Intervista a Claudio Bellina, fondatore di Italtrans
Ci sono innovazioni che nascono da una rivoluzione tecnologica e altre che, più semplicemente, derivano dalla capacità di osservare un problema da un punto di vista diverso. Nel mondo del trasporto, dove ogni chilometro percorso deve fare i conti con sostenibilità, costi, disponibilità di personale e complessità operative sempre maggiori, la differenza non la fa soltanto il mezzo utilizzato, ma soprattutto il modo in cui quel mezzo viene inserito dentro un sistema. È questa, da sempre, la filosofia di Claudio Bellina, fondatore di Italtrans. Un imprenditore che con la moglie Laura Bertulessi e il fratello Germano Bellina ha costruito una delle realtà più importanti della logistica italiana partendo da un camion usato e arrivando oggi alla guida di un gruppo che opera lungo tutta la filiera del trasporto e della logistica integrata. Ma dietro i numeri di un’azienda cresciuta fino a diventare un riferimento nazionale resta soprattutto un approccio: sperimentare, mettere alla prova nuove soluzioni e capire se possono realmente generare valore.
“Ho sempre guardato con interesse all’innovazione”, racconta Bellina. “Già molti anni fa avevamo lavorato su soluzioni per aumentare la capacità di trasporto, come i semirimorchi per 38 pallet, e siamo stati tra quelli che hanno creduto nel Progetto Diciotto. Abbiamo investito anche quando significava assumersi dei rischi”. Una visione che non nasce dall’interesse per la tecnologia fine a se stessa, ma dalla volontà di trovare risposte concrete ai problemi del settore. Perché, secondo Bellina, innovare significa prima di tutto chiedersi dove si può migliorare. E oggi le grandi domande del trasporto ruotano attorno a tre temi: come ridurre l’impatto ambientale, come ottimizzare ogni viaggio e come affrontare una carenza di autisti destinata a diventare sempre più critica. È dentro questo scenario che si inserisce il progetto sviluppato da Italtrans insieme a Multitrax attraverso l’introduzione del semirimorchio double deck Burgers: una soluzione che non aggiunge semplicemente spazio, ma cambia il modo di pensare il viaggio.


Due piani, una nuova idea di trasporto
La strada verso il double deck nasce dall’osservazione di ciò che già accade in altri mercati europei. Bellina racconta di essersi avvicinato a questa tipologia di soluzione osservando l’esperienza di alcune realtà del Nord Europa, dove l’utilizzo di semirimorchi ad alta capacità è già consolidato. “Ho iniziato a guardare questi mezzi e a capire dove potessero realmente avere senso anche per noi”, spiega. “Non è una soluzione per qualsiasi tipo di trasporto. Bisogna trovare il prodotto giusto, il cliente giusto e la tratta corretta”. Il concetto alla base del double deck Burgers è infatti semplice solo in apparenza: sfruttare maggiormente il volume disponibile creando due livelli di carico. Un vantaggio determinante per merci che non raggiungono rapidamente il limite di peso massimo consentito e che quindi permettono di utilizzare meglio lo spazio interno del semirimorchio. Non si tratta, quindi, di trasportare semplicemente di più: si tratta di trasportare meglio. La collaborazione con Multitrax nasce proprio dalla ricerca di una soluzione concreta da testare sulle esigenze reali di Italtrans. Così, dopo una prima fase di prova attraverso il noleggio, l’azienda bergamasca ha deciso di investire nel primo semirimorchio Burgers, inserendolo nei flussi logistici gestiti per Esselunga. Un banco di prova ideale, perché alcune tratte di trasferimento tra poli logistici consentono di valorizzare pienamente le caratteristiche del mezzo.
“In Esselunga abbiamo trovato grande collaborazione”, sottolinea Bellina. “Questo è fondamentale, perché certe innovazioni funzionano soltanto se tutta la filiera decide di lavorare nella stessa direzione”. Il double deck è oggi già impegnato in alcuni collegamenti Esselunga, con una prima applicazione sulla tratta Milano-Firenze: l’obiettivo di estenderne l’utilizzo anche sulla tratta Milano-Roma. Ma per Bellina questo è soltanto il punto di partenza. “Ho detto ad Alberto Maggi (CEO di Multitrax, ndr) che appena ci fosse stata disponibilità di altri semirimorchi double deck, anche attraverso il noleggio o con soluzioni ricondizionate, mi sarebbe piaciuto continuare a provare”, racconta. Tra le applicazioni allo studio ci sono infatti collegamenti caratterizzati da lunghe percorrenze e flussi costanti, dove la maggiore capacità volumetrica può fare realmente la differenza. Ma il vero salto di mentalità, secondo Bellina, è andare oltre il singolo viaggio e iniziare a costruire nuove combinazioni logistiche: significa ragionare su flussi diversi, sfruttando ogni metro disponibile del semirimorchio e riducendo al minimo i ritorni a vuoto. “Bisogna inventarsi qualcosa”, spiega. “Ci sono tante possibilità, ma serve la collaborazione di tutti. Se il cliente guarda solo alla piccola difficoltà operativa del momento, perdiamo opportunità che domani possono creare molto più valore”.


La sostenibilità non è solo alimentazione
Parlando di futuro del trasporto, il rischio è spesso quello di ridurre il tema della sostenibilità alla sola transizione energetica. Per Bellina, invece, la questione è molto più ampia. Il camion elettrico rappresenta una strada possibile e Italtrans ha iniziato a sperimentarla già da diversi anni, ma la vera sostenibilità nasce soprattutto dall’efficienza complessiva del sistema. “Se vogliamo davvero parlare di sostenibilità dobbiamo guardare tutto il processo”, afferma. “Non basta cambiare alimentazione al veicolo. Bisogna capire come viene utilizzato”. Significa ridurre i chilometri percorsi a vuoto, aumentare il coefficiente di riempimento, pianificare meglio i viaggi e creare collaborazione tra trasportatore e committenza. Un esempio concreto arriva proprio dall’esperienza maturata da Italtrans con i veicoli elettrici. Grazie alla collaborazione tra Italtrans e i propri clienti è stato costruito un ciclo logistico che consente a un camion elettrico di percorrere circa 800 km al giorno riducendo al minimo i trasferimenti senza carico e sfruttando l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici aziendali. “Questa è sostenibilità”, evidenzia Bellina. “Ma per farlo bisogna mettere insieme le esigenze di più soggetti. Da soli non si arriva al risultato”. Lo stesso principio vale per il double deck: il valore non è nel mezzo in sé, ma nel sistema che permette di sfruttarlo.
Il camionista che verrà
C’è poi un’altra emergenza che sta cambiando profondamente gli equilibri del trasporto: la disponibilità di conducenti. Una criticità che, secondo Bellina, non può essere affrontata semplicemente raccontando quanto siano diventati evoluti, tecnologici e confortevoli i camion moderni. Perché il problema non è più soltanto il mezzo. È il modo in cui il lavoro dell’autista si inserisce nella vita delle persone. “Sentiamo spesso dire che oggi i camion sono bellissimi, pieni di tecnologia e che l’autista guadagna bene. Tutto vero. Ma dobbiamo anche chiederci cosa cercano oggi i ragazzi”, osserva Bellina. Il tema, quindi, diventa costruire un nuovo equilibrio tra esigenze operative e qualità del lavoro. La figura del camionista del futuro sarà sempre meno quella del conducente lasciato solo sulla strada e sempre più quella di un professionista inserito in un’organizzazione strutturata, supportato da tecnologia, pianificazione e processi capaci di rendere il trasporto più efficiente. Un esempio arriva proprio dall’esperienza Italtrans con l’elettrico: non solo un cambio di alimentazione, ma una diversa gestione dei turni e dei flussi. “Abbiamo un autista che parte al mattino, completa il viaggio e nel primo pomeriggio torna a casa. Poi subentra un altro collega. Abbiamo costruito un sistema che funziona per l’ambiente, per l’azienda e anche per chi guida”, racconta Bellina. In questa prospettiva anche soluzioni come il double deck diventano parte della risposta, non perché sostituiscano gli autisti, ma perché permettono di utilizzare meglio le risorse disponibili: meno viaggi a parità di merce trasportata significa ridurre inefficienze e organizzare meglio il lavoro. Resta però centrale un punto: il valore della persona. Per Bellina il futuro del settore passa inevitabilmente da una maggiore qualificazione e riconoscimento del ruolo dell’autista, chiamato a gestire veicoli sempre più tecnologici e complessi.


Un sistema che deve imparare a collaborare
La vera sfida del trasporto futuro, quindi, non sarà scegliere una singola tecnologia vincente, ma imparare a combinare soluzioni diverse. Elettrico dove ha senso. Mezzi ad alta capacità dove possono creare efficienza. Digitalizzazione dove può migliorare la gestione. Ma soprattutto collaborazione. “Dobbiamo cambiare mentalità”, conclude Bellina. “Se trasportatori e clienti lavorano insieme possiamo fare molto. Se invece ognuno guarda soltanto il proprio pezzo, diventa difficile costruire qualcosa di nuovo”. Il double deck Burgers arrivato in Italtrans attraverso Multitrax racconta esattamente questo: non soltanto un semirimorchio diverso dagli altri, ma un modo differente di immaginare il trasporto.


