Ponte sullo Stretto può diventare il volano per una Zona Economica Speciale tra le più avanzate d’Europa: è la visione espressa da Federlogistica, che lo considera una leva strategica per attrarre investimenti e innovazione nel Mezzogiorno.
Nel dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina emerge una prospettiva inedita: quella proposta da Davide Falteri, presidente di Federlogistica, che invita a considerare l’opera non solo come collegamento infrastrutturale, ma come perno di una Zona Economica Speciale (ZES) estesa e funzionale. La ZES Sicilia, già formalmente istituita e divisa tra aree occidentali e orientali per un totale di oltre 5.500 ettari, offre misure vantaggiose per l’insediamento e lo sviluppo di attività produttive: crediti d’imposta su beni strumentali, sportelli unici autorizzativi, riduzioni fiscali prolungate e possibilità di creare zone franche doganali nei porti principali. Un sistema che, se integrato con collegamenti efficienti – ferroviari, portuali e intermodali – può trasformare la Sicilia in una piattaforma logistica mediterranea di livello europeo.
ZES Sicilia e logistica del futuro
Il Ponte, in questa visione, diventa l’elemento abilitante per una rete logistica avanzata, capace di intercettare flussi merci, investimenti e progetti di reindustrializzazione, incluso il re-shoring post-pandemico. Secondo Falteri, “la Sicilia può diventare il polo dell’ortofrutta mediterranea, dell’industria alimentare e conserviera, ma anche un hub per le nuove energie, idrogeno incluso”. L’area, rafforzata da fondi del PNRR e da una maggiore semplificazione amministrativa, potrebbe assumere un ruolo da protagonista nella filiera energetica, agroalimentare e tecnologica. “Il Ponte – conclude Falteri – può essere l’arteria principale di un corpo economico spesso trascurato dalla politica: oggi è il momento di superare le divisioni e progettare un futuro strutturato, competitivo e interconnesso”.