Secondo ACEA, l’elettrificazione dei van in Europa resta indietro rispetto alle auto e rischia di rallentare la decarbonizzazione del trasporto commerciale
L’elettrificazione dei van resta uno dei punti più deboli nel percorso europeo verso la decarbonizzazione del trasporto su strada. A segnalarlo è ACEA, secondo cui il mercato dei veicoli commerciali leggeri continua a viaggiare molto più lentamente rispetto a quello delle auto elettriche, pur avendo un ruolo industriale e produttivo tutt’altro che marginale. Nel 2025, infatti, in Europa sono stati prodotti oltre 1,8 milioni di van, pari al 13% della produzione totale di veicoli nell’Unione e al 15,4% della produzione mondiale del segmento. Il problema, osserva ACEA, non riguarda la disponibilità di prodotto: sul mercato europeo sono già presenti più di 70 modelli di van a batteria, destinati a usi professionali differenti. Il punto è che i van non seguono la stessa logica delle auto private. Per molte imprese sono strumenti di lavoro essenziali, impiegati nella logistica dell’ultimo miglio e nelle attività delle piccole e medie imprese, all’interno di filiere che valgono quasi 1.000 miliardi di euro. In questo quadro, l’elettrificazione dei van si scontra con esigenze operative stringenti, che lasciano margini ridotti a compromessi o interruzioni.
Le criticità operative del segmento
Secondo ACEA, il primo ostacolo è rappresentato dalle infrastrutture di ricarica. Per gli operatori, non conta soltanto il numero dei punti disponibili, ma la loro effettiva compatibilità con l’attività quotidiana: ricarica rapida e accessibile durante il giorno, affidabilità nelle ore notturne, depositi attrezzati o spazi dedicati. Sono condizioni essenziali, non accessorie. A questo si aggiunge il tema del carico utile. L’adozione di batterie più grandi può ridurre la capacità di trasporto oppure far scattare soglie regolatorie superiori, con obblighi più onerosi, come limitatori di velocità e tachigrafi. Anche il costo, rileva ACEA, continua a pesare in modo decisivo. I van sono veicoli particolarmente sensibili al prezzo e le aziende valutano soprattutto il costo totale di possesso, non solo quello iniziale. In parallelo, gli incentivi fiscali oggi disponibili risultano meno consistenti e meno uniformi rispetto a quelli previsti per le auto private. Il risultato, per ACEA, è un quadro che rallenta la domanda e rende più difficile accelerare l’elettrificazione dei van.
Target più graduali e regole da correggere
ACEA chiede quindi un adattamento del quadro regolatorio europeo. Il primo punto riguarda i target: passare da una quota di mercato di poco superiore al 10% a circa il 40% in quattro anni, con una transizione quasi completa entro il 2035, viene considerato non coerente con la realtà di un segmento dominato dalle Pmi. L’associazione indica una traiettoria più graduale, con una riduzione delle emissioni di CO2 fino al 35% entro il 2030 e fino all’80% entro il 2035. Un secondo elemento riguarda la flessibilità, attraverso periodi di mediazione quinquennali tra il 2025 e il 2029 e tra il 2030 e il 2034, così da compensare eventuali scostamenti annuali con risultati migliori negli altri anni. Infine, ACEA sollecita la correzione delle incoerenze normative, in particolare sui limiti di peso che penalizzano i van elettrici, e chiede misure più mirate su infrastrutture e sostegno economico. Per l’associazione, se i van restano centrali per l’economia europea, anche la loro transizione deve essere costruita sulle condizioni reali in cui operano.


