Il cybercrime logistico ridefinisce i rischi della supply chain: l’analisi di Transporeon tra attacchi digitali, frodi nel trasporto e nuove misure di resilienza
Il cybercrime logistico sta cambiando in profondità il modo in cui si manifesta il furto merci, in Italia e nel resto d’Europa. Non si tratta più soltanto di sottrarre un carico durante il viaggio, ma di colpire prima, agendo sulle identità digitali, sugli accessi ai sistemi e sui flussi informativi che regolano spedizioni e trasporti. In questo scenario, il settore della logistica appare tra i più esposti. In Italia, secondo i dati citati da Transporeon, gli eventi cyber malevoli sono aumentati del 38% in un anno e oltre 500 operatori del trasporto rientrano ora tra le infrastrutture critiche nazionali nel quadro della direttiva NIS2. Il quadro, però, è europeo: Germania e Italia risultano ai primi posti per episodi di freight fraud e cargo crime, con la Germania che registra un furto ogni tre giorni e l’Italia subito dopo. La protezione di flotte, magazzini e nodi logistici, dunque, non basta più; alla difesa fisica si affianca la necessità di presidiare le connessioni digitali che tengono in funzione l’intera supply chain.
La convergenza tra attacco informatico e frode operativa
Il cybercrime logistico si inserisce in un ecosistema criminale sempre più specializzato, nel quale phishing, ransomware, vendita di accessi compromessi e falsificazione di credenziali si intrecciano con pratiche come la creazione di società fittizie e la clonazione di vettori reali. Il risultato è una minaccia ibrida: l’attacco parte dal livello digitale, ma produce effetti immediati sulla movimentazione fisica delle merci. Secondo il Threat Landscape Report 2025 di ENISA richiamato nel testo, i trasporti sono il secondo settore più colpito nell’Unione europea e il ransomware pesa per oltre l’80% degli incidenti rilevati. A rendere più complesso il quadro contribuisce anche l’uso dell’intelligenza artificiale, presente in una violazione su sei. Un accesso abusivo a una piattaforma freight può bastare per modificare load board, cambiare destinazioni, deviare pagamenti o intercettare spedizioni quando il controllo umano non è ancora intervenuto. In una filiera frammentata, dove dati e workflow restano distribuiti tra sistemi non integrati, questa esposizione cresce. E cresce in fretta.
Dalla frammentazione alla resilienza della supply chain
Per Transporeon, la risposta passa da un modello di sicurezza integrato nella gestione quotidiana della supply chain. Gli approcci solo reattivi mostrano limiti evidenti davanti ad attori automatizzati e organizzati, mentre la NIS2 impone di includere nei processi di rischio anche fornitori, partner e provider di servizi. Il punto centrale è che un soggetto può rappresentare un rischio critico anche senza essere colpito spesso: se la sua compromissione mette in difficoltà l’intera rete, la vulnerabilità diventa sistemica. Per questo la resilienza si fonda su tre elementi: identità e accessi verificati nel tempo, monitoraggio continuo della rete e condivisione delle informazioni sulle minacce. Le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale possono rilevare rotte anomale, accessi sospetti o modifiche inattese nei carichi, ma i segnali devono tradursi in controlli operativi tempestivi, prima che la merce venga movimentata. Resta inoltre decisivo il fattore umano, perché molte violazioni nascono ancora da credenziali compromesse o da errori procedurali. In questo contesto, il valore della connettività non dipende dal numero delle connessioni, ma dalla loro governance. È qui che, secondo Transporeon, si gioca oggi la tenuta della logistica europea.


