IRU sviluppa percorsi legali di mobilità dei conducenti per contrastare la carenza di autisti e rafforzare formazione e occupazione.
IRU sviluppa percorsi legali di mobilità dei conducenti per contrastare la carenza di autisti e rafforzare formazione e occupazione.

Mobilità dei conducenti, IRU punta su percorsi legali per affrontare la carenza di autisti

2 Settembre 2026
2 mins read

IRU sviluppa progetti di mobilità dei conducenti tra Paesi extra UE ed Europa, con formazione, certificazione e inserimento professionale per rispondere alla crescente carenza nel trasporto su strada

La mobilità dei conducenti può diventare uno degli strumenti per affrontare una carenza di personale che, nel trasporto stradale, ha ormai dimensioni strutturali. Secondo le più recenti stime di IRU, nel mondo risultano scoperti circa 2,9 milioni di posti per conducenti di camion, pari all’11% della forza lavoro del settore. In Europa, nel 2025, il deficit ha raggiunto il 13%, corrispondente a 502.000 posizioni vacanti; due operatori europei su tre riferiscono inoltre di aver rinunciato a nuovi contratti per l’impossibilità di reperire personale sufficiente. Il reclutamento interno resta una priorità, attraverso maggiore accessibilità alla professione, coinvolgimento di donne e giovani, migliori condizioni di lavoro, formazione, aree di sosta e un equilibrio più sostenibile tra attività e vita privata. Tuttavia, il quadro demografico limita l’efficacia di queste misure se adottate da sole: l’età media degli autisti europei è di 48 anni, appena il 5% ha 24 anni o meno e circa un quinto dell’attuale forza lavoro dovrebbe andare in pensione entro cinque anni. Il ricorso a personale proveniente dall’estero è già significativo: quasi un camionista su tre indicato dagli operatori UE coinvolti nelle rilevazioni è di origine straniera e, tra i casi per cui l’origine è stata identificata, il 37% arriva da Paesi extra UE.

Mobilità dei conducenti tra qualifiche, visti e formazione

La mobilità dei conducenti oltre frontiera richiede però procedure più articolate della semplice incontro tra domanda e offerta. Le patenti possono non essere riconosciute, le qualifiche professionali non sempre risultano equivalenti e può essere necessario un percorso formativo aggiuntivo per allinearsi agli standard dell’Unione europea. A questo si aggiungono visti, permessi di lavoro, certificazioni e la necessità, per le imprese, di verificare le competenze professionali dei candidati e costruire rapporti affidabili con i partner nei Paesi di origine. Per i lavoratori, invece, servono canali trasparenti verso un impiego regolare. IRU sostiene quindi un modello che colleghi selezione, competenze riconosciute, formazione, certificazione, occupazione e integrazione, includendo tutele lungo tutto il percorso. Una base di questo lavoro è STEER2EU, progetto guidato da IRU su incarico della Commissione europea, che ha analizzato le difficoltà pratiche nell’impiego di conducenti di camion e autobus provenienti da 20 Paesi non appartenenti all’UE. Lo studio ha individuato differenze nelle qualifiche professionali e ricostruito gli ostacoli legali e amministrativi incontrati sia dai conducenti sia dagli operatori europei, fornendo elementi utili per eventuali interventi normativi futuri.

IRU sperimenta corridoi tra Marocco, Italia, Egitto e Romania

Dall’analisi si passa ora alla sperimentazione sul campo. IRU partecipa a Skilled Driver Mobility for Europe II (SDM4EU II), progetto che testa percorsi di mobilità dei conducenti tra Marocco e Italia e tra Egitto e Romania. L’iniziativa prevede la formazione di autisti professionisti in Egitto e Marocco e, per chi sceglierà questa possibilità, un sostegno all’inserimento presso operatori italiani e romeni secondo principi di reclutamento etico. Il percorso comprende selezione dei candidati, formazione tecnica e linguistica, incontro con i datori di lavoro, procedure per la mobilità legale, supporto all’integrazione e successiva occupazione e permanenza nel settore. Parallelamente, il progetto punta a rafforzare le competenze delle strutture formative nei Paesi di origine, così da lasciare capacità professionali utilizzabili anche localmente. L’obiettivo è trasformare i due corridoi pilota in un modello adattabile ad altre partnership future. SDM4EU II è cofinanziato dall’Unione europea e affidato dall’International Centre for Migration Policy Development attraverso la Migration Partnership Facility; il coordinamento è di GOPA PACE, con AASTMT, Soleterre e ICAR Foundation come co-beneficiari, mentre IRU opera come partner tecnico per gli standard formativi e le attività di advocacy. In questa impostazione, la mobilità dei conducenti non riguarda soltanto il trasferimento di manodopera: nei Paesi partner può rafforzare competenze e prospettive occupazionali, mentre nei mercati con carenza di personale amplia la disponibilità di autisti professionalmente qualificati.

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