Il gruppo Stellantis frena sulla transizione elettrica: maxi-svalutazione da 22 miliardi, azioni giù del 20%. Il nuovo piano privilegia modelli ibridi e un approccio più cauto.
Il gruppo Stellantis ha vissuto una delle giornate peggiori della sua storia recente, con un crollo del titolo superiore al 20% in Borsa. All’origine della caduta, una maxi-svalutazione da oltre 22 miliardi di euro legata alla revisione del piano strategico per l’elettrico. Il gruppo, nato dalla fusione tra FCA e PSA, ha riconosciuto di aver sovrastimato la velocità di penetrazione dei veicoli elettrici, soprattutto nel mercato statunitense. Questa presa d’atto – definita internamente “svalutazione di realtà” – comporterà un impatto diretto sui conti del secondo semestre 2025. La reazione dei mercati non si è fatta attendere, penalizzando un gruppo che ora dovrà riconquistare la fiducia degli investitori. Il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ha annunciato un “reset strategico” per riallineare offerta e domanda in modo più coerente e sostenibile.
Dietrofront sull’elettrico e stop ai dividendi
Le conseguenze della svolta sono rilevanti: Stellantis ha sospeso il pagamento dei dividendi per l’anno in corso e ridimensionato numerosi progetti nel settore della mobilità elettrica. Tra questi, rientrano joint venture per la produzione di batterie e linee produttive dedicate. La casa automobilistica punterà ora su un’elettrificazione più “prudente”, privilegiando modelli ibridi e contenendo gli investimenti in segmenti ancora non redditizi. Filosa ha spiegato che la nuova strategia mira a “semplificare la gamma, ottimizzare i costi e concentrare gli sforzi su tecnologie con ritorni più certi”. Pur assicurando la solidità finanziaria del gruppo, il cambio di rotta evidenzia una transizione all’elettrico forse troppo ambiziosa e accelerata, rivelatasi fragile di fronte a una domanda reale meno dinamica del previsto.
Ricadute industriali e incognite per l’Italia
La ristrutturazione avrà effetti significativi sulla filiera e sui territori in cui Stellantis è presente. In Europa, e in particolare in Italia, dove il gruppo mantiene diversi stabilimenti e una rete estesa di fornitori, il taglio degli investimenti EV rischia di rallentare progetti già avviati. La riduzione della capacità produttiva, unita a una ridefinizione delle priorità industriali, potrebbe avere impatti occupazionali non trascurabili. Tuttavia, la nuova strategia, che ridimensiona ma non abbandona l’elettrico, potrebbe favorire una transizione più graduale e adattiva – soprattutto nei mercati dove infrastrutture e domanda non sono ancora maturi. Il caso Stellantis rappresenta un segnale chiaro per l’intero comparto: la transizione verde richiede visione, sì, ma anche flessibilità, lettura puntuale del mercato e capacità di correggere la rotta senza compromettere la tenuta industriale e finanziaria.



