La logistica Conad finisce al centro di un’inchiesta della GdF di Napoli: contestate false fatture per 166 milioni, Iva non versata e appalti di manodopera mascherati da contratti di servizio.
La logistica Conad torna sotto osservazione giudiziaria, questa volta in Campania, dove la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito un sequestro preventivo per oltre 30 milioni di euro nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord. Gli indagati sono 29, tra persone fisiche e società attive nella grande distribuzione organizzata. Al centro dell’inchiesta c’è PAC2000A, principale consorziata del sistema Conad per dimensioni e fatturato, con riferimento specifico al centro di distribuzione di Carinaro, in provincia di Caserta. Secondo l’impostazione accusatoria, la società avrebbe fatto ricorso a 18 cooperative prive di effettiva autonomia imprenditoriale, impiegate come strutture di appoggio per reperire personale destinato alle attività di logistica e movimentazione merci. Le prestazioni sarebbero state formalmente inquadrate come appalti di servizi, ma per gli inquirenti si sarebbe trattato, nella sostanza, di somministrazione illecita di manodopera.
Il sistema contestato nella logistica Conad
La ricostruzione degli investigatori descrive un modello già emerso in altre inchieste sul comparto, fondato sull’utilizzo di cooperative-serbatoio intestate, secondo l’accusa, anche a prestanome e gestite con il supporto di consulenti fiscali. I lavoratori, pur assunti da soggetti formalmente distinti, avrebbero operato in modo stabile sotto il controllo del committente, ricevendo istruzioni operative e venendo monitorati in tempo reale attraverso sistemi informatici avanzati. È su questo punto che si concentra uno degli aspetti centrali dell’indagine: il potere direttivo, più che la veste contrattuale, sarebbe l’elemento decisivo per qualificare il rapporto. Il meccanismo avrebbe prodotto false fatture per 166 milioni di euro e un sistematico mancato versamento dell’Iva da parte delle cooperative coinvolte. Secondo l’accusa, il vantaggio economico così ottenuto sarebbe stato utilizzato per sostenere il costo del personale, mentre i lavoratori venivano trasferiti “in blocco” da una struttura all’altra, così da garantire continuità operativa nonostante l’accumulo di debiti fiscali.
Sequestri, versamenti e riflessi sul settore
Nel corso delle verifiche, PAC2000A ha regolarizzato la propria posizione per gli anni dal 2019 al 2024, versando oltre 14,4 milioni di euro di imposte, ai quali si aggiungono 6,2 milioni tra interessi e sanzioni. Questo passaggio le ha consentito di uscire dall’ambito del sequestro patrimoniale, che ha invece colpito gli altri soggetti coinvolti per circa 14,5 milioni di euro, ma non dalla contestazione della responsabilità amministrativa prevista dal d.lgs. 231 del 2001. L’inchiesta sulla logistica Conad rappresenta un nuovo segnale per il settore della distribuzione e dei servizi collegati ai magazzini: il confine tra appalto lecito e interposizione irregolare resta legato alla concreta gestione dei lavoratori. In un contesto operativo sempre più digitalizzato, nel quale ogni attività viene registrata, tracciata e verificata, anche una traccia software può diventare un elemento utile a ricostruire chi impartiva ordini, chi controllava i turni e chi, in ultima analisi, organizzava davvero il lavoro.



