Il 7 luglio 2024 è entrata in vigore la normativa GSR II che impone ai veicoli di nuova immatricolazione l’obbligo di dotarsi di alcuni specifici dispositivi di sicurezza in grado di ridurre drasticamente il rischio e le conseguenze degli incidenti. Grazie ad un intervento attivo, cioè di prevenzione del rischio, passivo, o di protezione durante l’urto, e predittivo, che si traduce in un’anticipazione visiva e sonora del pericolo grazie all’utilizzo di sensori e dell’intelligenza artificiale. Essere protetti dalla tecnologia, soprattutto sul tema della distrazione alla guida che, insieme al mancato rispetto della precedenza e alla velocità troppo elevata, costituisce il 37,8 per cento delle cause dei 173.364 incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2024, si traduce, oltre che in un ovvio innalzamento della sicurezza dell’autista e di chi entra nel raggio d’azione del veicolo, anche in un risparmio dei costi per le aziende di trasporto.
Tra l’altro il 25 per cento dei decessi stradali nell’Unione europea è conseguenza di collisioni che coinvolgono mezzi destinati al trasporto merci: se consideriamo che – dati ACEA – il totale del parco circolante europeo è di circa 300 milioni di veicoli e che di questi solo 30 milioni sono van e 6 milioni sono truck, capiamo bene la portata del problema in termini statistici e delle sue eventuali soluzioni, anche dal punto di vista degli economics in capo a chi con i veicoli lavora. Non fare incidenti significa infatti proteggere il capitale circolante ed estendere la vita utile dei mezzi, ottimizzare il TCO, riducendo i costi legati ai sinistri e ai fermi macchina imprevisti, ma anche ottenere condizioni assicurative più vantaggiose. Per molte realtà italiane tuttavia, il rinnovo integrale del parco veicoli non è un’operazione immediata o sostenibile nel breve periodo, e questo porta alla considerazione che i veicoli ante GSR II costituiscono oggi la quasi totalità del circolante. È qui che entra in gioco la competenza di VDO con una risposta concreta: un’offerta di soluzioni aftermarket che permettono di allineare i mezzi già in esercizio ai più alti standard di sicurezza, senza attendere il successivo ciclo di acquisto. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Campodipietra, technical service manager & sales support di VDO.
Lorenzo Campodipietra, come si articola la vostra offerta e quali sono i dispositivi più richiesti dal mercato?
Il nostro è un portafoglio ampio, che ha una caratteristica importante, quella di assegnare al cliente la possibilità di strutturare e personalizzare il pacchetto più corretto per le sue esigenze. Ad oggi, ad essere estremamente richiesta dal mercato è la telecamera frontale con il Driver Attention Alert, dispositivo incaricato di supportare l’autista in quelle situazioni critiche in cui è necessario ripristinare il corretto stato di attenzione, prevenendo l’errore umano prima che si verifichi. Se pensiamo che secondo i dati dell’ETSC (European Transport Safety Council), la maggior parte degli incidenti stradali sono riconducibili proprio ad una distrazione o alla stanchezza del conducente, allora intercettiamo immediatamente l’utilità del sistema. Il nostro è in grado di operare un’analisi biometrica: grazie a un sensore a infrarossi, efficace anche con occhiali da sole o scarsa luminosità, lo strumento analizza i pattern del volto, la frequenza di chiusura delle palpebre e la direzione dello sguardo, riuscendo a rilevare i segnali fisiologici del colpo di sonno o della distrazione prima che la situazione diventi critica, ed emettendo a quel punto alert progressivi che invitano chi guida a una sosta rigenerante.
Il vostro portafoglio prevede anche il monitoraggio dell’angolo cieco: se ne è parlato a lungo, soprattutto in occasione dell’adozione della rigorosa normativa da parte del Comune di Milano che ha introdotto il divieto di accesso e circolazione nella Ztl Area B ai camion, furgoni e autobus non provvisti di sistemi di monitoraggio…
Sì, infatti è un dispositivo molto richiesto, andando a neutralizzare uno dei rischi più critici in cui incorre un conducente di mezzi pesanti in ambito urbano. La soluzione VDO supera i limiti dei sensori tradizionali grazie a un sistema basato interamente sulla visione artificiale integrata. Grazie a telecamere ad alta precisione che lavorano in sinergia tra loro, la tecnologia è in grado di distinguere in tempo reale tra oggetti statici, come pali e barriere, e utenti vulnerabili della strada: pedoni, ciclisti, monopattini. L’allerta scatta solo quando viene rilevato un reale pericolo in movimento, riducendo drasticamente i falsi positivi. Inoltre, per evitare l’affaticamento da allarme, il sistema interviene con una logica a due stadi: un segnale visivo discreto quando un ostacolo è presente e un segnale acustico d’urgenza solo se il conducente attiva l’indicatore di direzione e inizia la manovra. Anche le dash cam frontali, quindi rivolte verso l’esterno, possono risultare molto utili, soprattutto in fase di analisi di eventuali sinistri, con le registrazioni che possono essere fornite agli organi di pubblica sicurezza e alle compagnie assicurative per stabilire l’esatta dinamica di quanto avvenuto.
È questo un mercato dunque interessante per VDO?
È un mercato che sta evolvendo. Noi siamo al lavoro sui dispositivi e sulla costruzione dell’offerta al cliente già da una decina di anni. Qual è l’interesse da parte del mercato? Dipende dal mindset dell’azienda, da quanto l’imprenditore creda nella sicurezza e nella tranquillità, anche economica, che ne deriva. Senza dimenticare che ci sono molti committenti che subordinano il conferimento del lavoro alla sussistenza in capo ai veicoli del trasportatore di determinati requisiti, tra cui anche quelli di sicurezza. Penso ad esempio al settore dell’oil and gas, quindi al trasporto di materiale pericoloso: sono aziende molto attente a queste tematiche e infatti grazie all’adozione dei sistemi di assistenza alla guida sono oggi protagoniste di un trend di sinistrosità al ribasso. Senza contare il beneficio dato dal dialogo tra l’hardware di sicurezza e i sistemi di fleet management in grado di monitorare l’efficacia delle misure adottate e trasformare dunque l’investimento in un vero e proprio asset strategico. Quanto alle dimensioni del potenziale mercato, in Italia, lo sappiamo, il parco circolante è anziano, ha quasi raggiunto i 15 ani di età: svecchiarlo non sarà un’operazione veloce e dunque crediamo ci siano molte opportunità per noi nel medio periodo. Ma non si tratta solo della mancanza di volontà o di risorse da investire in nuovi veicoli. Il mercato dei pesanti nel nostro Paese è più o meno diviso equamente tra trattori e motrici, e su queste ultime gli allestimenti hanno un impatto significativo: i mezzi sono dunque estremamente personalizzati, spesso costruiti sulle esigenze dello specifico cliente, e pertanto più longevi.
Lavora da sette anni in questa azienda e nel settore da qualcuno in più: ha notato un’evoluzione da parte di chi trasporta nell’attenzione al tema della sicurezza?
L’evoluzione c’è. Intanto nella presa di consapevolezza da parte delle aziende, che in qualche modo è stata stimolata e ha seguito l’avanzamento tecnologico. Noi come VDO abbiamo un osservatorio speciale, occupandoci soprattutto di gestione del dato tachigrafico: anni fa le piccole e le medie realtà non erano interessate, ritenevano il tema solo un costo supplementare. Oggi stanno comprendendo che governare le informazioni si traduce in un taglio dei costi, hanno una visione un po’ più ampia e si fanno promotori di domande, richieste di contatto. Anche gli autisti stanno modificando il loro approccio e si dimostrano sempre più attenti alla loro sicurezza, arrivando in prima persona, se il veicolo non è equipaggiato, a dotarsi della loro attrezzatura. Stiamo assistendo ad un cambio di paradigma che valorizza la reputazione del brand e la sostenibilità sociale, e come VDO intendiamo continuare a portare avanti il nostro impegno concreto per supportare le aziende non solo ad essere conformi alla normativa, ma ad operare una scelta strategica per un business più resiliente, umano ed efficiente.
LORENZO CAMPODIPIETRA – LA BIO
Nato ad Ancora, classe 1977, laureato in ingegneria elettronica presso l’Università Politecnica delle Marche, Lorenzo Campodipietra inizia il suo percorso professionale nel mondo aeronautico come progettista presso Agusta Westland. Nel 2006 entra nel mondo automotive, prima in Renault Trucks e poi in Volvo Trucks, dove si occupa di formazione tecnica e commerciale, arrivando a ricoprire il ruolo di service manager. Nel 2017 passa a Continental e da sei anni gestisce, nella società che oggi si chiama AUMOVIO, il Customer Care, oltre a supportare le vendite. “Di questo settore mi appassiona il fatto che la narrativa esterna è per lo più negativa, e invece al suo interno c’è tanta passione e sostanza. A cominciare dalle persone con cui lavoro, un team di professionisti capace di supportarsi e funzionare molto bene”. Un amante del lavoro condiviso, d’altra parte Lorenzo, oltre all’hobby della fotografia, ha sempre praticato solo giochi di squadra: basket, pallavolo e beach volley.



