Intervista a Giuseppe Antonio D’Errico, general manager Italia Petit Forestier
Tre società, un’unica mission, quella di onorare giorno per giorno una leadership costruita a partire dal 1907, quando Petit Forestier iniziava il suo percorso che l’avrebbe portata all’assoluto primato nel noleggio dei veicoli refrigerati. Un gruppo cresciuto nel tempo anche attraverso l’apporto di competenze in arrivo da altre società, con gli ultimi capitoli scritti nel 2022 con l’acquisto di Med Food, realtà modenese impegnata nella produzione e nel noleggio di banchi frigo, e nel 2024 con l’accordo raggiunto con SV Noleggio.
“Siamo gli specialisti del freddo” commenta raggiunto negli uffici di Monza Giuseppe Antonio D’Errico, nuovo amministratore delegato di Petit Forestier Italia, la cui nomina è già una spiegazione di come la gestione delle diverse realtà verrà coordinata. Già direttore generale di SV Noleggio, il manager subito spiega la necessaria strategia comune che va consolidandosi tra le diverse anime che compongono il gruppo. “La sinergia tra le tre aziende è fondamentale e come tutti i processi di allineamento sono richiesti cambiamenti, anche ai dipendenti: io però vedo sempre il passaggio ad una nuova fase come un evento positivo che regala la possibilità di un arricchimento professionale. La convergenza di obiettivi delle nostre tre realtà produrrà senza dubbio una maggiore efficienza e una maggiore incisività della nostra azione”.



Quali sono le cifre distintive di Petit Forestier e SV Noleggio? Con l’acquisizione avete aumentato la flotta e la capillarità del gruppo, ma i due brand hanno mantenuto caratteristiche specifiche?
Sì, l’hanno fatto. Petit Forestier, che fa della vicinanza al cliente uno dei suoi punti di forza grazie alle otto filiali dislocate sul territorio, ha un’unica proposizione commerciale: si tratta di un full service che prevede, oltre al noleggio del veicolo, un pacchetto di assistenza comprensivo di traino, manutenzione ordinaria e straordinaria e servizio scorta. La formula sul brand SV Noleggio, che abbiamo lanciato dal 1° aprile, è diversa: se non andiamo in controtendenza rispetto al DNA del gruppo volto ad assicurare al cliente un full service, prezioso più che mai quando si parla di veicoli refrigerati e dell’importanza di essere tempestivi di fronte ad un’eventuale interruzione della catena del freddo, diamo la possibilità ai nostri clienti di scegliere i servizi all’interno di un portafoglio per comporre un pacchetto modulare capace di incontrare al meglio le diverse esigenze. Le attività dei nostri clienti sono estremamente diversificate: ci sono realtà che hanno bisogno solo di container refrigerati, e penso al settore agricolo ad esempio, al farmaceutico, ai poli logistici di stoccaggio dove la merce deve restare a temperatura controllata per un determinato periodo e non deve essere movimentata.
Ci sono poi operatori, sempre nel settore del food ma anche nel pharma, che hanno bisogno sia del banco frigo sia del veicolo per lo spostamento della merce all’interno dello stabilimento: in questo caso ai mezzi dovrà essere assicurato ad esempio un chilometraggio inferiore rispetto a quello normalmente richiesto nel contesto di un classico noleggio. Ancora: esistono clienti che preferiscono gestire internamente l’attività manutentiva e riparativa, oppure non hanno bisogno della scorta perché dispongono di mezzi di proprietà adibiti a questo servizio: con la nostra offerta modulare siamo in grado di garantire a chi si rivolge a noi solo ciò che gli serve. Da ultimo abbiamo in portafoglio anche il marchio Zefirent, il nostro servizio di noleggio di veicoli commerciali secchi: non abbiamo interesse a snaturare la nostra identità, che rimane focalizzata sul refrigerato, ma abbiamo la forza di accogliere eventuali richieste da parte dei nostri clienti, ai quali possiamo così fornire un servizio completo.


Il mercato del noleggio ha archiviato il 2025 in negativo: quale prevede che sarà l’andamento nel 2026 e quali fattori lo influenzeranno?
A gennaio avrei previsto un mercato tendenzialmente stabile, azzardando addirittura un piccolo incremento, ma quello che sta accadendo in Medio Oriente ha sconvolto tutte le previsioni. La guerra aumenta il senso di incertezza e paralizza la propensione agli investimenti e, anche se il noleggio è una formula flessibile, richiede comunque una certa programmazione, essendo coinvolto anche l’allestimento. Per gestire al meglio le difficoltà delle aziende, Petit Forestier offre anche formule come il medio e il breve termine, nonché allestimenti preconfezionati, ma sono soluzioni che inevitabilmente non possono soddisfare fino in fondo la necessità di personalizzazione di cui parlavo poco fa.
Come si è chiuso per la vostra azienda il 2025 e quali sono le prospettive e le sfide più importanti per l’anno in corso?
Abbiamo centrato le previsioni e oggi l’obiettivo è quello di non fermarci e crescere ulteriormente, di continuare con gli investimenti e di aumentare la capillarità sul territorio. Un elemento molto importante per il nostro gruppo sono le risorse umane: svolgiamo attività continua di formazione, innanzitutto tecnica, considerando che sul brand Petit Forestier abbiamo l’internalizzazione delle attività manutentive e riparative, anche sui frigo. Ma non trascuriamo i nostri sales representative ai quali vengono costantemente forniti tutti gli strumenti per svolgere una precisa attività di consulenza nei confronti dei nostri clienti. Parliamo comunque di forniture che richiedono non solo la conoscenza tecnica dei veicoli ma anche e soprattutto la capacità di leggere e interpretare le esigenze di mission del cliente. Delle quali talvolta è la stessa azienda a non avere consapevolezza, continuando a lavorare secondo dinamiche che hanno sempre funzionato e che magari oggi invece non sono più adeguate. Dobbiamo quindi essere pronti a interlocuzioni personalizzate in base all’azienda con cui ci interfacciamo, perché se il nostro obiettivo è noleggiare con il full service, ancora più importante è per noi fornire un servizio su misura per il cliente, il pacchetto di cui esattamente ha bisogno, né più, né meno.
Avete un osservatorio privilegiato sul mercato dei veicoli elettrici: qual è stato il trend negli ultimi mesi? L’attuale caro carburante sta impattando positivamente sul numero di van elettrici noleggiati?
Forse fra dieci anni saremo pronti con l’elettrico: l’Unione Europea ha forzato la mano e il mercato non era pronto, lo sappiamo. E comunque consideriamo sempre che non esiste questa dicotomia netta tra gasolio ed elettricità: come si produce quest’ultima in Italia? Siamo ricchi di corsi di acqua, si potrebbero sfruttare, così come siamo stati i primi tanti anni fa a iniziare a pensare alla geotermia senza mai in realtà poi svilupparla concretamente. Abbiamo detto no alle centrali nucleari. Non rimane molto per produrre in modo rinnovabile e infatti oltre il 50 per cento dell’energia elettrica italiana deriva da fonti fossili. E poi c’è il tema dell’utilizzo: se vogliamo seriamente ampliare la penetrazione dei mezzi elettrici bisogna favorire un approccio sistemico che coinvolga tutta la filiera, istituzioni, consumatori, produttori e anche chi come noi offre servizi. Il discorso si complica ulteriormente con i veicoli elettrici refrigerati, che sono mezzi che subiscono uno stress importante: il maggior peso dato dall’allestimento impatta inevitabilmente sull’autonomia.


Se quella dell’elettrico è un’opportunità per le consegne in area cittadina, previa opportuna pianificazione delle tratte, cosa possiamo dire del lungo raggio? Bisogna ricaricare, possibilmente durante la pausa di guida dell’autista, ma a patto di avere un’infrastruttura fast charge a disposizione. Noi come gruppo crediamo nella transizione all’elettrico e lo dimostriamo investendo: abbiamo la cella urban che pesa molto meno di una struttura standard, con un chiaro vantaggio su portata e autonomia. Ma ciò che conta davvero, lo ripeto, non è il prodotto, ma il sistema infrastrutturale. Oggi è necessario più che mai sedersi attorno ad un tavolo e valutare quali siano le esigenze, le variabili, soprattutto quelle esogene, con l’obiettivo di rendere funzionale il servizio. Ascolto spesso proclami ma non vedo concretezza: è un tema che va seguito e che non si può risolvere con una tavola rotonda che viene aggiornata dopo mesi. Ancora, penso che eventuali incentivi dovrebbero essere legati alla vita del veicolo e alle sue necessità: perché non prevedere un contributo per l’acquisto del veicolo elettrico, ma anche per la creazione di pannelli fotovoltaici che permettano all’azienda di essere autonoma senza sovraccaricare la rete elettrica nazionale? Oppure degli sgravi fiscali, con i costi della ricarica suscettibili di detrazione. Un sistema diverso non ha senso e rimane un contributo one shot che di fatto non cambia nulla.
Giuseppe Antonio D’Errico – La BIO
Lucano di Venosa, classe 1976, sposato, 6 figli, “nessun parto gemellare – precisa scherzando -, e tutti con un’unica moglie”, D’Errico inizia il suo percorso professionale in Nissan, dove lavora dalla fine del 2003 per oltre un decennio, ricoprendo vari ruoli trasversali all’interno dell’azienda. In seguito ricopre diversi ruoli manageriali in Avis Budget Group Italia per poi passare in Lever Touch, società dalla quale viene coinvolto per diversificare la riparazione a livello industriale di danni da grandine. Dal 2024 è direttore generale di SV Noleggio, e oggi di tutta la filiale italiana del gruppo Petit Forestier. Laurea in geografia, Master in gestione e strategia d’impresa alla Business School del Sole 24 Ore. “Laurea in Geografia?” chiediamo, affascinati dal conoscere per la prima volta uno specializzato in questa materia. “Sì – risponde il manager -, sono uno dei pochi geografi esistenti in Italia: purtroppo, una volta conseguita la laurea ho capito che c’era uno scollamento tra università e mercato del lavoro e, dopo aver valutato la fuga in qualche paese di matrice anglosassone, dove invece la laurea in geografia è molto richiesta, ho ottenuto una borsa di studio e ho girato pagina nell’atlante della mia vita”.


