Crisi geopolitica in Medio Oriente scuote rotte navali, aumenta costi e rallenta il commercio internazionale globale.
Crisi geopolitica in Medio Oriente scuote rotte navali, aumenta costi e rallenta il commercio internazionale globale.

Crisi in Iran, il trasporto marittimo rallenta e i costi salgono

3 Marzo 2026
1 min read

La crisi in Iran travolge il trasporto marittimo: navi deviate dal Golfo Persico e dal Canale di Suez, costi in aumento e controlli europei sulla flotta ombra. Il trasporto marittimo diventa più lento e oneroso.

Il conflitto in Iran investe il trasporto marittimo globale e ne altera gli equilibri. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz e l’escalation nel Mar Rosso, le principali compagnie hanno sospeso i transiti nelle aree a rischio, scegliendo rotte alternative più lunghe. Il risultato è immediato: il trasporto marittimo rallenta, i costi salgono, le catene di approvvigionamento si allungano. Più dell’80% degli scambi mondiali viaggia via mare e ogni interruzione in snodi come Hormuz o Suez si riflette su noli, assicurazioni e tempi di consegna. Le deviazioni verso il Capo di Buona Speranza aggiungono fino a due settimane di navigazione tra Asia ed Europa, con maggiore consumo di carburante, minore disponibilità di stiva e un inevitabile effetto rialzista sulle tariffe. In parallelo, petrolio e gas registrano tensioni che rischiano di tradursi in nuova pressione inflazionistica.

Rotte deviate e rincari: il trasporto marittimo cambia assetto

I grandi operatori hanno reagito in sequenza. MSC ha sospeso le prenotazioni da e verso il Medio Oriente; CMA CGM ha interrotto i passaggi nel Canale di Suez e introdotto un Emergency Conflict Surcharge fino a 3.000 dollari per container; Hapag-Lloyd ha fermato i transiti nello Stretto di Hormuz applicando un sovrapprezzo per rischio guerra; Maersk ha riorganizzato i servizi tra Medio Oriente, India, Mediterraneo e costa Est degli Stati Uniti, deviandoli attorno all’Africa. Il trasporto marittimo, già sotto pressione per l’instabilità nel Mar Rosso, affronta ora un ulteriore shock operativo. Secondo l’analista Lars Jensen, le grandi portacontainer potrebbero scaricare nei porti di Salalah, Khor Fakkan, Sohar o Colombo, affidando poi le merci a unità più piccole disposte a transitare nelle aree critiche. Una soluzione tampone che rischia di generare congestione nei porti di transhipment asiatici come Singapore, Tanjung Pelepas e Port Klang, con un effetto a catena sui noli spot.

Sanzioni e controlli: l’Europa stringe sulla flotta ombra

Alla tensione sulle rotte si aggiunge il fronte delle sanzioni. Nel Mare del Nord, le forze armate belghe, con il supporto francese, hanno abbordato la petroliera Ethera nell’ambito dell’“Operazione Blue Intruder”, scortandola a Zeebrugge per presunte violazioni delle misure contro la Russia. Anche la Germania ha negato l’accesso nel Baltico a una tanker sospettata di irregolarità documentali. Il trasporto marittimo diventa così terreno di applicazione diretta delle sanzioni europee, non più solo amministrative ma operative. Mosca ha definito illegittime le operazioni e minacciato ritorsioni. Intanto, diverse assicurazioni hanno iniziato a ritirare la copertura per rischi di guerra nel Golfo Persico, aumentando ulteriormente l’incertezza. Se le ostilità dovessero protrarsi, l’impatto combinato di energia più cara, assicurazioni ridotte e rotte allungate potrebbe incidere su crescita e inflazione, con possibili riflessi sulle decisioni delle banche centrali.

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