Trasporto pubblico locale, le associazioni chiedono correttivi sul federalismo fiscale e garanzie per il finanziamento del TPL
Il trasporto pubblico locale entra nel confronto sul nuovo federalismo fiscale regionale dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del disegno di legge. Agens, Anav e Asstra, le associazioni che rappresentano le aziende del settore, segnalano il rischio che l’attuale impianto normativo possa incidere sull’equilibrio economico-finanziario del TPL e sulla continuità dei servizi a livello nazionale. Al centro della posizione delle tre organizzazioni c’è la richiesta di modificare il meccanismo di finanziamento, assicurando che le risorse derivanti dall’IRPEF siano destinate esclusivamente al trasporto pubblico locale, senza possibilità di utilizzo per altre finalità. C’è la reale possibilità che l’attuale impianto normativo metta a repentaglio l’equilibrio economico-finanziario del Trasporto Pubblico Locale e l’adeguatezza dei servizi su scala nazionale, affermano Agens, Anav e Asstra, chiedendo interventi prima dell’adozione definitiva del provvedimento. La questione si inserisce in un passaggio particolarmente delicato per il settore, anche alla luce delle scadenze contrattuali previste per la fine del 2026.
Le risorse e il nodo del Fondo nazionale TPL
Secondo Agens, Anav e Asstra, tra le condizioni necessarie per garantire un adeguato finanziamento del trasporto pubblico locale vi sono la definizione del TPL come spesa essenziale, la copertura integrale dei fabbisogni standard regionali attraverso il fondo perequativo e il mantenimento in capo allo Stato delle competenze e delle funzioni di coordinamento unitario delle politiche nazionali della mobilità. Il nuovo schema prevede per le Regioni a Statuto ordinario una compartecipazione al gettito IRPEF, con entrate destinate a compensare i trasferimenti statali destinati a essere soppressi dal 2027, tra cui rientrano le risorse del Fondo nazionale TPL. Proprio sul fondo perequativo, spiegano le associazioni, sono state espresse criticità anche da Regioni ed enti locali, contribuendo alla mancata intesa sul testo in Conferenza Unificata. Un precedente risale al periodo 2008-2012, quando un modello di federalismo fiscale per il finanziamento del settore avrebbe prodotto, secondo le associazioni, effetti negativi per oltre 1.300 milioni di euro a causa della destinazione delle risorse ad altre finalità. Dal 2013, l’istituzione del Fondo nazionale TPL ha invece garantito maggiore stabilità, anche se l’assenza di un adeguato meccanismo di indicizzazione ha portato la dotazione a risultare oggi insufficiente di oltre 800 milioni di euro l’anno.
Contratti in scadenza e investimenti a rischio
La seconda questione riguarda la programmazione dei servizi e degli investimenti. La scadenza dei contratti di trasporto pubblico locale, prevista alla fine del 2026, rende secondo le associazioni particolarmente urgente definire un quadro finanziario stabile, anche in vista delle nuove gare d’appalto. La mancanza di certezze finanziarie minaccia seriamente la pianificazione futura e il corretto svolgimento delle nuove gare d’appalto, sostengono Agens, Anav e Asstra, indicando tra le possibili conseguenze il rallentamento degli investimenti e dei processi di modernizzazione previsti dai piani nazionali, tra cui PSNMS e PNRR. Per le tre organizzazioni, la questione riguarda anche gli obiettivi europei di decarbonizzazione e sostenibilità. La richiesta è quindi di avviare un confronto istituzionale tra Governo e Regioni per individuare soluzioni condivise che garantiscano la continuità e lo sviluppo dei servizi di mobilità urbana. «Bisogna evitare una crisi sistemica, per questo chiediamo un confronto istituzionale immediato tra il Governo e le Regioni», affermano Agens, Anav e Asstra.


