Credito d’imposta sul gasolio, FIAP chiede di valutare gli effetti del meccanismo sulle aziende che ottengono condizioni di fornitura più vantaggiose
Il credito d’imposta sul gasolio entra nella fase operativa dal 1° settembre 2026, con l’apertura della piattaforma dell’Agenzia delle Dogane destinata alla presentazione delle domande. La misura consente di ottenere un beneficio fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per il carburante nel periodo compreso tra marzo e agosto 2026, entro un limite complessivo di risorse pari a 386,2 milioni di euro. Sul sistema previsto dal Decreto Direttoriale interviene però FIAP, Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali, che richiama l’attenzione sul metodo utilizzato per determinare il credito d’imposta gasolio. Il calcolo mette infatti a confronto il prezzo effettivamente sostenuto da ciascuna impresa con il prezzo medio nazionale rilevato nel febbraio 2026. Secondo la Federazione, questo parametro non considera le differenti condizioni economiche di partenza delle aziende e può produrre risultati diversi anche quando l’incremento del costo del carburante, espresso in centesimi al litro, è identico. Le imprese che prima degli aumenti riuscivano ad acquistare gasolio a condizioni più favorevoli potrebbero così ottenere un credito inferiore rispetto ad aziende partite da livelli di prezzo più elevati.
FIAP: il nodo delle condizioni di acquisto
La questione relativa al credito d’imposta gasolio era già stata portata da FIAP all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e delle altre associazioni di categoria. Il Ministero, secondo quanto riferito dalla Federazione, ha riconosciuto l’esistenza dell’effetto segnalato, rilevando tuttavia che la normativa attuale non consentirebbe di introdurre correttivi attraverso un intervento amministrativo. Il punto riguarda soprattutto le imprese più strutturate, che possono avere raggiunto prezzi di fornitura inferiori grazie alla propria organizzazione e alle condizioni commerciali negoziate. Per FIAP, il meccanismo del credito d’imposta gasolio rischia quindi di trasformare questo vantaggio gestionale in un elemento sfavorevole al momento del calcolo dell’agevolazione. Alessandro Peron, Segretario Generale de La FIAP, sintetizza così la posizione della Federazione: «Non chiediamo un vantaggio per le imprese di maggiori dimensioni: chiediamo che una migliore capacità di approvvigionamento non venga trasformata dal meccanismo di calcolo in una penalizzazione». Il tema, dunque, non riguarda l’accesso alla misura, ma il modo in cui viene quantificato il sostegno rispetto ai costi effettivamente affrontati dalle singole aziende.
Il possibile impatto sulle future misure per l’autotrasporto
Per FIAP, il criterio adottato per il credito d’imposta gasolio assume rilievo anche oltre l’intervento previsto per il 2026, perché potrebbe costituire un riferimento per successivi strumenti destinati al settore dell’autotrasporto. Peron richiama in particolare il ruolo delle aziende dotate di una maggiore capacità organizzativa: «Sono proprio le imprese più organizzate quelle che possono diventare un punto di riferimento per l’intero comparto, capaci non solo di competere ma di guidare il confronto con i grandi operatori stranieri: dobbiamo sostenerle, non penalizzarle nel momento in cui dimostrano di saper gestire meglio i propri costi». Il Segretario Generale aggiunge quindi: «Chiediamo che l’effetto di questo criterio venga valutato attentamente, perché non diventi un precedente per le future misure di sostegno al settore». La posizione di FIAP concentra così l’attenzione sugli effetti concreti del parametro scelto: il credito d’imposta gasolio, pur destinato a compensare una parte dei maggiori costi sostenuti tra marzo e agosto, potrebbe riconoscere importi differenti a imprese che hanno subito aumenti analoghi, per il solo fatto di avere avuto condizioni di approvvigionamento iniziali diverse.


