Sciopero dell’autotrasporto in Sicilia fino al 18 aprile: stop nei porti, protesta contro caro gasolio e costi logistici.
Sciopero dell’autotrasporto in Sicilia fino al 18 aprile: stop nei porti, protesta contro caro gasolio e costi logistici.

Autotrasporto in Sicilia, cinque giorni di sciopero contro il caro gasolio

14 Aprile 2026
1 min read

La protesta dell’autotrasporto in Sicilia, promossa dal Comitato Trasportatori Siciliani, ferma fino al 18 aprile una parte della logistica dell’Isola, con ricadute su porti, traghetti e distribuzione delle merci

L’autotrasporto in Sicilia si è fermato dalla mezzanotte di oggi per una protesta destinata a durare fino al 18 aprile. Il blocco, annunciato dal Comitato Trasportatori Siciliani, riguarda una parte decisiva della catena logistica regionale e colpisce in modo particolare le attività nei porti commerciali. Lo stop interessa infatti le operazioni di carico e scarico dei semirimorchi dalle navi, con effetti immediati sul trasporto intermodale. Secondo gli organizzatori, avrebbe aderito circa il 90% delle imprese del comparto. Non sono stati previsti blocchi stradali o presidi, ma la mobilitazione punta comunque a interrompere i rifornimenti verso la grande distribuzione fino a quando non arriveranno segnali formali da parte del Governo. Sullo sfondo resta una difficoltà che le imprese del settore definiscono sempre meno sostenibile: l’aumento dei costi di esercizio.

Il peso del carburante e degli incentivi

Al centro della protesta per l’autotrasporto in Sicilia c’è soprattutto il rincaro del gasolio, indicato dagli operatori come uno dei fattori che più incidono sui bilanci aziendali. A questo si aggiungono i costi di gestione e le ripercussioni delle tensioni internazionali sui prezzi dell’energia e dei trasporti. Tra i nodi aperti c’è anche il programma Sea Modal Shift, rispetto al quale il Comitato Trasportatori Siciliani chiede maggiore chiarezza sia sui criteri utilizzati per il calcolo dei contributi sia sui tempi di erogazione delle risorse. Un altro punto riguarda la gestione dei fondi legati alla tassa europea ETS, che secondo gli autotrasportatori dovrebbero essere destinati al Ministero delle Infrastrutture per rafforzare gli incentivi connessi al trasporto via mare.

Porti, traghetti e timori per il 2028

Le preoccupazioni dell’autotrasporto in Sicilia guardano anche ai prossimi anni. Tra i temi sollevati c’è la possibile introduzione dell’ETS2 dal 2028, considerata un ulteriore elemento di pressione sui conti delle imprese. Incerto, inoltre, appare il futuro del Sea Modal Shift, la cui programmazione attuale si conclude nel 2027 senza indicazioni su proroghe o su una stabilizzazione della misura. A pesare sono anche i maggiori costi dei traghettamenti nello Stretto e delle tratte marittime in generale, ritenuti dagli operatori non compensati dagli interventi finora adottati. Nelle ore precedenti all’avvio del fermo si è tenuto un confronto tra rappresentanti istituzionali regionali e vertici del settore. Sul tavolo era emersa l’ipotesi di una convocazione ufficiale, subordinata però alla sospensione della protesta. Una condizione che il Comitato Trasportatori Siciliani ha respinto, confermando così l’avvio dello sciopero.

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