L’incremento dei pedaggi autostradali, con una media dell’1,5% a partire dal 2026, è stato duramente criticato da Trasportounito. Secondo l’associazione, la misura si abbatte su un comparto che già da anni opera in condizioni di difficoltà strutturale. Cantieri disseminati lungo la rete, manutenzioni rimandate per decenni e un’infrastruttura inadeguata rendono, a detta del segretario generale Maurizio Longo, “grottesco anche solo ipotizzare aumenti”. Gli autotrasportatori, aggiunge, pagano un prezzo quotidiano in termini di tempo, costi e produttività, mentre “chi decide lo fa comodamente da un ufficio, ignorando le conseguenze operative sulle imprese”. I disagi accumulati sulle principali direttrici del Paese non sono più tollerabili, e il rincaro – presentato come un adeguamento ai Piani economico-finanziari delle concessionarie – risulta, secondo Trasportounito, del tutto scollegato dalla realtà.
Promesse disattese e ricadute sulla logistica
Il provvedimento governativo arriva, inoltre, in contraddizione con l’impegno assunto in precedenza dall’esecutivo, che aveva annunciato un blocco temporaneo dei rincari. Una promessa che, stando alla reazione di Trasportounito, viene ora smentita nei fatti, con una scelta che favorisce le richieste delle società concessionarie e ignora gli effetti sulle imprese del trasporto. “Chi autorizza questi aumenti pedaggi autostradali – spiega l’associazione – sembra non conoscere il mercato, né i danni che derivano da una gestione miope delle concessioni”. Il settore del trasporto su gomma, che movimenta circa l’80% delle merci in Italia, continua a subire le conseguenze di politiche poco lungimiranti, mentre la filiera produttiva rischia ripercussioni economiche gravi e durature.
Costi in crescita e mancanza di tutele
Oltre all’aumento diretto dei costi, Trasportounito denuncia l’assenza di misure compensative o interventi strutturali a tutela del settore. Il rincaro delle tariffe – giustificato con la necessità di contrastare l’inflazione prevista per il 2026 – viene percepito come un ulteriore ostacolo alla competitività. “I danni causati all’autotrasporto da una rete congestionata, lenta e inefficiente chi li ripaga?”, si chiede Longo, sollevando un punto rimasto finora senza risposta. L’associazione richiama l’attenzione sulla necessità di scelte più equilibrate, capaci di conciliare sostenibilità economica e operatività reale. In assenza di correttivi, conclude, il rischio è quello di compromettere ulteriormente l’intera catena logistica nazionale, già sotto pressione per costi in crescita e condizioni operative penalizzanti.



