Terminal e petroliere nel Golfo Persico: le tensioni in Medio Oriente aumentano i timori per la sicurezza delle esportazioni energetiche.
Terminal e petroliere nel Golfo Persico: le tensioni in Medio Oriente aumentano i timori per la sicurezza delle esportazioni energetiche.

Petrolio e tensioni in Medio Oriente: prezzi in rialzo per i rischi sulle esportazioni

16 Marzo 2026
1 min read

Petrolio e tensioni in Medio Oriente tornano al centro dei mercati energetici globali: attacchi alle infrastrutture e minacce allo Stretto di Hormuz alimentano l’incertezza sull’offerta mondiale.

Il petrolio e le tensioni in Medio Oriente tornano al centro dell’attenzione dei mercati energetici globali, mentre l’escalation militare nella regione spinge al rialzo i prezzi del greggio. Nelle prime contrattazioni asiatiche il Brent ha raggiunto 105,87 dollari al barile, in aumento del 2,7%, mentre il West Texas Intermediate statunitense è salito a 100,36 dollari, con un incremento dell’1,7%. Gli operatori monitorano con crescente cautela il rapporto tra petrolio e tensioni in Medio Oriente, dopo l’intensificarsi degli scontri tra Iran, Stati Uniti e Israele. Nel corso del mese le quotazioni sono salite di oltre il 40%, toccando i livelli più elevati dal 2022. Il fattore determinante resta il blocco delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz deciso da Teheran, passaggio strategico da cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di greggio. La chiusura di questa rotta ha rafforzato il legame tra petrolio e tensioni in Medio Oriente, aumentando i timori per l’equilibrio dell’offerta globale.

Infrastrutture energetiche sotto pressione

Le preoccupazioni degli investitori sono cresciute ulteriormente dopo i raid statunitensi contro l’isola iraniana di Kharg, snodo cruciale per l’export di greggio del Paese. Secondo gli analisti di ING, circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane passa attraverso questo terminale, rendendo la struttura altamente sensibile a qualsiasi escalation militare. Anche se gli attacchi sembrano aver colpito principalmente obiettivi militari, il rapporto tra petrolio e tensioni in Medio Oriente resta stretto: qualsiasi danno alle infrastrutture potrebbe avere conseguenze immediate sui flussi energetici. Le tensioni hanno coinvolto anche gli Emirati Arabi Uniti, dove droni iraniani hanno colpito un terminal petrolifero a Fujairah. Il sito gestisce circa un milione di barili al giorno di greggio Murban, pari a circa l’1% della domanda mondiale. Le operazioni di carico sono riprese, ma l’incertezza operativa continua ad alimentare i timori dei mercati.

Mercati energetici in attesa di sviluppi

Con il conflitto ormai entrato nella terza settimana, gli analisti segnalano una crescente preoccupazione per una possibile escalation. Erik Meyersson di SEB ha indicato che gli Stati Uniti starebbero valutando diverse opzioni militari, tra cui operazioni per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump ha inoltre invitato altri Paesi a partecipare alla protezione della rotta energetica, confermando contatti diplomatici con vari partner internazionali. Nel tentativo di contenere l’impatto sui mercati, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha annunciato il rilascio di oltre 400 milioni di barili dalle riserve strategiche globali. Le scorte asiatiche e oceaniche entreranno subito sul mercato, mentre quelle europee e americane saranno disponibili entro fine marzo. In questo scenario, l’evoluzione del conflitto continuerà a influenzare il rapporto tra petrolio e tensioni in Medio Oriente, fattore chiave per la stabilità dei prezzi energetici globali.

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