Auto elettriche in Europa, lo studio T&E avverte: target CO2 più deboli metterebbero a rischio investimenti, batterie e lavoro.
Auto elettriche in Europa, lo studio T&E avverte: target CO2 più deboli metterebbero a rischio investimenti, batterie e lavoro.

Auto elettriche, T&E: 34 gigafactory e 50mila posti a rischio se l’UE allenta i target CO2

12 Maggio 2026
2 mins read

Secondo T&E, un ridimensionamento degli obiettivi europei sulle auto elettriche ridurrebbe la produzione di veicoli, frenerebbe gli investimenti nelle batterie e aumenterebbe la dipendenza dal petrolio

Le auto elettriche restano, secondo T&E, il principale fattore che orienta oggi gli investimenti nell’industria automobilistica globale, ma l’Europa rischia di compromettere questa traiettoria se dovesse ridimensionare i target sulle emissioni di CO2 per le nuove auto. L’organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti ha analizzato tre scenari: il mantenimento dell’attuale quadro normativo UE; la revisione proposta dalla Commissione europea nel dicembre scorso; e un terzo scenario costruito sulle richieste avanzate dai costruttori. Da questa simulazione emerge che un indebolimento delle regole potrebbe tradursi in una perdita industriale rilevante. Nel caso in cui venisse accolta la richiesta di calcolare il target 2030 sulla media di cinque anni, la produzione europea di veicoli elettrici a batteria potrebbe scendere da 7,4 a 3,7 milioni di unità nel 2030. Un ulteriore allentamento dell’obiettivo 2035, con una riduzione delle emissioni portata dal 100% all’80%, ridurrebbe inoltre del 46% la produzione prevista di BEV in quell’anno.

Batterie, occupazione e filiera industriale

L’impatto riguarderebbe soprattutto la catena produttiva legata alle auto elettriche. T&E stima che un taglio agli obiettivi sulle emissioni farebbe diminuire di oltre due terzi la capacità produttiva europea di batterie entro il 2030, con una contrazione pari a 1.024 GWh. In termini industriali, significherebbe la mancata realizzazione di 34 gigafactory delle dimensioni di Northvolt e fino a 47mila posti di lavoro in meno. Il ridimensionamento colpirebbe anche i materiali più strategici: la produzione locale di catodi, componente a maggior valore aggiunto di una batteria, potrebbe coprire oltre due terzi del fabbisogno europeo entro il 2030 solo mantenendo standard severi sulle emissioni. In caso contrario, secondo lo studio, arriverebbero a compimento appena cinque progetti industriali, sufficienti a coprire poco più del 10% della domanda prevista. Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, osserva: “Se l’Europa indebolisce i suoi obiettivi climatici, la Cina avanzerà ulteriormente e l’UE rischia di perdere le sue nascenti industrie di batterie e veicoli elettrici.”

Il nodo italiano e il costo energetico per l’UE

Nel quadro delineato da T&E, le auto elettriche rappresentano anche per l’Italia una possibile leva di recupero produttivo, dopo un decennio che ha portato la produzione automobilistica nazionale a circa 230mila unità. Con il mantenimento degli attuali obiettivi europei e con politiche industriali orientate all’elettrificazione, il volume produttivo potrebbe risalire fino a circa 412mila veicoli entro il 2035. Nello stesso arco temporale, il valore della produzione automobilistica nazionale potrebbe superare i 15 miliardi di euro, in crescita del 109% rispetto agli attuali 7,5 miliardi. Anche la componentistica, che nel 2023 valeva oltre 50 miliardi, potrebbe agganciare la transizione. Sul piano energetico, T&E segnala che regole più deboli sulle auto elettriche comporterebbero anche maggiori costi per l’Europa: con gli obiettivi attuali l’UE eviterebbe il consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035, mentre un rallentamento della diffusione dei BEV porterebbe 50 miliardi di euro aggiuntivi di importazioni petrolifere tra il 2026 e il 2035. Per questo T&E chiede a Parlamento europeo e governi di respingere ogni indebolimento del target 2030 e di confermare il phase-out dei motori termici dal 2035.

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