La carenza autisti, secondo IRU, cresce in Europa e in altri mercati chiave: pesano pensionamenti, difficoltà di reclutamento e nuove aspettative sul lavoro
La carenza autisti continua ad aggravarsi e, per una parte crescente degli operatori del trasporto stradale, è ormai il principale fattore di pressione sull’attività. Il nuovo report IRU stima in 2,9 milioni i posti vacanti per conducenti di camion in 18 mercati, pari all’11% della forza lavoro complessiva. In Europa il tasso di scopertura raggiunge il 13%, con circa 502mila posizioni non coperte. Il dato risulta superiore ai livelli del 2021 nella quasi totalità dei mercati analizzati e, secondo IRU, segnala che il fenomeno non dipende più soltanto dai cicli economici di breve periodo. A incidere sono soprattutto fattori strutturali: l’invecchiamento della forza lavoro, gli ostacoli all’ingresso nella professione, la carenza di infrastrutture adeguate e il cambiamento delle aspettative occupazionali, che rende il lungo raggio meno attrattivo per le generazioni più giovani. In Europa circa due terzi degli operatori riferiscono di aver rinunciato a nuovi contratti per mancanza di personale, mentre il 65% indica la carenza autisti come la criticità più urgente, con un peso quattro volte superiore rispetto a qualsiasi altra voce di preoccupazione.
Il peso sulle imprese più piccole
La pressione, rileva IRU, colpisce in modo particolare gli operatori del lungo raggio e le aziende di dimensioni ridotte. Le imprese con meno di 50 dipendenti registrano tassi di scopertura superiori di 6 punti percentuali rispetto ai grandi gruppi. Ancora più esposte sono le realtà con meno di dieci addetti, che rappresentano il 98% delle imprese europee del trasporto merci su strada e il 79% della forza lavoro del comparto: per queste aziende, investire in formazione, reclutamento e assunzioni internazionali è più difficile. Sullo sfondo si rafforza la questione demografica. In Europa, entro il 2030, sono attesi in uscita per pensionamento circa 660.500 autisti, mentre in Australia quasi un quarto della forza lavoro dovrebbe ritirarsi nei prossimi cinque anni. Resta inoltre molto bassa la presenza femminile: in Europa le donne rappresentano appena il 4% degli autisti di camion. Per IRU, ampliare l’accesso alla formazione, migliorare le strutture di servizio e rendere più attuale l’immagine della professione potrebbe contribuire ad allargare la base di reclutamento.
Salario non sufficiente, servono interventi coordinati
Il report segnala anche un mutamento nel modo in cui i conducenti valutano il lavoro. La retribuzione resta un elemento rilevante, ma da sola non basta più. Gli operatori descrivono un “wage wall”, un limite oltre il quale aumentare il salario non è sufficiente per attrarre o trattenere personale. Contano sempre di più la qualità della cabina e del rimorchio, la disponibilità di parcheggi sicuri, il tempo trascorso a casa, la prevedibilità dei turni e l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Umberto de Pretto, segretario generale di IRU, ha osservato: “Nonostante i significativi sforzi del settore, la carenza di autisti si è aggravata fino a diventare un problema strutturale critico per l’industria del trasporto su strada. Il reclutamento degli autisti sta incidendo direttamente sulla capacità di trasporto, sulla crescita delle imprese e sull’affidabilità delle catene di approvvigionamento”. De Pretto ha poi aggiunto: “IRU chiede un’azione coordinata da parte dei governi e dell’industria. La carenza non può essere risolta soltanto con campagne di reclutamento. Il settore deve migliorare la qualità del lavoro e rendere la guida professionale una carriera nella quale le persone possano entrare, crescere e restare”. Il rapporto richiama infine alcuni esempi di collaborazione tra operatori, associazioni e autorità pubbliche, come in Finlandia, Paesi Bassi e Türkiye, indicati come modelli utili per rafforzare i percorsi di accesso alla professione.


