Il container shipping mondiale cresce del 5,2% nei primi sei mesi del 2026. CTS segnala però flussi europei più deboli verso Subcontinente indiano e Medio Oriente e una crescita verso l’Africa subsahariana
Il container shipping mondiale ha continuato a crescere nella prima metà del 2026, nonostante le tensioni geopolitiche e l’incertezza economica. Secondo Container Trades Statistics (CTS), tra gennaio e giugno sono stati movimentati complessivamente 98,4 milioni di TEU, il 5,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e il 9,8% sopra il primo semestre 2024. Il dato significa che, in un anno, il mercato ha aggiunto quasi 5 milioni di TEU. A giugno i volumi sono diminuiti dell’1,7% rispetto a maggio, ma il confronto mensile risente del diverso numero di giorni: giugno ne conta 30, maggio 31. Considerando la media giornaliera, il traffico è infatti salito da circa 561 mila a 570 mila TEU. Parallelamente sono aumentati anche i noli: il Global Price Index di CTS ha raggiunto 108 punti a giugno, 13 in più rispetto al mese precedente e 30 in più dall’inizio dell’anno. Gli incrementi maggiori hanno interessato le rotte Far East-Nord America e Far East-Europa, entrambe cresciute di oltre 20 punti nel giro di un mese. Il quadro conferma quindi una domanda ancora sostenuta, accompagnata però da una maggiore pressione sui prezzi in alcune delle principali direttrici marittime mondiali.
Export europeo più debole verso Medio Oriente e India
All’interno di un mercato globale ancora in espansione, l’Europa presenta un andamento meno uniforme. CTS indica infatti l’Europa, insieme al Subcontinente indiano-Medio Oriente, tra le sole regioni che nel primo semestre non hanno registrato una crescita complessiva delle esportazioni container. Nel dettaglio dei traffici regionali, l’export europeo diretto verso Subcontinente indiano e Medio Oriente risulta in calo del 10,8% rispetto alla prima metà del 2025, mentre la direttrice verso l’Africa subsahariana mostra un andamento opposto: i volumi raggiungono 1,122 milioni di TEU, con una crescita del 6,3%. In termini pratici, una quota maggiore delle spedizioni container europee si sta quindi dirigendo verso i mercati africani, mentre i collegamenti con India e Medio Oriente risentono maggiormente delle discontinuità geopolitiche e operative dell’area. Il fenomeno si inserisce in una tendenza più ampia: l’Africa subsahariana è stata la regione importatrice con la crescita più elevata nel semestre, pari al 15%, sostenuta da maggiori flussi provenienti non soltanto dall’Europa, ma anche dal Far East e dal Nord America.
Far East traina i volumi, noli sotto osservazione
Il principale motore del container shipping resta comunque il Far East. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni dalla regione sono aumentate del 9%, corrispondenti a circa 5 milioni di TEU aggiuntivi. Tutte le aree destinatarie hanno registrato una crescita dei traffici provenienti dal Far East; l’aumento più forte riguarda ancora l’Africa subsahariana, dove i volumi sono saliti di quasi il 30%. Anche i flussi verso Subcontinente indiano e Medio Oriente sono cresciuti del 2%, nonostante le conseguenze della crisi del Golfo. Più debole, invece, l’export complessivo di quest’ultima area, diminuito dell’8% con una flessione iniziata a marzo. Sul fronte delle importazioni, il Nord America è tornato a una crescita dell’1%, sostenuta soprattutto dal +4% dei traffici provenienti dal Far East. Nel complesso, i volumi mondiali risultano oggi superiori del 18% rispetto alla prima metà del 2023, equivalente a una crescita media annua vicina al 6%. Per la seconda parte del 2026 l’attenzione si concentra soprattutto sui noli: il Global Price Index era a 86 punti nel giugno 2025 e ha raggiunto 108 un anno dopo, con un incremento superiore al 25%. Nei periodi di maggiore instabilità, osserva CTS, i prezzi del trasporto tendono a reagire prima dei volumi e possono quindi anticipare i cambiamenti del mercato.


