Per Confimprenditori la crisi delle imprese si intreccia con l’aumento dei prezzi dell’energia, dei beni e dei servizi, mentre sul fronte di aiuti e semplificazioni restano aperte le attese del sistema produttivo.
La crisi delle imprese torna al centro del confronto pubblico nelle valutazioni espresse da Confimprenditori, che richiama l’attenzione sulle difficoltà operative e finanziarie con cui molte attività economiche stanno continuando a misurarsi. In una nota diffusa il 15 luglio, il presidente Stefano Ruvolo collega la crisi delle imprese alla crescita dei prezzi dell’energia e all’aumento di beni e servizi, indicando come ulteriore elemento di criticità l’assenza di misure considerate immediate sul versante degli aiuti e delle semplificazioni. Nel quadro descritto dall’associazione, il tema non riguarda soltanto la tenuta dei costi, ma anche la mancanza di risposte ritenute concrete e applicabili in tempi brevi da parte del sistema produttivo.
Energia, prezzi e pressione sui costi
Secondo Confimprenditori, la crisi delle imprese si sviluppa in una fase in cui i costi energetici continuano a pesare in misura crescente, mentre i rincari di beni e servizi incidono in modo ormai strutturale sull’attività quotidiana delle aziende. È in questo contesto che Ruvolo osserva: “Mentre la politica si diverte con preferenze, voto segreto, legge elettorale e franchi tiratori, i prezzi dell’energia continuano a correre, quelli di beni e servizi sono da tempo fuori controllo e, sul fronte degli aiuti e delle semplificazioni, c’è il vuoto assoluto. Non un ritardo, non una promessa rimandata: il nulla.” Nella lettura proposta da Confimprenditori, la crisi delle imprese viene quindi aggravata da un insieme di fattori concomitanti: l’aumento delle spese, la riduzione dei margini operativi, l’incertezza sulle misure di sostegno e una prospettiva che, per molte realtà, resta difficile da pianificare con sufficiente stabilità.
Le attese delle aziende e il richiamo di Confimprenditori
Il punto sollevato da Confimprenditori riguarda, in particolare, la distanza tra le esigenze delle aziende e i tempi della discussione politica. Ruvolo sottolinea infatti: “Ci auguriamo di non dover passare i prossimi mesi a giocare al ridicolo ‘indovina chi’ per scoprire chi ha tradito chi nei palazzi. Perché, intanto, fuori dai palazzi, i traditi esistono già: sono gli imprenditori che aspettavano provvedimenti concreti, immediati e applicabili, non le ennesime aspettative mancate.” E aggiunge: “Mentre la politica si perde nei giochi di palazzo e conta i franchi tiratori, le imprese chiudono. È uno spettacolo osceno, purtroppo non il primo.” In questa cornice, la crisi delle imprese viene presentata da Confimprenditori come una questione che richiede attenzione prioritaria, non solo sul piano del costo dell’energia e dell’inflazione, ma anche su quello degli strumenti normativi e amministrativi attesi dalle imprese.


