Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, ha espresso rilievi e proposte sulla riforma della governance portuale.
Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, ha espresso rilievi e proposte sulla riforma della governance portuale.

Riforma portuale, Conftrasporto-Confcommercio: coordinamento utile ma testo ancora incompleto

24 Giugno 2026
2 mins read

Per Conftrasporto-Confcommercio la riforma portuale introduce un maggiore coordinamento nazionale, ma lascia aperti nodi su governance, concessioni, concorrenza e ruolo degli operatori nei processi decisionali.

La riforma portuale approdata all’esame della commissione Trasporti della Camera viene accolta con favore solo in parte da Conftrasporto-Confcommercio, che ne riconosce l’impostazione di fondo ma segnala limiti ancora rilevanti. In audizione sul disegno di legge dedicato alla revisione della governance del sistema portuale, il presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, Pasquale Russo, ha indicato come condivisibile l’obiettivo di rafforzare il coordinamento e la strategia centrale a sostegno della competitività degli scali italiani e dell’intera filiera logistica. “L’obiettivo di un maggior coordinamento e di una strategia centrale per la competitività del sistema portuale è un principio condiviso che darebbe forza a tutta la filiera logistica”, ha affermato Russo. Accanto a questo punto, però, l’associazione rileva che la riforma portuale non appare ancora in grado di centrare pienamente il risultato atteso e rischia di fermarsi a metà del percorso, lasciando irrisolti aspetti destinati a incidere sull’operatività e sulla tenuta complessiva del quadro normativo.

I nodi su governance, concessioni e perimetro operativo

Nel merito, Conftrasporto-Confcommercio concentra l’attenzione soprattutto sul funzionamento di Porti di Italia spa, considerata uno dei passaggi più delicati della riforma portuale. Russo ha spiegato che nel confronto parlamentare sono emersi diversi profili da correggere, a partire dal possibile rischio di incompatibilità costituzionale legato all’articolo 117. A questo si aggiunge, secondo l’associazione, la necessità di verificare il pieno rispetto della normativa unionale rispetto alla concessione in house di 99 anni alla società. Sul punto, il presidente ha osservato che, per garantire una concorrenza effettivamente leale, Porti di Italia dovrebbe probabilmente oltrepassare la logica dell’attività a mercato. Restano poi margini di incertezza anche sul perimetro d’azione della società, che nella riforma portuale appare non del tutto definito, con il rischio di sovrapposizioni operative e di confusione nelle competenze. Tra gli esempi citati c’è quello dei dragaggi, ambito nel quale, secondo Conftrasporto-Confcommercio, l’impianto previsto non supera criticità considerate storiche.

Canoni, tasse e ruolo delle associazioni

Un altro punto indicato come decisivo riguarda gli effetti economici della riforma portuale sugli operatori. Conftrasporto-Confcommercio chiede che venga garantita certezza sul fatto che la minore disponibilità finanziaria delle Autorità di Sistema Portuale non si traduca in aumenti di canoni e tasse. Parallelamente, l’associazione contesta il fatto che, pur intervenendo sulla governance delle Autorità, il testo continui a lasciare fuori le rappresentanze economiche dalle decisioni che riguardano gli scali e dalle scelte strategiche nazionali. “Auspichiamo che l’iter parlamentare possa intervenire per migliorare il testo, e daremo il nostro contributo in maniera propositiva e costruttiva”, ha concluso Russo. La posizione di Conftrasporto-Confcommercio, dunque, non mette in discussione la necessità di una riforma portuale, ma chiede un intervento più compiuto, capace di chiarire competenze, salvaguardare la concorrenza e includere nel confronto i soggetti che investono e operano nel sistema.

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