IRU: il greggio cala, ma per l’autotrasporto il prezzo del diesel resta elevato tra fine degli sconti e costi energetici
IRU: il greggio cala, ma per l’autotrasporto il prezzo del diesel resta elevato tra fine degli sconti e costi energetici

Prezzo del diesel nell’autotrasporto: per IRU il greggio scende, ma il sollievo ai distributori resta limitato

6 Luglio 2026
2 mins read

Secondo IRU, (International Road Transport Union) il prezzo del diesel nell’autotrasporto europeo e americano resta elevato nonostante il calo del Brent, tra fine degli sconti fiscali e tensioni ancora aperte sul lato dell’offerta

Il prezzo del diesel continua a muoversi più lentamente del greggio e, per l’autotrasporto, il beneficio atteso resta parziale. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento diffuso da IRU il 3 luglio 2026. Alla stessa data il Brent è sceso a 72,49 dollari al barile, cioè dello 0,7% sotto il livello del 27 febbraio, tornando per la prima volta sotto la soglia pre-conflitto. Anche il WTI si è portato a 69,11 dollari, ancora però sopra il proprio riferimento iniziale. Il nodo, nel quadro ricostruito da IRU, è che i mercati finanziari stanno assorbendo più in fretta l’allentamento geopolitico rispetto al sistema fisico dell’energia, ancora segnato da scorte ridotte e capacità da ricostruire. L’intesa del 17 giugno tra Stati Uniti e Iran e la deroga del Tesoro Usa del 22 giugno, valida fino al 21 agosto, hanno alleggerito il premio di rischio sul petrolio; tuttavia, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la base dell’offerta resta indebolita e i margini di sicurezza non sono stati ancora ricostituiti. Per gli operatori dell’autotrasporto, quindi, il calo del greggio non coincide ancora con una discesa immediata del prezzo del diesel.

Prezzo del diesel: Europa e Stati Uniti restano disallineati

Negli Stati Uniti il prezzo del diesel si attesta a 1,282 dollari al litro, il 25,5% sopra il livello del 27 febbraio. Il greggio americano ha quasi completato il ritorno ai livelli precedenti, ma il carburante continua a riflettere perdite di raffinazione, margini sul distillato e ricostituzione delle scorte. In Europa il quadro è ancora più complesso. La media ponderata Ue del prezzo del diesel è salita a 1,766 euro al litro, l’8,1% sopra la base e l’1,4% in più su base settimanale, nonostante il Brent abbia perso il 3,5%. Il divario tra i mercati più economici e quelli più costosi resta di 0,90 euro al litro. I valori più alti si registrano nei Paesi Bassi, in Danimarca, Finlandia, Belgio e Francia; i più bassi a Malta, in Cechia e in Spagna. Nel Regno Unito il diesel è a 1,65 sterline al litro, mentre nei principali mercati extraeuropei i rincari rispetto a fine febbraio restano evidenti, pur essendo inferiori ai picchi della primavera.

Fisco, gas e costi operativi: per IRU la pressione resta sull’autotrasporto

Per l’autotrasporto, osserva IRU, il passaggio più delicato si è spostato dal greggio al calendario delle misure fiscali. In Germania è scaduto il 30 giugno il taglio di 0,14 euro al litro sull’energia; nello stesso giorno la Spagna ha chiuso sia la riduzione Iva sul diesel sia il bonus di 0,20 euro al litro destinato ai professionisti. In Italia il taglio delle accise si era già concluso il 6 giugno, sostituito da un credito d’imposta per gli operatori. Questo calendario spiega perché il prezzo del diesel europeo non stia seguendo il Brent verso il basso. Restano alcune eccezioni, come Svezia, Norvegia e Paesi Bassi, dove sono ancora attive misure di alleggerimento. Intanto il gas naturale si muove in direzione opposta: il TTF olandese è salito a 44,22 euro per MWh, il 38,4% sopra il livello del 27 febbraio, mentre gli stoccaggi Ue sono al 49,2%. È un elemento che incide due volte sull’autotrasporto: direttamente per le flotte a LNG e indirettamente attraverso l’AdBlue, i cui prezzi restano ben superiori ai livelli pre-crisi. Nel bilancio finale tracciato da IRU, il greggio offre un primo sollievo, ma il prezzo del diesel e i costi collegati continuano a restare sotto pressione.





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