Nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz riaccendono l’allarme sulla sicurezza della rotta petrolifera globale. Navi mercantili danneggiate e tensioni tra Stati Uniti e Iran aumentano l’incertezza sul futuro dei transiti.
Lo Stretto di Hormuz è tornato ieri al centro delle tensioni geopolitiche dopo che tre navi mercantili sono state colpite in diverse aree della rotta marittima. L’incidente più grave ha riguardato la bulk carrier thailandese Mayuree Naree, raggiunta da due proiettili di origine non identificata mentre navigava circa undici miglia nautiche a nord dell’Oman. L’impatto ha provocato un incendio nella sala macchine, successivamente domato dall’equipaggio. Venti membri della nave sono stati evacuati dalla marina omanita, mentre tre marittimi sono rimasti a bordo come equipaggio minimo in attesa di assistenza. L’episodio interrompe una breve pausa di alcuni giorni negli attacchi registrati nello Stretto di Hormuz, corridoio marittimo fondamentale attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas destinati ai mercati globali. La situazione resta fragile: le operazioni militari statunitensi e israeliane contro obiettivi iraniani hanno innescato una fase di forte instabilità regionale, con Teheran che ha minacciato di bloccare i flussi energetici se le ostilità dovessero proseguire.
Altri due mercantili danneggiati
Gli altri due episodi avvenuti nello Stretto di Hormuz hanno provocato danni limitati. La portacontainer giapponese ONE Majesty è stata colpita da un proiettile sconosciuto circa 45 chilometri a nord-ovest di Ras Al Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti, riportando danni sopra la linea di galleggiamento ma senza feriti tra l’equipaggio. Un secondo mercantile, la bulk carrier Star Gwyneth battente bandiera delle Isole Marshall, è stato invece colpito mentre si trovava all’ancora circa cinquanta chilometri a nord-ovest di Dubai, sul lato occidentale dello Stretto di Hormuz. Il colpo ha danneggiato lo scafo nella zona della stiva, senza provocare conseguenze gravi per i marittimi. Gli incidenti si verificano in un contesto di traffico ridotto: molte compagnie di navigazione stanno evitando la rotta dello Stretto di Hormuz per timore di nuovi attacchi o della presenza di mine navali, ipotesi che continua a essere oggetto di verifiche da parte delle autorità internazionali.
La situazione generale nello Stretto e gli effetti sul mercato
La situazione complessiva nello Stretto di Hormuz rimane altamente instabile. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver distrutto sedici imbarcazioni iraniane sospettate di posare mine nell’area, nell’ambito di un’operazione più ampia mirata a ridurre la capacità navale di Teheran. Anche pochi ordigni, secondo diversi analisti navali, sarebbero sufficienti a scoraggiare il traffico commerciale e a far aumentare i costi assicurativi per le compagnie marittime. L’ipotesi di convogli navali per scortare petroliere e cargo è stata discussa tra gli alleati occidentali, ma al momento non è stata formalizzata una missione stabile. Intanto alcuni operatori energetici stanno deviando le rotte per limitare l’esposizione allo Stretto di Hormuz, mentre infrastrutture alternative – come oleodotti verso il Mar Rosso – vengono utilizzate a piena capacità. In questo scenario la sicurezza della rotta resta una variabile centrale per l’equilibrio dei mercati petroliferi e per la stabilità delle catene di approvvigionamento globali.



