Intermodalità, in Italia siamo solo all’inizio

2 Luglio 2024
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Una rivoluzione non solo operativa, ma culturale. L’intermodalità rappresenta oggi una delle sfide più importanti del mondo dei trasporti e, forse, quella decisiva per le sorti industriali del nostro Paese: a metterlo in chiaro è stata la seconda edizione del convegno “Trasporti nel cuore dell’economia 2024”, organizzato da Il Sole24Ore nell’innovativo – e quanto mai simbolico – hub Zest della stazione ferroviaria Termini di Roma. “Per la forma stessa del nostro Paese – ha evidenziato in apertura Fabio Tamburini, direttore della testata – l’efficienza dei trasporti è condizione fondamentale per lo sviluppo dell’Italia come Stato, ma anche come rampa di lancio verso il Mediterraneo: lo Stivale non riesce però a cogliere ancora tutte le opportunità di questo vantaggio strategico, a differenza di nazioni come la Spagna che, nell’arco degli ultimi 30-40 anni, ha colmato gli scompensi logistici fra il nord e il sud del proprio territorio, andando incontro a un notevole successo economico grazie proprio a un approccio multimodale. Facendo leva sui fondi del Pnrr, noi stessi possiamo completare un percorso virtuoso avviato con l’articolazione della rete dell’Alta Velocità e destinato a modificare nei prossimi anni gli equilibri fra gomma, ferrovia, trasporto marittimo e aereo”. 

Fabio Tamburini, Direttore de Il Sole 24 Ore

Logistica in crescita del 3 per cento

I dati 2024 lasciano ben sperare, per quanto nell’analisi proposta dall’osservatorio di Bain & Company risultino evidenti alcuni scompensi su cui occorre intervenire quanto prima. Con un tasso d’incidenza dell’8,2 per cento sul Pil e 655 milioni di tonnellate al chilometro, quest’anno la logistica italiana accrescerà del 3 per cento i volumi movimentati rispetto al 2019, ma il 51 per cento del traffico resta appannaggio del trasporto su gomma, con una leggera regressione sul fronte marittimo (dal 47 al 45 per cento) e una sostanziale stabilità su quello ferroviario (3 per cento) e aereo (1 per cento). “Le previsioni di crescita per il 2030 restano alte – ha sottolineato Emanuele Veratti, partner della società di consulenza globale – visto che i volumi dovrebbero raggiungere i 700-750 milioni di tonnellate per chilometro, con un tasso d’incremento stimato fra l’1 e il 2 per cento. Va tuttavia ripensato l’assetto logistico del Paese, al fine di raggiungere una maggior capacità di smistamento: corsia preferenziale della consegna merci resterà il segmento gomma, soprattutto per le connessioni last-mile e breve raggio, ma i trasporti mare dovranno sviluppare una vocazione sempre più marcata come supporto alle attività di import/export. Spina dorsale dei flussi sarà la rete ferroviaria, lasciando al cargo aereo la specializzazione in merci di alto valore, quali macchine utensili o gioielli, e nell’express delivery”. 

Emanuele Verratti, Bain & Company

Sempre più operazioni M&A

Il settore è destinato a crescere in linea con quattro macro-trend: la sostenibilità ambientale – mediante piattaforme energetiche alternative per ridurre l’impatto della logistica – l’evoluzione del business model, la digitalizzazione integrata delle operazioni core a supporto dell’industria e, soprattutto, l’integrazione multimodale delle infrastrutture, mantenendo un approccio “technology neutral” su tutte cinque le attuali forme di alimentazione energentica (e-fuels, biofuels avanzati, elettrico, lng e idrogeno). Il mercato post-Covid, infatti, continua a muoversi in direzione di un rafforzamento dell’integrazione mediante operazioni Mergers & Acquisitions tra le top20 multinazionali di spedizione (+150 per cento nel 2022 sul 2020), cui corrisponde nel trasporto marittimo un 80 per cento di market share legato a tre principali alleanze. In forte crescita anche la domanda di e-commerce, col 70 per cento del traffico aereo cargo UE composto da express delivery e un valore complessivo di 55 miliardi di euro (+72 per cento sul 2019 nel segmento B2C in Italia). Al tempo stesso si sta assistendo a un graduale fenomeno di rientro delle attività produttive fra i confini nazionali ed europei, con il 21 per cento d’imprese tricolore coinvolto in processi di reshoring da fornitori esteri a nazionali. Il 42 per cento dei grandi retailer UE prevede invece di incrementare il mix di produzione europea rispetto al resto del mondo. 

Verso il modello dell’iperconnessione

“L’obiettivo è arrivare a uno scenario di infrastrutture iperconnesse – ha aggiunto Veratti – grazie alle quali supportare l’adozione di tecnologie Advanced Analytics e Automazione, con benefici di costo e rapidità. Fra queste, soluzioni per l’ottimizzazione del carico merci, software di razionalizzazione delle rotte e degli itinerari, predictive maintenance e digital twin a supporto di design e offerte di pubblico scambio, ma anche soluzioni di assistenza alla guida automatica su gomma, droni e-Vtol per la logistica di ultimo miglio e l’accoppiamento automatico digitale ferroviario. Col 5G finalizzato ad agevolare lo scambio dati, è prevista una riduzione del 20 per cento dei tempi di attesa d’accesso ai porti, mentre lo sviluppo di una smart railway attraverso Ertms per la gestione del traffico porterà a un +10 per cento di capacità di rete. Sul fronte gomma, invece, l’adozione di un sistema di connessione infra-veicolo è destinata a ridurre del 10 per cento il tempo improduttivo per rallentamenti, così come del 50 per cento i tempi di recupero carrelli merci negli aereoporti, grazie al loro tracciamento digitale”. In questo percorso di ammodernamento del Paese, l’Unione Europea ha fissato target regolatori sfidanti anche per lo scambio intermodale del trasporto e per lo sviluppo di corridoi Ten-T, puntando a tre step di rete: il modello ‘core’ entro il 2030, con una stazione di ricarica elettrica in tutti gli hub intermodali merci; quindi il modello ‘core extended’ con un hub intermodale merci in ciascun nodo urbano entro il 2040, arrivando infine a una “rete globale” nel 2050 con un hub intermodale merci in tutti i porti della rete. Se il cammino dovesse proseguire senza interruzioni, alla metà del secolo si realizzerebbe addirittura un incremento del 100 per cento dell’attuale traffico merci ferroviario, grazie anche al 30 per cento di deviazione merci gomma-ferro sopra i 300 km entro il 2030 e addirittura al 50 per cento nel 2050. 

Criticità della logistica italiana

L’Italia deve però far fronte a un problema di vetustà delle opere, con una rete autostradale all’80 per cento costruita prima del 1980, così come di complessità orografica del proprio territorio, nel quale è concentrato il 50 per cento delle gallerie stradali europee, ma dove si verifica anche la metà delle frane dell’intero continente. Oggi i porti raggiunti dalla ferrovia sono solo il 40 per cento del totale, nonostante il tasso di convenienza del trasporto su gomma, rispetto all’intermodale, sia appena del 45 per cento. I terminal italiani, poi, risultano attrezzati al trasbordo con cassa mobile solo nel 25 per cento dei casi, tant’è che la sfida sul piano europeo ci vede ancora pesantemente staccati da potenze come la Germania o la Francia: 76 terminal intermodali contro i 214 tedeschi e i 101 francesi. 

“Occorre dunque un coordinamento di tutti gli attori coinvolti – ha concluso Veratti – onde assicurare una risposta congiunta e integrata alle sfide della logistica multimodale: se il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è deputato per natura a questo ruolo e alla definizione degli obiettivi nazionali, le Regioni devono raccordare ancor più le esigenze dei propri territori condividendo esigenze e sfide con le associazioni di categoria, così come con i player industriali, in aggiunta al ruolo di pivot nelle attività di sviluppo e di advisor tecnici della mobilità da parte degli enti concessionari. Proprio per questo motivo Bain & Company ha avviato uno studio col Politecnico di Milano volto ad approfondire le tematiche di sviluppo multimodale sia rispetto al traffico merci che passeggeri, arrivando a una visione olistica di questa enorme sfida”. 

Una nuova stagione di dialogo

Relegata al 19° posto del Logistic Performance Index – ha dichiarato Leopoldo Destro, nuovo delegato del Presidente di Confindustria ai Trasporti, alla Logistica e all’Industria del Turismo – l’Italia risulta ben al di sotto del suo effettivo potenziale, nonostante il settore valga già 135 miliardi di euro l’anno. Il ruolo di Confindustria sarà quello di facilitare il dialogo con altri comparti strategici legati ai trasporti, come il manifatturiero o il turismo, spingendo in particolare sulle politiche di adeguamento logistico delle aree urbane: non è infatti possibile che, oggi, il Pil generato nella Top10 delle province italiane (circa il 40 per cento del totale), corrisponda a quello prodotto dalla sola capitale britannica o sia superiore di appena il 10 per cento rispetto a quello di Parigi”.

Non da ultimo, resta da superare il modello di gestione resa “ex works” su cui l’Italia ha finito per sedersi negli anni, perdendo terreno rispetto alla concorrenza europea. “Tenuto conto che l’Italia è l’8° Paese al mondo per export – ha stigmatizzato Raffaella Seveso, consulente Associazione Italiana Commercio Estero – significa che stiamo disperdendo all’estero un potenziale enorme, in virtù del quale il nostro posizionamento economico potrebbe essere ben maggiore”. “Ancor più per questa ragione – ha incalzato Umberto Ruggerone, presidente Assologistica – è essenziale che i nuovi percorsi di sviluppo siano condivisi fra logistica e committenza, quindi con Confindustria e Federdistribuzione, onde evitare una possibile deriva verso la sola questione del costo del lavoro, ma anche falle di programmazione come il mancato potenziamento del ‘software’ logistico rispetto all’hardware. In primis sulle ferrovie”. 

Grazie alla seconda edizione di “Trasporti nel cuore dell’economia”, l’intermodalità italiana sembra aver finalmente assunto una fisionomia precisa e articolata. Le carte sono in tavola. Ora è tempo di rilanciare.  

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