I dati Istat sul commercio estero indicano a giugno una crescita dell’export italiano superiore a quella dell’import. L’area Ue sostiene le vendite, con effetti rilevanti per i flussi di logistica e autotrasporto.
L’export italiano mantiene un andamento positivo a giugno 2026, con una crescita congiunturale dell’1,6%, superiore al +1,2% registrato dalle importazioni. È quanto emerge dai dati Istat sul commercio con l’estero e sui prezzi all’import, che delineano un quadro di aumento degli scambi con differenze marcate tra le diverse aree di destinazione. Rispetto a maggio, infatti, le esportazioni verso i Paesi dell’Unione europea aumentano del 6,7%, mentre quelle dirette ai mercati extra Ue arretrano del 3,6%. Su base annua, l’export italiano cresce del 9,8% in valore e del 5,1% in volume; la progressione è più consistente nell’area Ue, dove raggiunge il 15,1%, rispetto al +4,1% dei mercati extra Ue. Anche l’import aumenta: +13,2% in valore e +2,8% in volume, con una crescita più intensa degli acquisti dall’area extra Ue (+18,7%) rispetto a quella comunitaria (+9,1%). Per logistica e autotrasporto, la maggiore vivacità degli scambi intraeuropei rappresenta un elemento da osservare, soprattutto per i traffici industriali lungo le principali direttrici continentali. I dati Istat, tuttavia, non consentono di quantificare direttamente l’andamento dei volumi movimentati su strada. Nel secondo trimestre 2026, rispetto ai tre mesi precedenti, le esportazioni aumentano del 2,2% e le importazioni del 5,4%.
Germania e industria trainano l’export italiano
La crescita dell’export italiano interessa quasi tutti i principali settori produttivi. L’unica eccezione indicata dall’Istat è rappresentata dai mobili, in flessione del 2,2% rispetto a giugno 2025. Tra i comparti che forniscono il contributo maggiore figurano i metalli di base e i prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, con un aumento del 25,8%; seguono coke e prodotti petroliferi raffinati (+45,1%), mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+13,3%) e autoveicoli (+17,0%). Si tratta di filiere che incidono direttamente sull’organizzazione dei flussi industriali e, in diversa misura, sulle attività di logistica e autotrasporto. Il dato complessivo di giugno risente però anche di vendite ad alto impatto della cantieristica navale: al netto di questa componente, secondo l’Istat, l’aumento congiunturale dell’export sarebbe limitato allo 0,5%, mentre quello tendenziale si attesterebbe all’8,7%. Sul piano geografico, la Germania fornisce il contributo positivo più elevato alla crescita delle esportazioni nazionali, con un incremento del 22,9%. Seguono Paesi Bassi (+22,4%), Svizzera (+10,5%), Spagna (+9,4%) e Francia (+6,8%). Anche il risultato tedesco è condizionato dalle vendite di mezzi di navigazione marittima: escludendole, l’incremento si riduce al 5,4%. In controtendenza il Regno Unito, verso cui l’export diminuisce dell’8,5%.
Avanzo commerciale a 4,2 miliardi, calano i prezzi all’import
Nel primo semestre del 2026 l’export italiano aumenta del 4,5% su base annua, una crescita di poco superiore a quella delle importazioni, pari al 4,3%. A sostenere il risultato sono soprattutto metalli di base e prodotti in metallo (+28,9%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+23,3%) e autoveicoli (+8,3%). L’avanzo commerciale dei primi sei mesi raggiunge 24,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 22,8 miliardi dello stesso periodo del 2025. Nel solo giugno il saldo è positivo per 4,232 miliardi, contro 5,384 miliardi di un anno prima. Sul risultato pesa il deficit energetico, salito da 3,922 a 5,002 miliardi, mentre l’avanzo dei prodotti non energetici passa da 9,306 a 9,234 miliardi. Un altro indicatore di interesse per logistica e autotrasporto riguarda i prezzi all’importazione: l’Istat rileva a giugno una diminuzione dell’1,3% rispetto a maggio e una crescita del 4,9% su base annua, in rallentamento dal +6,5% registrato a maggio. La flessione mensile e la minore crescita tendenziale dipendono soprattutto dai ribassi dei prezzi di alcuni prodotti energetici, tra cui petrolio greggio e prodotti petroliferi raffinati. Nel secondo trimestre, rispetto al precedente, i prezzi all’import restano comunque in aumento del 5,0%.


