Crisi energetica e caro carburante mettono sotto pressione le Pmi dell’autotrasporto europeo, mentre UETR chiede misure urgenti e coordinate.
Crisi energetica e caro carburante mettono sotto pressione le Pmi dell’autotrasporto europeo, mentre UETR chiede misure urgenti e coordinate.

Crisi del carburante, IRU chiede ai ministri dei Trasporti Ue un intervento

27 Marzo 2026
2 mins read

La crisi del carburante nel trasporto stradale spinge IRU a sollecitare una riunione urgente del Consiglio Trasporti e misure comuni per corridoi logistici, prezzi e riserve

La crisi del carburante nel trasporto stradale europeo è al centro della richiesta che IRU ha rivolto alla presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea, chiedendo la convocazione urgente di un Consiglio Trasporti dedicato. Nella lettera del 24 Marzo indirizzata al ministro cipriota dei Trasporti Alexis Vafeades, l’organizzazione sottolinea che la volatilità dei mercati energetici e le pressioni sull’offerta stanno già producendo effetti concreti sul settore: prezzi anomali dei carburanti, squilibri nell’approvvigionamento e distorsioni operative lungo i corridoi transfrontalieri. Secondo IRU, il rischio è che le misure allo studio a livello europeo restino troppo generiche e non tengano conto delle specificità del trasporto su strada, un comparto che rimane centrale per la tenuta delle catene di fornitura e per la mobilità delle persone nell’Unione. L’associazione riconosce le iniziative già avviate da alcuni Stati membri, ma avverte che la natura internazionale dei flussi logistici richiede una risposta più coerente, per evitare frammentazione del mercato interno e nuove interruzioni nei collegamenti tra Paesi.

Prezzi in aumento e pressione sugli operatori

Nel documento, IRU indica che dall’inizio della crisi i prezzi del carburante per il trasporto stradale sono aumentati tra il 30% e il 35% nell’Unione europea. L’impatto, si legge, colpisce un settore formato da oltre un milione di operatori, in larga parte piccole e medie imprese. I mezzi pesanti consumano ogni mese circa 6,8 miliardi di litri di diesel nell’Ue, mentre oltre il 75% del trasporto merci interno continua a viaggiare su strada. Anche gran parte del trasporto pubblico e collettivo dipende da veicoli stradali, con alternative limitate nel breve periodo. IRU evidenzia che il carburante pesa in media per circa un terzo dei costi operativi, mentre molte aziende lavorano con margini compresi fra l’1% e il 3%. In diversi casi, inoltre, i contratti prevedono clausole di adeguamento dei prezzi che entrano in vigore con ritardo, creando tensioni di liquidità. Nei servizi taxi e in varie forme di trasporto pubblico, tariffe regolamentate e biglietti fissati in anticipo impediscono spesso di trasferire subito gli aumenti sui clienti. A questo si aggiungono comportamenti precauzionali e acquisti dettati dal timore di carenze, che stanno causando ritardi nelle consegne, accesso limitato al carburante e squilibri tra aree di frontiera.

Le misure proposte da IRU

Per affrontare la crisi del carburante, IRU propone ai ministri dei Trasporti un pacchetto di misure coordinate. Tra i punti indicati figurano un piano di emergenza per il settore, da attivare se la crisi dovesse protrarsi, con criteri chiari per la priorità nell’assegnazione del carburante in caso di scarsità; un approccio comune su accise, oneri ambientali e meccanismi temporanei di stabilizzazione dei prezzi; misure Iva mirate per il trasporto passeggeri; iniziative contro il cosiddetto “tank tourism”, cioè gli spostamenti oltreconfine per rifornirsi dove il carburante costa meno; strumenti per gestire picchi improvvisi della domanda lungo le principali rotte europee; un quadro di sostegno europeo più ampio, con maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato e un possibile aumento temporaneo del tetto “de minimis” a 600mila euro; infine, un coordinamento rafforzato sulle riserve strategiche di petrolio, con attenzione alla disponibilità effettiva di prodotti raffinati, compreso il diesel, nei nodi logistici e lungo i corridoi chiave. Per IRU, il trasporto non può essere trattato come un effetto collaterale della politica energetica, ma come un settore strategico che richiede decisioni dedicate e rapide.

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