La gestione doganale entra nei processi aziendali: Customs Support Group richiama l’attenzione su compliance, supply chain e competenze interne nel commercio internazionale
La gestione doganale non è più un passaggio marginale da affrontare solo al confine, ma una funzione che incide sempre di più sull’organizzazione delle imprese e sulle scelte legate al commercio internazionale. È questo il quadro emerso al workshop “Dogana Strategica – Semplificare, Accelerare, Digitalizzare”, organizzato da Customs Support Group durante Transpotec Logitec 2026, manifestazione dedicata al trasporto merci e alla logistica integrata. Al centro dell’incontro, oltre ai temi della classificazione delle merci, dello status AEO, del Luogo Approvato e della digitalizzazione dei processi, c’è stato il cambiamento di prospettiva richiesto oggi alle aziende.

Come ha spiegato Diego Tocchella, Managing Director di Customs Support Italia, “La funzione doganale tende ad assumere un ruolo sempre più integrato nei processi aziendali e nelle decisioni strategiche legate alla supply chain. Per le aziende che sviluppano una maggiore consapevolezza normativa e operativa, la dogana non rappresenta più soltanto un vincolo amministrativo da gestire, ma può trasformarsi in uno strumento capace di incidere concretamente sulla competitività.”
Dalla delega al presidio dei processi
Per anni molte imprese hanno trattato la materia come un’attività da esternalizzare quasi integralmente, in un contesto in cui l’attenzione era concentrata soprattutto sul passaggio fisico della merce e meno sugli operatori coinvolti nello scambio. In questo schema si è affermato anche il ricorso alla resa EX-Works, formula che ha limitato il coinvolgimento diretto degli esportatori nelle formalità successive ai primi passaggi della vendita. Oggi, però, i controlli si concentrano sempre di più su chi vende, chi compra, sulla classificazione del prodotto, sulla sua origine, sulla coerenza della documentazione e sull’affidabilità dell’azienda sotto il profilo doganale. A questo si aggiunge l’allargamento del perimetro normativo: misure come CBAM ed EUDR richiedono informazioni articolate sulle emissioni di carbonio, sulla provenienza delle materie prime, sulla tracciabilità delle filiere e, in alcuni casi, anche sulla geolocalizzazione delle aree di produzione. Sono dati che, nella maggior parte dei casi, restano nella disponibilità delle imprese esportatrici.
Competenze interne, rischio e competitività
Secondo Customs Support Group, le aziende possono continuare ad affidare l’operatività a professionisti esterni, ma non possono più rinunciare a una base interna di competenze su classificazione doganale, origine preferenziale e obblighi documentali. La “Strategic Radar Customer Survey 2026”, condotta da CSG su quasi 200 aziende manifatturiere e retail europee, indica che in Italia l’85,2% non dispone di un team doganale interno e l’83,3% non prevede di colmare questa carenza.

Il rischio, in assenza di conoscenze adeguate, è quello di esporsi a sanzioni economiche e penali, oltre a possibili ricadute reputazionali e commerciali. Sul punto è intervenuto anche Luca Mele, Customs Director di Customs Support Italia: “Il commercio internazionale e la funzione doganale sono profondamente cambiati rispetto al passato. L’aumento dei volumi di traffico, la globalizzazione delle supply chain e la crescita dell’e-commerce hanno progressivamente modificato il modello tradizionale di gestione doganale, rendendo necessario un approccio più strutturato da parte delle aziende.” In questo scenario, la gestione doganale tende a diventare un fattore di pianificazione, utile per valutare fornitori, localizzazione produttiva e organizzazione dei flussi logistici.


