I dazi USA al 10% sono operativi da oggi su tutte le merci non esentate. La misura, annunciata da Donald Trump dopo la sentenza della Corte Suprema, riaccende l’incertezza per Europa e autotrasporto.
Sono entrati in vigore alla mezzanotte di oggi i nuovi dazi USA al 10% su tutti i beni importati non coperti da esenzioni. La misura, formalizzata dalla U.S. Customs and Border Protection, dà attuazione alla proclamazione firmata dal presidente Donald Trump il 20 febbraio, dopo che la Corte Suprema ha annullato precedenti tariffe giudicate non giustificate in base allo stato di emergenza. In un primo momento la Casa Bianca aveva indicato un’aliquota del 10%, salvo poi annunciare un possibile incremento al 15%. Nel provvedimento attuativo, tuttavia, si fa riferimento esclusivamente alla soglia del 10%, senza spiegazioni ufficiali sul mancato aumento.
Incertezza normativa e riflessi sui mercati europei
L’assenza di chiarimenti ha alimentato nuova volatilità sui mercati. Le borse europee hanno aperto in calo, per poi stabilizzarsi nel corso della mattinata, in un clima segnato dall’incertezza sulle prossime mosse di Washington. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa internazionale, l’eventuale passaggio al 15% potrebbe essere valutato in un secondo momento. Il provvedimento si basa sulla Section 122 del Trade Act, che consente al presidente di introdurre dazi temporanei per un massimo di 150 giorni in presenza di un grave squilibrio della bilancia dei pagamenti. L’amministrazione statunitense motiva la scelta con un deficit commerciale annuo di 1.200 miliardi di dollari e un disavanzo delle partite correnti pari al 4% del Pil.
Europa e autotrasporto: costi e catene logistiche sotto osservazione
Per l’Europa, la conferma dei dazi USA al 10% rappresenta un elemento di pressione in un quadro già complesso. Bruxelles, come Londra e Tokyo, ha ribadito la volontà di mantenere validi gli accordi commerciali esistenti, evitando un’escalation. Sul piano operativo, il settore dell’autotrasporto guarda con attenzione agli effetti indiretti: eventuali rallentamenti negli scambi transatlantici potrebbero incidere sui volumi movimentati nei porti e nei corridoi logistici europei. L’aumento dei costi doganali, anche se inferiore alle attese iniziali, rischia di riflettersi su tariffe di trasporto, pianificazione delle spedizioni e margini delle imprese. In parallelo, la Cina ha invitato Washington ad abbandonare le “tariffe unilaterali”, dichiarandosi disponibile a nuovi colloqui. Il quadro resta fluido, con l’Europa chiamata a misurare l’impatto concreto dei dazi USA al 10% sulle proprie filiere industriali e logistiche.



