Intervista a Riccardo Amoroso, amministratore delegato di CiviSmart
L’energia come infrastruttura abilitante, capace di accendere non soltanto lampioni, ma nuove prospettive per le città e per il trasporto pubblico locale. È da questa visione che nasce la proposta presentata da CiviSmart allo scorso NME, dove l’azienda ha presentato una soluzione integrata per l’elettrificazione delle flotte pubbliche. Un’evoluzione naturale per una società che oggi rappresenta il quinto operatore dell’illuminazione pubblica in Italia e che, attraverso la propria esperienza nelle smart cities, accompagna comuni e pubbliche amministrazioni lungo il percorso della transizione energetica. “Oggi serviamo circa 250 comuni in tutta Italia – ci ha spiegato Riccardo Amoroso, amministratore delegato di CiviSmart – e li accompagniamo in quello che è un percorso di transizione sostenibile, aiutandoli a mettere a terra tecnologie innovative che impattino positivamente sull’ambiente, ma consentano anche di abbassare i costi, liberando risorse per offrire servizi migliori ai cittadini”. L’azienda nasce dalla fusione di tre realtà storiche dell’illuminazione pubblica, radicate rispettivamente in Basilicata, Marche e Veneto: un patrimonio di esperienza che oggi si traduce in una proposta più ampia, che va dall’efficientamento energetico degli edifici pubblici fino all’elettrificazione delle flotte comunali e del trasporto pubblico locale.
La sostenibilità che convince è quella economica
Nel dibattito sulla mobilità elettrica il tema ambientale occupa spesso il centro della scena. Per Amoroso, però, il vero motore del cambiamento è un altro. “La sostenibilità in termini di riduzione delle emissioni è fondamentale, nessuno lo mette in discussione, ma il driver vero di questo cambiamento, la leva senza la quale i principi non avrebbero chance di tradursi in nuovi modelli operativi, è la sostenibilità finanziaria. E la tecnologia elettrica costa meno: se si guarda al costo al chilometro lungo tutto il ciclo di vita del veicolo, negli otto-dieci anni di esercizio, il mezzo a batteria è vincente rispetto a quello diesel. E poi ci sono anche tutti gli altri vantaggi: le zero emissioni non inquinano, sono silenziose, moderne e migliorano il livello del servizio offerto alla comunità”. Una convinzione maturata sul campo e supportata da una visione industriale che va oltre la semplice fornitura del veicolo: CiviSmart propone infatti un modello “chiavi in mano” che comprende autobus, infrastrutture di ricarica, fornitura energetica da fonti rinnovabili, impianti fotovoltaici, sistemi di smart charging, formazione degli operatori e consulenza per la pianificazione della transizione. “Forniamo ai nostri clienti sia il veicolo sia tutta l’infrastruttura di ricarica: le colonnine, i lavori elettrici di connessione, i contratti più vantaggiosi con i supplier di energia verde. Interveniamo anche sul deposito, installando impianti fotovoltaici e sistemi di gestione intelligente della ricarica per ottimizzare i costi. Aiutiamo inoltre le aziende di trasporto a capire quali linee elettrificare per prime e come ridefinire il modello operativo”.
Il nodo dei finanziamenti
Ma il vero elemento di rottura è rappresentato dal modello finanziario. In Italia, osserva Riccardo Amoroso, la pubblica amministrazione continua a ragionare prevalentemente in funzione dei finanziamenti statali disponibili. Un approccio che rischia di rallentare il rinnovamento delle flotte proprio nel momento in cui l’erogazione delle risorse straordinarie del PNRR si avvia alla conclusione. “Tradizionalmente la pubblica amministrazione utilizza fondi pubblici; con noi invece si appoggia a un soggetto privato. Serve un salto culturale, ma quando questo passaggio viene compiuto il modello si dimostra efficace perché il privato è in grado di far funzionare meglio il progetto e sa come ridurre i costi”. Il messaggio è chiaro: non è più tempo di dipendere esclusivamente dai contributi pubblici. “Anche ipotizzando che fossero stati utilizzati integralmente i fondi PNRR e PNSMS – puntualizza Amoroso -, si sarebbe arrivati a rinnovare circa il 20 per cento della flotta del trasporto pubblico locale italiano. Significa che resta comunque un’enorme quantità di lavoro da fare e il capitale privato rappresenta oggi l’acceleratore che serve”.

Superare la resistenza al cambiamento
Se l’interesse verso il modello cresce, resta però un ostacolo da superare: la resistenza al cambiamento. Secondo il manager infatti, la principale barriera non è economica né tecnologica, ma psicologica. “Quando si passa all’elettrico emergono timori legati alla complessità tecnica, alla gestione della ricarica e all’organizzazione operativa. Ma il vero cambio di mentalità consiste nel transitare dall’idea di aspettare i soldi dello Stato a quella di utilizzare il privato per gestire una transizione complessa, accelerandola e beneficiando subito dei risparmi generati dalla nuova tecnologia”. “Più che una questione geografica poi, è una questione di persone: dipende molto dalla visione del sindaco, del tecnico comunale o del responsabile regionale. Chi si interessa, lo fa inizialmente per ragioni ambientali, ma quando comprende che queste soluzioni consentono anche di ridurre i costi, gli occhi iniziano a brillare sul serio. E poi c’è il classico effetto emulazione: quando una pubblica amministrazione nota che quella vicina ha intrapreso il percorso con successo, allora è più propensa a sedersi al tavolo e ad aprire la discussione”.
Un operatore in crescita
Con sede a Milano e circa 150 dipendenti, CiviSmart sta attraversando una fase di forte espansione. In poco più di un anno è passata da 370 mila a oltre 500 mila punti luce gestiti, raggiungendo una quota di mercato del 5 per cento nell’illuminazione pubblica italiana. Alla sua guida c’è, appunto, Riccardo Amoroso, classe 1973, ingegnere meccanico con MBA negli Stati Uniti, alla UCLA, manager con lunga esperienza internazionale maturata tra McKinsey ed Enel, dove ha lavorato per sedici anni occupandosi di innovazione, smart city e mobilità elettrica. Un percorso che lo ha portato a seguire direttamente l’implementazione di circa 3.000 autobus elettrici in diverse aree del mondo, dall’America Latina all’Europa. Oggi quella stessa esperienza viene messa al servizio di una convinzione precisa: la transizione energetica nel TPL può procedere più velocemente se pubblico e privato smettono di considerarsi alternativi e iniziano a lavorare come partner. Perché, come suggerisce la storia stessa di CiviSmart, la luce non serve soltanto a illuminare le strade: può anche indicare nuove direzioni.


