Nel 2026 il settore del trasporto container affronta un delicato riequilibrio tra domanda, capacità e instabilità geopolitica. Secondo il report di Upply, l’interrogativo chiave riguarda il ritorno alla rotta del Canale di Suez, dopo gli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso. Le compagnie marittime si muovono con cautela: un ritorno massiccio al Suez rischierebbe di generare un eccesso di capacità su un mercato già sovraccarico, con nuove navi in arrivo (fino a 4,5 milioni di TEU previsti nel 2028). Le maggiori compagnie – da MSC a CMA CGM – preferiscono mantenere una strategia ibrida, mantenendo in parte la rotta via Capo di Buona Speranza. Allo stesso tempo, spedizionieri e caricatori mostrano scarso entusiasmo per una riorganizzazione delle catene logistiche, mentre la domanda resta debole e le tariffe sotto controllo.
Conflitti e decarbonizzazione: le incognite esterne
Il contesto internazionale aggiunge incertezza. L’embargo sul greggio russo ha ridotto i volumi e dato origine a una “ghost fleet” sotto attacco in diverse aree marittime, dal Mar Nero all’Atlantico. Anche le tensioni nel Mar Cinese Meridionale aumentano il rischio di escalation, con potenziali ripercussioni su rotte e premi assicurativi. In parallelo, la transizione ecologica entra in una fase critica: nel 2026 le compagnie marittime dovranno acquistare crediti di carbonio per il 70% delle emissioni del 2025, in base al sistema ETS dell’Unione Europea. Tuttavia, l’utilizzo prolungato della rotta africana ha aumentato le emissioni, aggravando i costi di adeguamento. La spinta verso la decarbonizzazione, sospinta anche dalla cornice del Net Zero Framework dell’IMO, si scontra quindi con esigenze operative e margini in contrazione.
Un possibile ritorno alla regolazione dei noli
Di fronte a questi squilibri, l’ultimo scenario ipotizzato da Upply riguarda il ritorno a un sistema di noli regolamentati. In un contesto di concorrenza globale più aggressiva – con Stati Uniti e Cina impegnati a difendere i propri interessi economici – anche l’Europa potrebbe adottare politiche più protettive, come il ripristino di tariffe differenziate per categoria merceologica, simili al vecchio Commodity Box Rate (CBR) usato fino al 2008. Pur difficile da attuare, un sistema di questo tipo consentirebbe di garantire la redditività minima alle compagnie europee e sostenere la transizione verde del settore. Una scelta temporanea, certo, ma che segnerebbe un netto cambio di paradigma rispetto alla liberalizzazione degli ultimi decenni.



