Cardile, Stellantis Pro One: Ducato e Doblò, i più amati dalle aziende italiane

Chiudono l’anno in pari in Italia i veicoli commerciali della divisione Pro One, al netto delle dinamiche di produzione del gruppo Stellantis che nel 2025 hanno visto uscire dagli impianti del nostro Paese il 20 per cento in meno di auto e van rispetto al 2024. Se i dodici mesi però assegnano il 40 per cento della quota, contro il 39,9 dello scorso anno, questo non può significare altro che un grande attaccamento e un’assoluta fidelizzazione del mercato ai marchi che costruiscono l’universo del costruttore italo-francese nel settore dei veicoli commerciali, e quindi Fiat Professional, Peugeot, Citroën e Opel, con il brand italiano che si aggiudica i primi due posti del podio dei van più venduti. Entriamo nei dati di mercato e nella loro lettura insieme a Salvatore Cardile, marketing manager di Stellantis Pro One.

Salvatore Cardile, come si sono comportati i brand LCV di Stellantis nel 2025 e quali le performance nei diversi segmenti?

L’importante di quota di mercato di Stellantis Pro One nel segmento LCV, parliamo del 40 per cento, è stata realizzata principalmente grazie al brand Fiat Professional, che ha chiuso l’anno al 26,4 per cento, crescendo di 2,8 punti rispetto al 2024. Seguono Peugeot, stabile al 5,4 per cento, e Citroën che a fine dicembre si è fermata al 4,6 per cento, penalizzata di un punto rispetto al 2024 dall’arrivo della nuova C3 van solo nel mese di maggio. Chiude la nostra classifica Opel al 2,8 per cento, in leggero calo rispetto ai dodici mesi precedenti. Entrando nello specifico dei diversi segmenti, registriamo con soddisfazione una leadership di mercato equilibrata, a partire dai car-derived van, dove abbiamo chiuso al 63,5 per cento grazie alle strepitose performance di Fiat Panda Van – 38,7 per cento – e C3 Van che, nonostante la partenza ritardata, ha comunque chiuso l’anno al 13,2 per cento.

Passando ai compatti, i marchi Stellantis Pro One hanno portato a casa il 54,4 per cento di quota, con Doblò al primo posto del segmento (37,9 per cento) – nonché secondo van più venduto in assoluto in Italia – e Berlingo al terzo al 6,9. Passando ai van medi, anche qui, leadership di Pro One con il 37,9 per cento di quota e Fiat Scudo che chiude al 22,1 di quota in crescita di 2,9 punti rispetto all’anno precedente. E infine, sul segmento dei large, 39,2 per cento di quota e Ducato al primo posto dei van più venduti del segmento – e in assoluto – con il 27,8 per cento, in crescita di 3,6 punti. Come vedete, Fiat Professional è il brand che maggiormente si è distinto in Pro One: è il primo marchio sul mercato e firma i primi due modelli più consegnati, Ducato con 20.659 unità e Doblò con 20.000 unità.

Un risultato frutto di un lavoro di squadra svolto insieme alla rete?

Sì, assolutamente: i marchi Stellantis Pro One hanno ben performato sia sul canale B2C – quindi partite IVA e ditte individuali -, dove sono cresciuti di 3 punti, arrivando ad una quota di mercato del 29,4 per cento, sia sulle flotte delle grandi aziende, ambito in cui abbiamo registrato un importante consolidamento. In entrambi i casi la rete è stata assoluta protagonista, affiancandoci con precisione sulle diverse tipologie di clientela: il cammino di professionalizzazione e l’impegno profuso nella distribuzione dei vari brand sui diversi concessionari hanno portato ottimi frutti. Il ruolo del network è centrale per dare la giusta consulenza ai clienti: la nostra risposta cambia a seconda della tipologia di azienda, del modello di business, dell’area geografica nella quale si svolge l’attività. Siamo costantemente impegnati insieme ai nostri partner in un’attenta lettura della fotografia che ci forniscono le aziende per capire insieme quali veicoli inserire in flotta. Discorso che vale a maggior ragione per i mezzi elettrici.

Stellantis Pro One ha infatti una gamma a batteria completa: come avete chiuso l’anno da questo punto di vista? 

In un mercato dell’elettrico che ancora non esprime in Italia il suo grande potenziale e che dunque consente un ampio margine di crescita, Pro One ha chiuso l’anno con 1.727 immatricolazioni, che rappresentano quasi il 2,5 per cento del totale Stellantis, in crescita di 500 unità rispetto al 2024. Siamo certi che su alcune mission, come il Last Mile Delivery, che svolge un ruolo chiave all’interno delle aree metropolitane, il percorso è ancora lungo e la diffusione dei veicoli elettrici ha ottime prospettive. Nel 2026 affronteremo la clientela in maniera ancora più efficace, per favorire la transizione e garantire alle imprese la massima continuità nel business. Questo per noi è l’obiettivo principale: l’azienda, e parlando di elettrico ci rivolgiamo soprattutto a quelle di grandi dimensioni che acquisiscono queste tipologie di veicoli prevalentemente con soluzioni di noleggio o di leasing, deve avere la possibilità di inflottare veicoli a batteria continuando a svolgere le proprie mission con un’efficienza maggiorata rispetto a quella assicurata dai mezzi termici, e senza stravolgere le proprie routine. Al tempo stesso lavoreremo perché la filosofia dell’elettrico possa adeguarsi al meglio anche alle esigenze della clientela retail.

Salvatore Cardile, restando sul tema dei veicoli elettrici, come pensa che dovrebbe essere strutturato il sistema di incentivazione? 

Sarebbe importante innanzitutto che ci fosse stabilità e che quindi le misure contributive avessero un respiro pluriennale, in modo che il cliente inizi questo percorso verso l’elettrificazione con la certezza di poter puntare lo sguardo lontano. Mentre le piccole aziende sulle diverse scelte, anche sull’elettrico, non hanno che da operare una sorta di on-off, e semplicemente inserire il veicolo a parco una volta giudicato positivo il conto economico, le realtà più strutturate preparano piani su più anni, decidendo oggi quanti e quali veicoli inserire in flotta a medio e lungo periodo: avere una continuità su questo aspetto è la chiave più importante. La seconda necessità per il mercato sarebbe quella di un sistema di incentivazione proporzionale rispetto a tutti i veicoli a basse emissioni, quindi sicuramente i full electric, ma anche i termici di ultimissima generazione che, nel caso di clienti sprovvisti di un business case positivo sulla transizione alla batteria, sarebbero comunque preziosi per abbattere le emissioni del parco circolante e aumentare la sicurezza delle nostre strade.

Previsioni per il 2026: quali saranno i trend del mercato? 

Riguardo all’industry dei veicoli commerciali noi vediamo un 2026 stabile o leggermente in calo rispetto al 2025: il mercato dei veicoli commerciali è da sempre un anticipatore di segnale, capace di rivelare come sta andando l’economia, e oggi non possiamo fare a meno di leggere molta instabilità a livello macroeconomico. Situazione che dunque potrebbe riflettersi, almeno nei primi mesi dell’anno, ripeto, in un leggero calo. Ci auguriamo una ripresa nel corso dell’anno. 

Ci saranno novità in termini di prodotti e servizi nel mondo Stellantis Pro One?

Per quanto concerne il tema degli allestimenti, stiamo progressivamente lavorando per offrire attraverso i nostri concessionari un’offerta sempre più strutturata attraverso tool e accordi con i partner allestitori che possano fornire soluzioni il più standardizzate possibile in ottica di contenimento costi, ma con livelli qualitativi di assoluta eccellenza. Parlando invece di novità di prodotto, a breve con Fiat Professional lanceremo il TRIS, pick-up full electric a tre ruote, mentre nella seconda metà dell’anno proporremo al mercato una versione della piattaforma K9 su tutti e quattro i brand, e quindi su Doblò, Combo, Partner e Berlingo, con un taglio legato all’artigiano, al professionista che vuole ricavare all’interno del veicolo una piccola postazione di lavoro: sarà una novità concentrata prevalentemente nella parte anteriore dell’abitacolo del mezzo, con l’obiettivo di abbassare i costi di esercizio e aumentare la fruibilità del veicolo. La nostra filosofia non cambia: fornire al cliente professionale tutti gli strumenti che servono per lavorare in modo efficiente e redditizio. È vero, siamo già leader di mercato, e abbiamo una rassicurante quota del 40 per cento, ma vogliamo che questa sia per noi la base per crescere ulteriormente nel 2026. Raggiungere risultati importanti è per noi solo lo step intermedio di un percorso che ci vede oggi impegnati a mantenere quei numeri e possibilmente superarli.

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