Secondo il responsabile Corporate Finance di FTI Consulting, la tregua sui dazi USA-UE non cancella le criticità strutturali per le imprese europee
Secondo Francesco Leone, Senior Managing Director e Head of Italy Corporate Finance & Restructuring di FTI Consulting, l’accordo commerciale USA-UE firmato alla fine di luglio evita l’inasprimento delle misure protezionistiche statunitensi – inizialmente fissate al 30% – introducendo una tariffa del 15% su gran parte delle esportazioni europee. In cambio, l’Unione Europea si impegna a investire 750 miliardi di dollari in tre anni per l’acquisto di energia e materiali strategici. Tuttavia, come sottolinea Leone, si tratta di “un compromesso necessario, non di una soluzione definitiva”. Restano infatti aperti diversi punti: per numerosi settori non è ancora chiaro se la nuova aliquota sostituirà i dazi attuali o se si sommerà a essi, mentre mancano indicazioni su modalità e tempistiche. Il rischio – evidenzia FTI Consulting – è che molte imprese europee si trovino in un contesto tariffario fluido, con impatti difficili da quantificare sui costi e sulla competitività.
Imprese sotto osservazione: automotive, agroalimentare e manifattura
L’accordo commerciale USA-UE prevede esenzioni solo parziali. Settori come aeronautica, farmaceutica generica e materie prime critiche saranno temporaneamente esclusi dalle nuove misure. Per tutti gli altri comparti – automotive in primis, ma anche vino, alimentare e tessile – l’impatto sarà immediato. Il caso dell’auto è emblematico: la tariffa scende dal 27,5% al 15%, ma la combinazione tra dollaro debole e rincari europei potrebbe comunque minare la competitività dei produttori. “Nei segmenti di alta gamma l’effetto può essere assorbito – spiega Leone – ma nella fascia medio-bassa i margini si riducono drasticamente”. La possibilità di gestire il rincaro varia molto in base al posizionamento sul mercato.
Energia, chip e poteri presidenziali: le vere incognite
Il cuore strategico dell’intesa ruota attorno agli acquisti europei di LNG, chip e tecnologie americane. A questi 750 miliardi si aggiungono 600 miliardi di investimenti privati previsti per difesa, farmaceutica e automotive. Ma gran parte di queste misure si basa sull’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), il cui impianto normativo è oggi sotto scrutinio giuridico negli USA. “Se la giustizia americana ne limiterà la portata – avverte Leone – l’accordo stesso potrebbe diventare instabile”. In attesa di sviluppi, per FTI Consulting le imprese dovranno concentrarsi su due fronti: l’affiancamento alle associazioni di categoria per incidere nei tavoli politici, e un monitoraggio attento della propria esposizione nei mercati extra-UE.


