Fabio Pressi, presidente di Motus-E, durante la presentazione a Roma del nuovo Libro Bianco sulla mobilità elettrica, illustrato nel corso della conferenza “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità”.
Fabio Pressi, presidente di Motus-E, durante la presentazione a Roma del nuovo Libro Bianco sulla mobilità elettrica, illustrato nel corso della conferenza “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità”.

Mobilità elettrica, il Libro Bianco di Motus-E: fino a 41,5 milioni di barili di petrolio risparmiati in Italia entro il 2035

23 Giugno 2026
2 mins read

Secondo il nuovo studio di Motus-E, la mobilità elettrica può ridurre la dipendenza energetica dell’Italia, con quasi 8 milioni di veicoli elettrici e plug-in attesi al 2035

La mobilità elettrica può diventare, nei prossimi anni, uno dei fattori più rilevanti per ridurre la dipendenza italiana dal petrolio. È questa l’indicazione centrale del nuovo Libro Bianco sulla mobilità elettrica presentato da Motus-E a Roma, durante un incontro dedicato alle prospettive del settore automotive al 2035. Lo studio stima che, nello scenario più prudente, il parco circolante nazionale possa arrivare a 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibridi plug-in, mentre nello scenario più dinamico si salirebbe a 6,8 milioni di elettrici e 2,4 milioni di plug-in. In entrambi i casi, l’effetto sui consumi energetici sarebbe rilevante: il taglio delle importazioni petrolifere viene stimato tra 34,6 e 41,5 milioni di barili l’anno, per un controvalore compreso fra 2,4 e 2,9 miliardi di euro annui. Oggi, ricorda l’analisi, il circolante elettrico e plug-in in Italia è pari a circa 830 mila veicoli, mentre i punti di ricarica pubblici già installati superano quota 78 mila.

Infrastrutture e scenari al 2035

Il rapporto di Motus-E costruisce due scenari, entrambi basati sull’evoluzione del mercato auto e della rete di ricarica. Lo scenario conservativo ipotizza la continuità dell’attuale quadro normativo, l’assenza di incentivi statali per i veicoli leggeri e un utilizzo solo parziale delle risorse del PNRR dedicate alle colonnine. In questo caso, al 2035 i punti di ricarica pubblici sarebbero quasi 133 mila, affiancati da 3,3 milioni di punti privati, in larga maggioranza domestici. Lo scenario accelerato, invece, considera un sostegno strutturale all’acquisto di veicoli elettrici e plug-in, un obbligo di flotte aziendali a zero emissioni allo scarico, più fondi per i mezzi commerciali e pesanti e nuovi finanziamenti europei per l’infrastruttura. In questa ipotesi i punti di ricarica pubblici supererebbero i 164 mila, mentre quelli privati arriverebbero a 3,5 milioni. La domanda aggiuntiva di elettricità per la ricarica, compresa tra 15,2 e 17,6 TWh, viene considerata compatibile con il sistema elettrico nazionale.

Energia, industria e risorse europee

Per Motus-E, la mobilità elettrica non riguarda solo il ricambio del parco auto, ma tocca direttamente sicurezza energetica e politica industriale. Il presidente Fabio Pressi ha collegato il tema anche alla volatilità internazionale dei mercati energetici: “La crisi in Medio Oriente e lo shock petrolifero che ne è conseguito hanno ricordato a tutti, se ce ne fosse ancora bisogno, l’urgenza di un approccio realmente strategico al tema della sicurezza energetica nazionale ed europea”. Nella stessa linea, Pressi ha aggiunto che “la mobilità elettrica rappresenta una risorsa indispensabile per contribuire, insieme alle rinnovabili, a dare corpo in modo serio all’ambizione di una maggiore sovranità energetica nazionale”. Da qui il richiamo all’utilizzo delle risorse europee: secondo il presidente di Motus-E, i 14 miliardi di euro concessi da Bruxelles all’Italia per accelerare la transizione energetica dovrebbero essere indirizzati anche verso l’elettrificazione dei trasporti, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica, sostenere i consumi elettrici e ridurre il peso dei combustibili fossili.

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