Secondo il rapporto Outlook 2026 di Upply, il settore del trasporto merci su strada europeo si muoverà in un contesto di debole ripresa economica. La crescita del PIL nell’area euro è stimata all’1,2%, con dinamiche differenti tra Paesi: Polonia e Spagna mostrano segnali più vivaci, mentre Francia, Germania e Italia rimangono indietro. La domanda di trasporto sarà influenzata da tre fattori principali: la ripresa dei consumi interni, il rilancio degli investimenti pubblici e aziendali, e la trasformazione dei settori chiave come l’automotive e l’e-commerce. Tuttavia, l’incertezza geopolitica e l’inflazione rendono le previsioni prudenti, almeno fino al 2027. A fronte di una domanda ancora contenuta, i costi operativi continuano a salire. Il comparto del trasporto merci su strada resta sotto pressione per l’aumento dei salari, l’introduzione di pedaggi legati alle emissioni di CO₂ e una cronica carenza di autisti. Le imprese faticano a investire in nuovi mezzi a basso impatto ambientale, aggravando le disparità tra grandi operatori e piccole strutture. Le tariffe, seppur stabili, si mantengono su livelli elevati, riflettendo la necessità di coprire costi crescenti in un contesto a bassa redditività.
Il caso Italia: in attesa di un cambio di marcia
In Italia, il trasporto merci su strada nel 2026 è atteso in lieve ripresa, ma con forti differenze tra comparti. Da un lato, l’espansione dell’e-commerce dovrebbe alimentare un incremento dei volumi, soprattutto nel segmento delle consegne urbane. Dall’altro, la progressiva uscita di scena dei veicoli a combustione interna penalizzerà la logistica industriale tradizionale, in particolare nei distretti produttivi legati all’automotive. La conseguente ristrutturazione delle catene logistiche rischia di rallentare il comparto, già indebolito da una competitività strutturalmente inferiore rispetto ad altri paesi UE. Il quadro è reso più complesso dall’aumento generalizzato dei costi: carburanti, pedaggi e oneri assicurativi si sommano alle difficoltà di reperimento della manodopera, aggravate da un’età media dei conducenti superiore alla media europea. Le misure adottate a livello europeo — come l’abbassamento dell’età minima per la guida professionale e le modifiche alla formazione periodica — potrebbero alleggerire il problema nel medio periodo, ma richiedono un’attuazione nazionale tempestiva e coordinata. In assenza di interventi strutturali, le PMI italiane del settore rischiano di perdere ulteriore terreno rispetto ai grandi operatori internazionali.
Innovazione, decarbonizzazione e disuguaglianze crescenti
Sul fronte tecnologico, l’Europa assiste a un’accelerazione dell’adozione di soluzioni digitali, intelligenza artificiale e veicoli autonomi, con Germania e Paesi Bassi in posizione di vantaggio. Tuttavia, il divario tra Stati membri rischia di ampliarsi: in nazioni come Francia, Italia e parte dell’Est Europa, la trasformazione procede a ritmi più lenti, spesso ostacolata da infrastrutture insufficienti e carenza di investimenti. L’obiettivo comune resta ambizioso: ridurre del 30% le emissioni della logistica entro il 2030, senza compromettere la competitività del settore. Il report evidenzia come il trasporto merci su strada sia al centro di una transizione complessa, che richiede coerenza normativa, sostegno agli operatori minori e strategie di adattamento rapide. In questo scenario, la capacità delle imprese di coniugare innovazione e controllo dei costi sarà determinante per affrontare la volatilità dei prossimi anni e rafforzare la sovranità logistica europea.



