Massimo Dodoni, DAF Trucks Italy: ora è tempo di cambiare marcia

21 Luglio 2026
5 mins read

Intervista a Massimo Dodoni, Amministratore Delegato DAF Trucks Italy

Il trasporto sta entrando in una fase nella quale la parola cambiamento rischia quasi di non essere più sufficiente. Non si tratta semplicemente di sostituire una tecnologia con un’altra, aggiornare un prodotto o introdurre nuovi strumenti digitali. La trasformazione in corso coinvolge l’intero ecosistema: costruttori, aziende di trasporto, committenti e conducenti. Per questo il ruolo di un produttore di veicoli industriali oggi va molto oltre lo sviluppo del camion: significa accompagnare il cliente nella scelta della soluzione più adatta, interpretare nuove esigenze operative, offrire strumenti capaci di migliorare efficienza, sostenibilità e produttività. Un approccio che DAF sintetizza in una visione ampia della mobilità del futuro, nella quale non esiste un’unica strada valida per tutti, ma un insieme di soluzioni differenti da applicare in funzione della missione. Motori diesel sempre più efficienti, carburanti alternativi, elettrificazione, nuove architetture tecnologiche e servizi digitali diventano quindi strumenti diversi all’interno della stessa strategia. Perché il vero obiettivo non è costruire il camion perfetto in assoluto, ma il camion giusto per ogni specifica applicazione. Ne abbiamo parlato con Massimo Dodoni, Amministratore Delegato di DAF Italia, partendo proprio dai grandi temi che stanno ridefinendo il futuro del settore: elettrificazione, intelligenza artificiale e valorizzazione della professione dell’autista.

Non chiamatela transizione

Si parla spesso di passaggio dal diesel all’elettrico. Dodoni però preferisce usare un concetto diverso: non transizione, ma ampliamento delle possibilità. “Non considero l’elettrificazione come l’unica fase della transizione dal gasolio – ci ha spiegato il manager -, ma come l’inizio di un allargamento verso diverse tipologie di propulsione. Ci saranno più soluzioni disponibili e sarà il mercato, in funzione delle diverse missioni, a stabilire quale sarà la più adatta”. La direzione, quindi, non è quella della sostituzione immediata, ma della convivenza tecnologica. Diesel evoluto, carburanti alternativi, elettrico e, in prospettiva, anche idrogeno, avranno un ruolo in base alle esigenze operative. Ciò non significa però sottovalutare la velocità con cui l’elettrico sta evolvendo. “Se guardiamo allo sviluppo tecnologico – continua Dodoni – vediamo migliaia di brevetti legati a batterie, gestione energetica e sistemi elettrici. L’elettrico ha ancora enormi margini di crescita. Il diesel invece è una tecnologia ormai estremamente matura, dove ogni nuovo passo porta solo limitati miglioramenti”. E questo vale anche per applicazioni considerate più difficili, come cava, cantiere o missioni pesanti. “Spesso si guarda solo all’autonomia, ma bisogna considerare anche altri aspetti. La coppia disponibile su un motore elettrico è incomparabile rispetto a quella di una motorizzazione tradizionale. Il vero tema diventa come gestire quella potenza, come scaricarla a terra, come controllarla. E qui entra in gioco il software”.

Prima provarlo, poi giudicarlo

Molti operatori guardano ancora con prudenza all’elettrico. Quanto pesa oggi una reale conoscenza della tecnologia? Per Dodoni una parte importante del dibattito nasce dal fatto che si tende a valutare qualcosa di completamente nuovo usando parametri costruiti su ciò che già conosciamo. “Passiamo da un camion diesel, con un motore, un cambio, un certo rumore e un determinato modo di guidare, a un veicolo che è concettualmente diverso. Cambia la gestione, cambia lo stile di guida, cambia persino il modo di frenare”. La soluzione, secondo DAF, è molto semplice: fare esperienza diretta. Per questo l’azienda ha investito sulla disponibilità di veicoli demo e sulla formazione attraverso la propria rete. “Possiamo raccontare una tecnologia quanto vogliamo, ma niente sostituisce il momento in cui una persona sale sul camion e lo guida. Solo allora può davvero capire se è adatto alle sue esigenze”. Perché il rischio, quando una tecnologia è nuova, è quello del “sentito dire”: opinioni costruite non sull’esperienza, ma su informazioni riportate da altri. “Alla fine tutti parlano di qualcosa che magari non hanno mai provato. Io preferisco dire: prendi il camion, guidalo, poi dimmi cosa ne pensi” conclude Dodoni.

L’algoritmo non guida l’azienda

Tra connettività, dati e intelligenza artificiale, molte decisioni operative saranno sempre più automatizzate. Quale sarà allora il ruolo dell’imprenditore? Secondo Dodoni l’intelligenza artificiale cambierà profondamente il modo di lavorare delle aziende di trasporto, ma non eliminerà il ruolo dell’imprenditore. Al contrario, lo renderà ancora più strategico. “L’imprenditore continuerà a fare l’imprenditore. Avrà semplicemente a disposizione un esecutore estremamente intelligente”. La vera differenza sarà nel tipo di decisioni da prendere. La tecnologia potrà supportare attività operative, analizzare dati, proporre ottimizzazioni e automatizzare alcuni processi. Ma resterà all’uomo la responsabilità di scegliere la direzione: “Sarà sempre chi guida l’azienda a decidere quale segmento affrontare, quale modello di business costruire e anche quale tipo di intelligenza artificiale utilizzare. Perché l’AI dovrà essere istruita in base agli obiettivi”. La trasformazione potrebbe modificare profondamente anche alcune funzioni aziendali tradizionali, come gli uffici traffico, che nel tempo saranno probabilmente chiamati a evolvere verso nuove competenze. Ma la vera complessità sarà un’altra: gestire un numero molto più alto di variabili. “Fino a oggi molti trasportatori costruivano la loro strategia partendo da una base comune: il camion diesel. Domani dovranno decidere anche quale tecnologia utilizzare per ogni missione”. E sarà proprio questa capacità di scelta a fare la differenza. A questo punto del ragionamento, quindi, si arriva a una domanda inevitabile: le aziende sono pronte a lasciare alcune decisioni operative alla tecnologia e concentrarsi maggiormente sulla strategia? Secondo Dodoni, il cambiamento richiederà soprattutto un cambio di prospettiva. “Bisogna essere un po’ visionari. La parte tecnica è la conseguenza di una riflessione più ampia”. In altre parole, il camion, la tecnologia e gli strumenti digitali diventano il risultato finale di una strategia, non il punto di partenza. L’imprenditore del futuro dovrà decidere se specializzarsi in un determinato segmento diventando un riferimento assoluto, oppure costruire organizzazioni estremamente flessibili capaci di adattarsi a missioni diverse. In entrambi i casi servirà una capacità nuova: guardare oltre l’operatività quotidiana. “Davanti al cambiamento si può reagire in due modi: nascondersi oppure cogliere l’opportunità. L’unico errore davvero pericoloso è non fare nulla”.

Chi guida il futuro?

I camion non sono mai stati così sicuri, tecnologici e confortevoli. La professione dell’autista, soprattutto in alcuni ambiti specializzati, può offrire prospettive importanti. Eppure il ricambio generazionale resta difficile. Cosa non stiamo raccontando? È forse uno dei paradossi più difficili da risolvere del settore. Secondo Dodoni il problema riguarda soprattutto la percezione: “Viviamo ancora con uno stereotipo dell’autista che appartiene al passato. Ma il conducente di oggi non è più quello di quarant’anni fa”. Oggi chi guida un veicolo industriale deve gestire un mezzo tecnologicamente complesso, sistemi digitali avanzati e spesso trasporti ad alto valore o altamente specializzati. È una professione che richiede competenze. “Ci siamo dimenticati della persona che sale sul camion e porta ciò che serve alla nostra vita quotidiana. Una persona che ha esigenze, responsabilità e una preparazione specifica”. Il futuro del trasporto passerà quindi anche dalla capacità di restituire valore e riconoscimento a chi guida. Perché un camion può diventare intelligente, connesso e sostenibile, ma continuerà ad avere bisogno di persone preparate in grado di far parte di questo cambiamento.

MAGAZINE

NEWSLETTER

Vaisu

Don't Miss