Secondo BCG, la filiera automotive globale evolve tra crescita moderata e pressione sui margini, con nuovi equilibri tra elettrificazione, software e componenti tradizionali.
La filiera automotive globale esce dalla fase più acuta della crisi, ma si muove in un contesto strutturalmente più complesso, caratterizzato da tassi d’interesse elevati, tensioni geopolitiche e volatilità della domanda elettrica. È il quadro delineato dal 2026 Global Automotive Supplier Study di Boston Consulting Group (BCG), basato sull’analisi di oltre 750 fornitori e circa 50 case automobilistiche, affiancata da una survey su 127 executive e da più di 450 operazioni strategiche osservate a livello internazionale. La filiera automotive globale mostra segnali di stabilizzazione dopo le turbolenze recenti, ma non un ritorno alla normalità: costi persistenti, carenza di manodopera e nuove barriere commerciali restano elementi strutturali. In parallelo, la transizione verso veicoli elettrificati e software-defined continua a ridisegnare i bacini di valore e le dinamiche competitive, imponendo ai fornitori un adattamento rapido e continuo.
Crescita moderata e riallocazione del valore
Le prospettive indicano una crescita della domanda di componenti pari a circa il 3,5% annuo tra il 2025 e il 2035, ma dietro questo dato medio si nasconde una trasformazione profonda della filiera automotive globale. I segmenti legati a software, elettronica avanzata, ADAS e sistemi autonomi registrano tassi di sviluppo a doppia cifra, mentre batterie e powertrain elettrici avanzano intorno al 13% annuo. Al contrario, i componenti per motori a combustione interna sono destinati a una contrazione progressiva, fino all’8% annuo nel lungo periodo. La transizione, tuttavia, procede con tempi irregolari: nel primo semestre 2025 diversi modelli elettrici hanno registrato scostamenti rilevanti rispetto alle previsioni, generando inefficienze produttive e difficoltà di pianificazione per i fornitori. Questo scenario obbliga le aziende a gestire contemporaneamente tecnologie tradizionali e nuove piattaforme, con investimenti elevati e rischi di sottoutilizzo degli asset. Allo stesso tempo, i dati finanziari mostrano una crescente divergenza tra operatori: i fornitori attivi nei nuovi domini – come semiconduttori e batterie – crescono più rapidamente e con margini superiori rispetto a quelli focalizzati su componenti tradizionali.
Margini, strategie e nuovi equilibri competitivi
Sul piano economico, la filiera automotive globale evidenzia un progressivo riavvicinamento tra fornitori e case automobilistiche, ma con nuove tensioni. Dopo anni in cui gli OEM hanno beneficiato di una crescita più sostenuta, il 2025 segna una contrazione dei ricavi per entrambi, seguita da una crescita più allineata tra il 2% e il 3% annuo fino al 2027. In termini di redditività, i margini dei costruttori risultano in calo rispetto ai picchi del 2023, mentre i fornitori mostrano una maggiore stabilità e, in alcuni casi, un sorpasso già avvenuto nel 2024. Resta però elevata la dispersione: i player più performanti continuano a crescere a ritmi sostenuti, mentre altri affrontano stagnazione. Le differenze emergono anche sul piano geografico: i fornitori cinesi puntano su espansione e innovazione, quelli nordamericani combinano crescita e ristrutturazione, mentre in Europa prevale un approccio più difensivo, orientato a costi e resilienza. In questo contesto, BCG individua cinque direttrici strategiche per il settore: riduzione strutturale dei costi, supply chain multilocali, riallocazione verso i segmenti a maggiore valore, integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi e sviluppo delle competenze. La filiera automotive globale, conclude lo studio, è entrata in una fase di trasformazione permanente, in cui la capacità di adattamento diventa il principale fattore competitivo.


