L’Italia resta indietro nella mobilità elettrica, nonostante la crescita europea. UNRAE sollecita interventi su fiscalità e infrastrutture per colmare il ritardo competitivo.
L’Italia resta indietro nella mobilità elettrica, nonostante la crescita europea. UNRAE sollecita interventi su fiscalità e infrastrutture per colmare il ritardo competitivo.

Mercato auto UE: a novembre 2025 cresce la mobilità elettrica

La mobilità elettrica guadagna terreno in Europa, ma l’Italia resta fanalino di coda tra i principali mercati. L’UNRAE sollecita interventi su fiscalità e infrastrutture.

Nel novembre 2025 il mercato automobilistico europeo registra un moderato segnale di crescita: +2,4% rispetto allo stesso mese del 2024, con oltre 1,07 milioni di nuove immatricolazioni. Anche il bilancio dei primi undici mesi è positivo (+1,9%), pur rimanendo lontano dai livelli pre-pandemia del 2019. Tuttavia, dietro questi numeri si nascondono differenze profonde tra i vari Paesi. La mobilità elettrica – asse portante delle strategie di decarbonizzazione – avanza in quasi tutti i principali mercati europei, ma l’Italia resta in ritardo: stabile nelle immatricolazioni complessive e ultima per quota di veicoli ricaricabili (ECV) tra i cinque Major Market. A novembre, la quota italiana di ECV si ferma al 19,3%, con le auto elettriche pure (BEV) al 12,3% e le ibride plug-in (PHEV) al 7%. La distanza dagli altri mercati è netta: Regno Unito al 38,3%, Germania al 35,1%, Francia al 32,9% e Spagna al 22,6%.

Pacchetto europeo e criticità nazionali

A livello normativo, la Commissione Europea ha recentemente presentato un nuovo “Pacchetto automotive” orientato alla neutralità tecnologica e alla semplificazione. Il documento prevede, tra le altre misure, un allentamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni (dal 100% al 90% entro il 2035) e l’introduzione di “supercrediti” per auto elettriche compatte prodotte in UE. Si tratta di passi nella direzione giusta, ma non risolvono le fragilità di sistema. Secondo l’UNRAE, è necessaria una revisione urgente della fiscalità delle auto aziendali – con maggiore detraibilità dell’IVA e deducibilità dei costi – oltre a un’accelerazione nella diffusione delle colonnine di ricarica. Il Direttore Generale Andrea Cardinali sottolinea inoltre come il nuovo schema europeo penalizzi Paesi meno avanzati nella transizione, come l’Italia, fissando obiettivi più ambiziosi a fronte di una bassa quota di mobilità elettrica.

Una transizione ancora incompiuta

Nonostante gli incentivi MASE attivati nel 2025, il comparto elettrico italiano continua a mostrare segnali di debolezza. Nei primi undici mesi dell’anno, la penetrazione delle auto ricaricabili si ferma al 12%: meno della metà della media europea (28,3%). L’UNRAE denuncia da tempo l’assenza di misure strutturali che accompagnino il cambiamento, evidenziando come il ritardo italiano sia dovuto a fattori noti: un’infrastruttura di ricarica insufficiente, costi ancora elevati e un trattamento fiscale poco incentivante. In assenza di interventi nazionali mirati, il divario con gli altri Paesi rischia di ampliarsi ulteriormente. La mobilità elettrica, oggi più che mai, rappresenta non solo una sfida ambientale, ma anche un banco di prova per la competitività industriale del sistema Paese.

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