Le accise sul gasolio restano ridotte fino al 26 agosto, mentre il Governo cerca nuove coperture finanziarie.
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Caro carburanti, Ruote Libere chiede accise mobili e Fuel Surcharge obbligatorio

27 Luglio 2026
2 mins read

Per affrontare il caro carburanti, Ruote Libere propone di tutelare l’autotrasporto con il rimborso delle accise al conto terzi e l’adeguamento automatico dei contratti

Il caro carburanti sta producendo effetti rilevanti sui bilanci di famiglie e imprese e, secondo le stime della CGIA di Mestre, nel 2026 determinerà quasi 29 miliardi di euro di maggiori costi energetici. Di questi, 13,6 miliardi saranno riconducibili agli aumenti di benzina e gasolio. In questo quadro Ruote Libere richiama l’attenzione sulle difficoltà dell’autotrasporto, settore nel quale il carburante rappresenta una materia prima e le oscillazioni dei prezzi non vengono sempre trasferite con rapidità alla committenza. «L’autotrasporto non può continuare a essere il bancomat della filiera e il parafulmine di ogni crisi energetica», afferma la presidente nazionale Cinzia Franchini. Un ulteriore elemento riguarda il rischio di crescita del mercato illecito: in alcune aree autostradali, osserva Franchini, il gasolio ha superato i 2,70 euro al litro, ampliando il divario competitivo tra le imprese regolari e gli operatori che si riforniscono attraverso canali paralleli. La presidente valuta positivamente i 300 milioni di euro destinati al credito d’imposta per l’autotrasporto, ma sottolinea i limiti operativi della misura. Le aziende devono infatti anticipare la spesa, attendere l’apertura della piattaforma, presentare la domanda e recuperare successivamente il beneficio mediante compensazione fiscale. Il fondo, inoltre, riguarda un periodo circoscritto ed è rivolto ai veicoli superiori a 7,5 tonnellate di classe Euro V o più recente.

Accise mobili e tutela delle misure per l’autotrasporto

Nel confronto politico sul caro carburanti è tornata anche l’ipotesi delle accise mobili, sostenuta da Ruote Libere come strumento per restituire temporaneamente agli utenti una parte del maggiore gettito IVA prodotto dall’aumento dei prezzi. «È giusto utilizzare una parte del maggiore gettito IVA generato dall’aumento del prezzo dei carburanti per ridurre temporaneamente le accise», sostiene Franchini. Il meccanismo, tuttavia, non sarebbe sufficiente qualora la riduzione si fermasse a pochi centesimi per litro, a fronte di un incremento del gasolio vicino ai trenta centesimi nel giro di alcune settimane. Secondo la presidente, le accise mobili dovrebbero quindi inserirsi in una revisione più ampia, senza indebolire gli strumenti già destinati all’autotrasporto professionale. «Le accise mobili devono affiancarsi, e non sostituirsi, alle misure dedicate al settore», precisa. Per Ruote Libere, un intervento generalizzato non dovrebbe essere finanziato riducendo le agevolazioni riconosciute alle imprese che utilizzano il gasolio come principale fattore produttivo. Il punto, dunque, non riguarda soltanto l’entità dello sconto, ma il rapporto tra una misura rivolta alla generalità degli utenti e la continuità delle tutele specifiche per chi opera nel trasporto delle merci.

Fuel Surcharge e rimborso delle accise al conto terzi

La proposta centrale avanzata da Ruote Libere per gestire il caro carburanti riguarda l’introduzione obbligatoria del Fuel Surcharge in tutti i contratti di trasporto. Il sistema consentirebbe di adeguare automaticamente i corrispettivi alle variazioni del prezzo del gasolio, distribuendo il rischio lungo la filiera anziché concentrarlo sulle imprese di autotrasporto. «Le variazioni del costo del carburante devono essere trasferite automaticamente lungo tutta la filiera attraverso un meccanismo trasparente e uguale per tutti», afferma Franchini. A questa misura si affianca la richiesta di rivedere il rimborso delle accise, riservandolo alle aziende professionali che operano in conto terzi. Secondo Ruote Libere, la scelta avrebbe una funzione industriale e ambientale: le imprese specializzate nella logistica possono ottimizzare i carichi, limitare i tragitti a vuoto, organizzare in modo più efficiente i viaggi e investire nell’innovazione. L’obiettivo indicato è indirizzare le risorse pubbliche verso il modello organizzativo ritenuto capace di generare maggiori benefici, con una riduzione del traffico, dei consumi e delle emissioni di CO₂. «L’autotrasporto non chiede assistenza. Chiede regole moderne, certezza dei costi e una politica dei trasporti che premi efficienza, legalità e competitività», conclude Franchini, sollecitando un intervento strutturale che superi il ricorso periodico a bonus e provvedimenti emergenziali.

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