Sul caro carburante cresce la pressione di FAI e Ruote Libere: nel mirino i costi del gasolio, la tenuta delle imprese e l’assenza di correttivi stabili lungo la filiera del trasporto merci.
Il caro carburante torna al centro delle preoccupazioni dell’autotrasporto italiano, stretto tra il rialzo del gasolio, la compressione dei margini e l’assenza di un adeguato trasferimento dei costi lungo la filiera. A sollevare il tema con maggiore urgenza è FAI, che parla apertamente del rischio di una sospensione dei servizi in assenza di correttivi immediati. «L’attesa nella categoria è fortissima. Se prevarranno le tesi burocratiche, le conseguenze ricadranno direttamente sul sistema produttivo. Non esiste alternativa: le imprese non reggeranno», afferma Paolo Uggè, presidente della FAI – Federazione Autotrasportatori Italiani. Il punto, per la federazione, riguarda soprattutto l’impatto che avrebbe un ulteriore aggravio sul gasolio per le imprese che hanno investito in mezzi più recenti e meno impattanti sotto il profilo ambientale. Secondo Uggè, verrebbe così compromesso il meccanismo di compensazione che negli anni ha consentito di allineare il costo del carburante ai livelli medi europei, evitando uno squilibrio competitivo per le aziende italiane.
La pressione sui costi del trasporto merci
Sul fronte delle imprese più piccole, Ruote Libere insiste su un altro aspetto del caro carburante: il prezzo del gasolio sopra i 2 euro al litro non rappresenta più una fiammata temporanea, ma una condizione ormai strutturale. In questo quadro, il problema non è solo il livello raggiunto alla pompa, ma il fatto che l’aumento del principale costo di produzione non venga assorbito dal mercato né tradotto, in misura sufficiente, nel prezzo del servizio. Cinzia Franchini osserva che «Il modello Spagna è una misura positiva che può funzionare nell’emergenza – ma se il problema diventa strutturale non si può pensare di affrontarlo solo con interventi temporanei». E ancora: «Oggi siamo probabilmente l’unico settore in cui aumenta il principale costo di produzione ma non aumenta il prezzo del servizio nella stessa misura». Il risultato, secondo l’associazione, è che il peso del caro carburante resta in gran parte sulle spalle delle imprese di autotrasporto, soprattutto quelle di minori dimensioni, già esposte a una marginalità ridotta.
Le richieste al Governo
Le due organizzazioni convergono sulla necessità di superare interventi episodici. FAI propone correttivi immediati che evitino di penalizzare le imprese più virtuose e chiede anche misure sulla liquidità, come la dilazione dei versamenti contributivi, per offrire respiro finanziario senza effetti permanenti sui conti pubblici. Ruote Libere, invece, punta su una risposta fiscale automatica oltre una certa soglia di prezzo: «Non chiediamo sconti o bonus una tantum, chiediamo misure strutturali». La richiesta è che una parte del maggior gettito generato dall’aumento di IVA e accise venga restituita alle imprese sotto forma di credito d’imposta, senza distinzioni. Sullo sfondo resta una questione più ampia: il caro carburante non riguarda solo i trasportatori, ma l’intero sistema produttivo. «Lo smart working può fermare qualche automobile, ma non ferma i camion. E senza camion, semplicemente, il Paese si ferma».


