Transporeon guida l’evoluzione verso una autonomous supply chain, integrando AI avanzata per ottimizzare decisioni logistiche, ridurre i costi e migliorare l’efficienza operativa.
Transporeon guida l’evoluzione verso una autonomous supply chain, integrando AI avanzata per ottimizzare decisioni logistiche, ridurre i costi e migliorare l’efficienza operativa.

Philipp Pfister (Transporeon): l’IA non è più un’opzione, è un collega operativo nella supply chain

4 Febbraio 2026
2 mins read

Per il VP di Transporeon, il futuro della supply chain passa da una collaborazione strutturale tra persone e intelligenze artificiali autonome: non strumenti, ma agenti con responsabilità reali

Per Philipp Pfister, Sector Vice President di Transporeon, il tempo della sperimentazione è finito. L’intelligenza artificiale nella supply chain non è più un ausilio tecnico né una proiezione futura: è una presenza concreta, operativa, in grado di agire in autonomia. Non si parla più di automazione sequenziale, ma di Agentic AI — sistemi orientati a obiettivi che prendono decisioni in tempo reale, apprendono dal contesto e contribuiscono direttamente alla risoluzione delle complessità logistiche. In questa prospettiva, l’IA non è più una “tecnologia da integrare”, ma una figura da considerare parte attiva dei team. Pfister spiega che l’evoluzione in atto segna una discontinuità. Mentre l’automazione tradizionale si limita a eseguire ordini statici, l’intelligenza artificiale autonoma elabora strategie, valuta scenari, agisce per ottimizzare — costi, tempi, risorse. Il divario tra uso potenziale e implementazione reale è ancora ampio: solo l’1% dei mittenti utilizza oggi sistemi avanzati di decision-making, ma il trend è chiaro. “Il 2026 sarà l’anno dell’accelerazione”, afferma Pfister, indicando una traiettoria che porterà a un’adozione del 50% entro il 2030.

Supervisione umana, responsabilità condivise, efficienza aumentata

Pfister adotta un punto di vista pratico ma non minimalista. È consapevole del potenziale dell’AI, ma ne conosce anche i limiti strutturali: “La qualità del dato è la prima condizione per qualsiasi evoluzione tecnologica”, osserva. I sistemi intelligenti, per quanto performanti, restano ciechi senza dati interoperabili, aggiornati e condivisi lungo tutta la filiera. L’infrastruttura digitale non può più permettersi silos: servono reti informative trasparenti e modularità architetturale per abilitare un’adozione graduale e scalabile degli agenti autonomi. Ma serve anche un altro elemento: governance. Più l’intelligenza artificiale agisce in autonomia, più è essenziale tracciarne i confini. Per Pfister, l’adozione dell’Agentic AI richiede la stessa cura che si riserverebbe a un’assunzione: obiettivi chiari, compiti definiti, valutazione delle performance. Non si tratta di “installare” un software, ma di integrare una nuova forma di lavoro, con implicazioni gestionali e organizzative. “I team non saranno valutati per quanta IA usano, ma per i risultati economici che ottengono in collaborazione con essa”, sintetizza.

La supply chain del futuro è ibrida, umana e artificiale

Secondo Pfister, le imprese che sapranno guidare questa trasformazione non saranno quelle che adottano più algoritmi, ma quelle capaci di costruire le condizioni giuste: cultura organizzativa, formazione delle competenze, architettura modulare e governance solida. È un equilibrio nuovo, dove la tecnologia non sostituisce l’uomo, ma lo accompagna. “L’IA va trattata come una nuova risorsa — né più né meno”, insiste. Non un’entità neutra, ma un attore decisionale che deve essere misurato, corretto, migliorato. L’industria logistica non è davanti a una scelta binaria tra uomo e macchina, ma a una convivenza produttiva da progettare. E da governare.

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