Protesta autotrasporto Puglia, le sigle del settore scrivono a Piantedosi: chiesti presidi sulle arterie interessate e tutela per conducenti e merci
La protesta autotrasporto Puglia entra in una fase di forte tensione nelle province di Brindisi e Foggia, dove le principali associazioni nazionali del settore hanno chiesto un intervento urgente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La richiesta, trasmessa il 13 ottobre e indirizzata per conoscenza anche al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ai prefetti e ai questori delle due province, riguarda la tutela dei conducenti che non partecipano alla mobilitazione e la libera circolazione delle merci. Secondo quanto riferito dalle strutture territoriali e dalle imprese associate, nella notte tra il 12 e il 13 ottobre alcuni autisti sarebbero stati affiancati da altri veicoli e indotti a raggiungere aree di servizio, dove sarebbero poi rimasti bloccati da mezzi pesanti disposti di traverso. Le associazioni riferiscono inoltre di un clima intimidatorio e della presenza di persone che avrebbero brandito oggetti contundenti. Gli episodi, viene precisato, riguarderebbero conducenti professionali e dipendenti di imprese che hanno scelto di proseguire l’attività. Una condizione che, oltre alla sicurezza personale, potrebbe incidere sui tempi di guida e di riposo e sulla regolare consegna delle merci. Le sigle riconoscono le difficoltà economiche alla base della protesta autotrasporto Puglia, legate in particolare ai costi del gasolio, ma separano nettamente tali criticità dagli episodi segnalati. Nel testo si legge: “La sicurezza delle persone viene prima di tutto: per chi sceglie di fermarsi, come per chi sceglie di lavorare”.
Chiesti presidi costanti e rimozione dei blocchi
Al centro della richiesta rivolta a Piantedosi c’è il rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nelle aree coinvolte dalla protesta autotrasporto Puglia. Le associazioni sollecitano un presidio costante delle aree di servizio e delle principali arterie interessate, insieme alla rimozione degli eventuali ostacoli alla circolazione e alla liberazione dei mezzi che risultassero trattenuti. L’obiettivo indicato è consentire a conducenti e imprese che intendono continuare a lavorare di farlo senza rischi, garantendo al tempo stesso la continuità delle filiere e il trasporto delle merci. Il documento distingue il diritto alla mobilitazione dai comportamenti che, secondo le segnalazioni raccolte, limiterebbero la libertà di movimento dei lavoratori. Le associazioni sottolineano infatti che “tali azioni di blocco e violenza messe in atto non possono in alcun modo mettere a repentaglio la sicurezza e la libertà di circolazione, impedendo alle imprese di lavorare e alle filiere di essere rifornite”. Sul fronte economico, le rappresentanze ricordano di avere già richiesto interlocuzioni urgenti con il Governo per affrontare le difficoltà degli operatori, ma chiedono che il confronto sul costo del carburante proceda separatamente dalla gestione dell’ordine pubblico.
Monitoraggio provinciale e risposta entro 24 ore
Le sigle chiedono inoltre che l’evoluzione della protesta autotrasporto Puglia venga esaminata nei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, prevedendo un confronto con le associazioni nazionali del settore e un monitoraggio continuativo della situazione. Tra le richieste figura anche l’individuazione di un referente al quale poter trasmettere in tempo reale segnalazioni, immagini, video e altra documentazione raccolta sul territorio. L’urgenza viene collegata alla possibilità che la mobilitazione si estenda ulteriormente nei giorni successivi. Per questo le organizzazioni chiedono al ministro dell’Interno un riscontro entro 24 ore. A firmare l’iniziativa sono ANITA, CNA/FITA, Confartigianato Trasporti, FAI, FEDIT, FIAP, SNA Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, UNATRAS e ASSOTIR. La posizione comune concentra quindi l’attenzione su due piani distinti: da un lato le difficoltà economiche che alimentano la mobilitazione degli autotrasportatori; dall’altro la necessità, ritenuta immediata, di garantire sicurezza e libertà di circolazione a chi sceglie di non aderire alle iniziative di fermo.



