Supply chain resilienti e free zone al centro del Congresso WFZO di Panama, con IRU che chiede corridoi commerciali più flessibili.
Supply chain resilienti e free zone al centro del Congresso WFZO di Panama, con IRU che chiede corridoi commerciali più flessibili.

Supply chain resilienti e free zone, la linea di IRU al Congresso WFZO di Panama

21 Maggio 2026
2 mins read

Al Congresso WFZO, IRU ha collegato il futuro delle free zone alle supply chain resilienti, tra corridoi alternativi, regole armonizzate e strumenti digitali per sostenere il commercio internazionale

Le supply chain resilienti sono entrate al centro del dibattito sulle free zone e sulla tenuta del commercio globale. Al 12° Congresso della World Free Zones Organization, svoltosi a Panama City il 18 maggio, il segretario generale di IRU, Umberto de Pretto, ha indicato come superata la stagione delle filiere costruite attorno a una sola rotta, invitando governi e zone franche a investire in corridoi commerciali sostenuti da strumenti agili, armonizzati e digitali. Il punto, ha spiegato, non riguarda soltanto il luogo in cui le merci si muovono, ma il modo in cui le catene di approvvigionamento vengono progettate. In questo quadro, le tensioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, insieme agli effetti della pandemia di Covid-19, hanno mostrato la fragilità di un sistema troppo dipendente da un solo percorso o da una sola modalità di trasporto. Per de Pretto, “Dobbiamo abbandonare l’ottimizzazione basata su una sola rotta e orientarci verso agilità e resilienza delle supply chain”. E ancora: “Non si tratta di una perturbazione temporanea; è un campanello d’allarme strutturale”. L’idea di fondo emersa dal Congresso è che le supply chain resilienti non rappresentino più un’opzione organizzativa, ma una condizione necessaria per garantire continuità agli scambi in uno scenario segnato da crisi ricorrenti, instabilità geopolitica e pressioni crescenti sui principali snodi logistici.

Il trasporto stradale come fattore di adattamento

Nel ragionamento proposto da IRU, il trasporto su strada ha assunto una funzione sempre più rilevante come livello di adattamento delle filiere. Quando il trasporto marittimo o quello aereo subiscono rallentamenti, interruzioni o deviazioni, la strada è spesso la modalità che riesce a reagire con maggiore rapidità. De Pretto ha definito questo meccanismo “principio dell’elettricità”, riassumendolo così: “Quando una rotta si blocca, le merci scorrono attraverso un’altra, ma solo se procedure, garanzie e quadri giuridici sono già in vigore”. Il passaggio decisivo, quindi, non era trovare un’alternativa nel pieno dell’emergenza, ma costruirla prima, verificarla e renderla pronta all’uso. In questa prospettiva, le supply chain resilienti dipendono da un’infrastruttura normativa e operativa già funzionante, capace di collegare modalità diverse di trasporto senza rallentamenti amministrativi o incertezze giuridiche. Da qui il richiamo a free zone più integrate nei corridoi logistici internazionali e meno esposte al rischio di paralisi quando una direttrice si interrompe.

Il sistema TIR e il fronte latinoamericano

È in questo contesto che IRU ha richiamato il ruolo del sistema TIR, indicato come uno strumento già disponibile per rendere operative le supply chain resilienti. Il meccanismo consente infatti trasporti multimodali door-to-door basati su un’unica garanzia e una sola dichiarazione, collegando corridoi e modalità sotto un quadro comune di fiducia. Un caso citato durante il Congresso ha riguardato il traffico di beni essenziali tra Qatar e Arabia Saudita: il carico di Qatar Airways in arrivo a Doha viene trasferito su veicoli sigillati e approvati TIR, quindi inoltrato verso il mercato saudita. Sul piano regionale, il Brasile è stato indicato come l’ultimo Paese latinoamericano ad avere aderito al sistema, accanto ad Argentina e Cile. Secondo IRU, l’estensione di questo modello può rafforzare l’efficienza, la sicurezza e l’armonizzazione del commercio transfrontaliero in America Latina. De Pretto ha riassunto così il messaggio rivolto alla regione: “La soluzione pronta all’uso per sicurezza e facilitazione esiste già. La questione non è se l’America Latina ne abbia bisogno. La questione è con quale rapidità si intenda agire”.

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