come interlocutore coinvolto nella costruzione stessa dell’iniziativa e nel rafforzamento del rapporto tra industria, logistica e trasporto merci.

Le misure e il ruolo di ANITA

Nel dettaglio, Welfare on the Road viene presentato come un progetto per una nuova cultura di logistica e autotrasporto, orientato a una filiera più efficiente, sostenibile e responsabile. La circolare di ANITA sottolinea che questa impostazione serve non solo a ridurre costi e tempi, ma anche a migliorare la qualità del servizio, minimizzare gli sprechi e contribuire alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Le dieci misure indicate seguono una linea molto concreta: accesso ai servizi igienici e alle docce aziendali dove presenti; utilizzo delle mense o delle aree ristoro; riduzione dei tempi di attesa nelle operazioni di carico e scarico; rafforzamento della sicurezza durante le operazioni e durante la permanenza negli stabilimenti; ampliamento delle fasce orarie di accesso ai punti di carico e scarico; strumenti digitali per governare meglio i flussi logistici; attività formative rivolte al personale aziendale; iniziative di valorizzazione del ruolo degli autotrasportatori; azioni di sensibilizzazione sull’importanza strategica del settore; individuazione di un referente aziendale per il monitoraggio delle misure adottate. ANITA, nella parte conclusiva del testo, invita inoltre a far conoscere il manifesto ai clienti per favorirne l’adesione, rimarcando così anche una funzione di diffusione presso le imprese della filiera.

Una filiera da rendere più attrattiva

Il punto politico e industriale dell’iniziativa sta nella lettura che Confindustria e ANITA danno del settore: logistica e autotrasporto vengono descritti come fattori determinanti per la competitività del sistema produttivo italiano, mentre al centro viene posto il ruolo degli autisti, considerati essenziali per garantire la continuità degli approvvigionamenti e il corretto funzionamento delle attività produttive. Da qui l’invito alle imprese manifatturiere a valutare l’adesione volontaria al manifesto, adottando misure capaci di migliorare le condizioni operative, la sicurezza, il comfort e la qualità della vita degli autisti. Nella circolare compare anche uno dei passaggi che meglio sintetizzano il senso dell’iniziativa: costruire “una filiera trasportistica più equa e responsabile” e rendere più attrattiva la professione del conducente. In questo quadro, la presenza di ANITA assume un rilievo preciso: l’associazione non viene soltanto richiamata per attestare un sostegno formale, ma come soggetto che accompagna e promuove un progetto pensato per incidere sul rapporto tra industria e trasporto merci, con effetti attesi su organizzazione, efficienza e riconoscimento del lavoro degli autotrasportatori.

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