Upply analizza l’impatto del conflitto sulla crescita globale, con effetti su inflazione, commercio internazionale e costi del trasporto
La crescita globale ha perso slancio dopo l’apertura del conflitto in Iran il 28 febbraio 2026, interrompendo uno scenario che, nei primi mesi dell’anno, era apparso più favorevole grazie agli investimenti nell’intelligenza artificiale e a un temporaneo allentamento delle tensioni commerciali. Secondo i dati raccolti da Upply, la Banca Mondiale prevede ora una crescita del 2,5% nel 2026, contro il 2,9% registrato nel 2025, con revisioni al ribasso che riguardano circa due terzi delle economie mondiali. Anche OCSE e Fondo monetario internazionale indicano un indebolimento del quadro, pur mantenendo stime leggermente più elevate, rispettivamente al 2,8% e al 3%. Il rischio principale resta legato alla durata delle tensioni nel Golfo Persico: in caso di prolungamento delle interruzioni fino al 2027, l’OCSE stima un rallentamento più marcato, con la crescita globale al 2,1% nel 2026 e all’1,8% l’anno successivo. Gli effetti non sono però uniformi. Il Fondo monetario internazionale segnala infatti differenze significative tra i Paesi, determinate sia dall’esposizione al conflitto sia dalla posizione occupata nella catena del valore tecnologica. La domanda legata all’intelligenza artificiale continua, in parte, a compensare il deterioramento dello scenario.
Eurozona e inflazione, nuove pressioni su famiglie e imprese
Per l’area euro, le prospettive risultano più deboli rispetto alle stime formulate alla fine del 2025. La Commissione europea, nelle previsioni pubblicate a maggio 2026, ha ridotto le attese di crescita allo 0,9% per quest’anno e all’1,2% per il 2027, rispetto all’1,2% e all’1,4% indicati in precedenza. La vulnerabilità dell’Unione europea è legata soprattutto alla forte dipendenza dalle importazioni energetiche, che espone famiglie e imprese a un nuovo aumento dei costi. Parallelamente, il processo di disinflazione si è interrotto. Nell’eurozona l’inflazione è salita fino al 3,2% a maggio, per poi attestarsi tra il 2,8% e il 2,9%; negli Stati Uniti ha raggiunto il 4,2% nello stesso mese, prima di scendere al 3,4% a luglio. In Cina, dopo la fase deflazionistica osservata nell’estate 2025, i prezzi sono tornati in territorio positivo e si sono stabilizzati tra l’1% e l’1,3% dall’inizio del 2026. La Banca Mondiale prevede un’inflazione globale del 4% quest’anno, rispetto al 3,3% del 2025. In uno scenario più critico nel Golfo, la crescita globale potrebbe ridursi all’1,3%, con l’inflazione al 4,4%. Secondo l’analisi di Upply, inoltre, il trasferimento dei rincari di materie prime e input produttivi sui prezzi finali potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi.
Commercio e trasporti, il conflitto spinge i costi logistici
Anche il commercio internazionale, partito con segnali relativamente favorevoli, sta risentendo del nuovo quadro. Nel primo trimestre il volume degli scambi mondiali di merci era aumentato dell’1,9% rispetto ai tre mesi precedenti e del 3,2% su base annua, sostenuto anche dalla domanda di prodotti tecnologici collegati all’intelligenza artificiale. L’OCSE prevede però un rallentamento della crescita degli scambi al 3,1% nel 2026 e al 2,9% nel 2027, dopo il 5% del 2025. Il peggioramento della crescita globale si accompagna a un aumento dei costi energetici e di trasporto. L’analisi di Upply registra rincari nel cargo aereo, nel trasporto marittimo e nell’autotrasporto europeo. Nel settore aereo, l’aumento del prezzo del kerosene e le interruzioni nei principali hub mediorientali hanno ridotto la capacità disponibile e sostenuto le tariffe. Sul mare, dopo una breve pausa a maggio, i noli hanno ripreso a salire, anche per effetto dell’anticipo della stagione di punta e della gestione della capacità da parte delle compagnie. Nel trasporto stradale europeo, infine, i prezzi sono aumentati a marzo e si sono poi stabilizzati su livelli più elevati. L’evoluzione delle tensioni in Medio Oriente resta quindi una variabile centrale per l’andamento dei costi logistici, del commercio e della crescita globale nella seconda metà del 2026.



