Mobilità nelle aree interne, dal convegno di Ragusa il modello del trasporto a chiamata Pulmì

12 Marzo 2026
2 mins read

Dal convegno nazionale di Ragusa emerge il ruolo del trasporto a chiamata per contrastare la povertà dei trasporti. Il progetto Pulmì viene indicato come possibile modello per migliorare la mobilità nelle aree interne.

La mobilità come diritto sociale e leva di sviluppo territoriale è stata al centro del convegno nazionale dedicato alla riduzione della “transport poverty”, ospitato all’auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla. L’iniziativa ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti, università e operatori del settore per discutere soluzioni capaci di migliorare l’accesso ai servizi di trasporto nei territori a domanda debole. Nel corso degli interventi è emersa con forza la necessità di affiancare ai modelli tradizionali anche strumenti più flessibili, tra cui il trasporto a chiamata, capace di adattare percorsi e orari alle esigenze degli utenti. Barbara Sarnari, vicepresidente di Svi.Med., ha sottolineato come la riduzione della povertà dei trasporti richieda un cambiamento su più livelli – culturale, normativo ed economico – evidenziando che nelle aree interne spesso l’unico collegamento garantito resta quello scolastico. In questo contesto il trasporto a chiamata viene considerato uno strumento utile per ampliare l’offerta di mobilità e garantire spostamenti anche per lavoro, servizi e attività sociali.

I dati sul divario del trasporto pubblico

Nel corso del convegno sono stati presentati anche alcuni dati sul trasporto pubblico locale nei capoluoghi italiani di dimensioni simili a Ragusa. Secondo le elaborazioni illustrate durante l’incontro, la media nazionale è di circa otto autobus ogni mille abitanti, mentre a Ragusa il dato era sceso a 1,2, uno dei valori più bassi tra i capoluoghi italiani. Il divario emerge anche nella capacità complessiva di trasporto, molto inferiore rispetto alla media nazionale. Per gli esperti intervenuti, tra cui Raimondo Orsini della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, la risposta non può essere affidata a un solo strumento: il sistema della mobilità dovrebbe integrare trasporto pubblico locale, sharing mobility, taxi, servizi con conducente e trasporto a chiamata. Un approccio che consentirebbe di costruire un’offerta più flessibile e accessibile, soprattutto nei territori con domanda di mobilità più frammentata.

Il progetto Pulmì e le prospettive del trasporto a chiamata

Tra i temi centrali emersi durante il convegno anche il progetto Pulmì, primo servizio sperimentale di trasporto a chiamata collettivo attivato in Sicilia. Il servizio è stato promosso da Svi.Med., Fondazione San Giovanni Battista e L’Argent Aps e sperimentato nei comuni di Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo. Il sistema funziona attraverso prenotazione tramite app, sito web o call center e organizza percorsi e fermate in base alle richieste degli utenti, secondo il modello del Demand Responsive Transit. Durante il confronto è stato evidenziato come il trasporto a chiamata possa integrare i servizi di linea e contribuire a ridurre l’isolamento di alcune fasce della popolazione, in particolare anziani, persone con disabilità e cittadini che vivono nei piccoli centri. L’assessore comunale ai Trasporti Giovanni Gurrieri ha annunciato che il trasporto a chiamata sarà inserito nella nuova gara per il trasporto pubblico locale del Comune di Ragusa. L’obiettivo indicato dai relatori è ora trasformare l’esperienza di Pulmì in un modello stabile, capace di essere replicato anche in altri territori con caratteristiche simili.

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