La mobilità militare Ue entra nella fase negoziale finale, ma IRU chiede regole più chiare su compensazione, responsabilità e tutele per il trasporto civile
La mobilità militare Ue si avvia verso il confronto finale tra Consiglio e Parlamento europeo, dopo che entrambe le istituzioni hanno adottato le rispettive posizioni negoziali sotto la Presidenza irlandese. Per IRU, si tratta di un passaggio rilevante per rafforzare la capacità europea di risposta nelle crisi, ma anche di un dossier che tocca direttamente il ruolo del trasporto stradale civile nel supporto alla logistica della difesa. L’organizzazione, pur accogliendo con favore i progressi compiuti, rileva che restano differenze sostanziali tra i due approcci, soprattutto sul quadro dei diritti e degli obblighi degli operatori civili chiamati a sostenere il trasporto militare. Il Parlamento europeo spinge per una cornice comune più solida a livello Ue, in particolare su compensazione e responsabilità; il Consiglio, invece, lascia più margine agli Stati membri, con il rischio di una frammentazione normativa. Secondo Raluca Marian, direttrice Advocacy Ue di IRU, “per l’industria civile del trasporto stradale, questo è un fascicolo essenziale per sostenere le esigenze di trasporto e logistica nei tempi di crisi, sulla base della fiducia reciproca”.
Compensazioni, responsabilità e tutele ancora disomogenee
Nel testo in discussione, osserva IRU, i progressi verso un quadro armonizzato tra autorità militari e operatori civili restano limitati. Questioni centrali come responsabilità, compensazione, accordi contrattuali e protezione degli operatori risultano ancora solo in parte affrontate, oppure affidate in larga misura alle scelte nazionali. Questo, per l’associazione, potrebbe tradursi in regole diverse da Paese a Paese, con livelli di tutela non uniformi. Marian sottolinea che “la mobilità militare non può però essere costruita solo su requisiti operativi. Deve essere sostenuta da un quadro coerente che definisca i diritti e le responsabilità di tutte le parti”. Nella lettura di IRU, il Parlamento ha compiuto passi più netti in questa direzione, mentre il Consiglio continua a lasciare aperti nodi cruciali. Da qui la richiesta di maggiore certezza giuridica, ritenuta indispensabile per coinvolgere in modo efficace il settore civile nelle attività di supporto alla difesa.
Il nodo delle priorità militari e la continuità delle filiere civili
Un altro punto critico riguarda la diversa disciplina applicata ai trasporti effettuati direttamente dalle forze armate e a quelli affidati agli operatori civili. IRU cita, tra gli aspetti più sensibili, le esenzioni dai divieti di circolazione e l’applicazione delle norme sociali e di sicurezza stradale, comprese quelle sui tempi di guida e di riposo. A questo si aggiunge il tema delle crisi militari, nelle quali il trasporto civile continua comunque a garantire la consegna di alimenti, medicinali, prodotti energetici e input industriali essenziali. Per IRU, la resilienza europea dipende non solo dalla capacità di spostare mezzi militari, ma anche dal mantenimento delle catene di approvvigionamento civili. “Una vera partnership si costruisce sulla fiducia reciproca”, afferma Marian, aggiungendo che “un equo compenso per i servizi resi, così come adeguate tutele per gli operatori penalizzati dalle misure di priorità militare, sono al centro di tale partnership”. IRU conferma quindi l’impegno a collaborare con Parlamento, Consiglio e Commissione per arrivare a un’intesa finale equilibrata.


