Le compagnie aeree asiatiche tagliano voli e aggiungono scali tecnici per la carenza di jet fuel.
Le compagnie aeree asiatiche tagliano voli e aggiungono scali tecnici per la carenza di jet fuel.

Jet fuel in Asia, le compagnie aeree riducono voli e capacità mentre la crisi colpisce i rifornimenti

7 Aprile 2026
2 mins read

La stretta sul jet fuel in Asia spinge vettori come AirAsia X, Vietnam Airlines e Batik Air a rivedere rotte, scali e frequenze per contenere l’impatto della crisi

Le compagnie aeree asiatiche stanno rimodulando operativi, frequenze e strategie di rifornimento per fronteggiare la stretta sul jet fuel, aggravata dalla crisi in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha interrotto una quota rilevante dei flussi marittimi globali di carburante per aerei, comprimendo non solo i margini economici del settore, ma anche la disponibilità fisica del prodotto in diversi mercati. Secondo analisti e consulenti del settore, Asia, Europa e Africa risultano le aree più esposte, mentre gli Stati Uniti dispongono di una base di approvvigionamento interna più solida. In Asia, le difficoltà si stanno concentrando soprattutto nei Paesi più dipendenti dalle importazioni, come Vietnam, Myanmar e Pakistan, anche dopo lo stop alle esportazioni di jet fuel deciso da Cina e Thailandia e il tetto imposto dalla Corea del Sud ai livelli dello scorso anno. AirAsia X, per esempio, ha iniziato a imbarcare più carburante in Malaysia prima dei voli verso aeroporti vietnamiti, dove le quantità disponibili risultano limitate.

Rifornimenti contingentati e primi tagli ai voli

Nelle fasi iniziali di una crisi di approvvigionamento, il settore tende a reagire con il razionamento più che con l’interruzione totale delle forniture. È quanto sta accadendo anche ora, con i vettori che aumentano il carico di jet fuel negli aeroporti di origine, aggiungono scali tecnici sulle tratte più lunghe oppure riducono il trasporto cargo. Ma quando la pressione si prolunga, la leva più immediata diventa il taglio dei voli. In Vietnam, Vietnam Airlines ha eliminato 23 collegamenti domestici alla settimana per risparmiare carburante. In Myanmar, alcune compagnie hanno sospeso i voli interni per parte del mese di marzo e ridotto ulteriormente la capacità in aprile. Air India, invece, effettua uno scalo a Kolkata nel rientro da Yangon a Delhi a causa della scarsità di carburante nello scalo birmano. Anche nel Pacifico meridionale emergono segnali di tensione: l’aeroporto internazionale di Tahiti ha limitato il rifornimento dei voli internazionali alle sole quantità essenziali per le operazioni. In Pakistan, ai piloti viene raccomandato di partire dall’estero con il massimo carburante possibile, una pratica costosa perché il peso aggiuntivo aumenta i consumi.

Prezzi in aumento e rischio di nuova contrazione della domanda

Alla carenza fisica si somma il rincaro del jet fuel, più che raddoppiato dall’inizio della guerra con l’Iran. Alcuni vettori hanno reagito aumentando le tariffe e introducendo supplementi carburante; altri, invece, hanno già ridotto in modo sensibile l’offerta. Tra i casi più netti c’è Batik Air Malaysia, che ha tagliato del 36% la capacità domestica, definendo la scelta una misura necessaria in un contesto di “crisis-mode”. Intanto, i grandi vettori del Golfo, come Emirates e Qatar Airways, operano ancora su livelli inferiori alla normalità, mentre anche altre compagnie globali hanno ridotto voli perché gli aumenti tariffari richiesti per coprire i costi rischiano di frenare i passeggeri più sensibili al prezzo. Secondo le stime citate da Reuters, almeno 400 mila barili al giorno di jet fuel normalmente prodotti nell’Asia-Pacifico attraverso greggio transitato dallo Stretto di Hormuz risultano colpiti dalla crisi. Le cancellazioni finora avrebbero ridotto la domanda asiatica di appena 50-100 mila barili al giorno ad aprile: un divario che suggerisce la possibilità di ulteriori tagli nei prossimi mesi, soprattutto se il rallentamento economico dovesse accentuarsi nella seconda metà dell’anno.

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